MARCO VOZZOLO.
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LA CORONA DEL RE LONGOBARDO.
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Parte 2.
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2016. Leone Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO 9.
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Il cielo era plumbeo e basso. Le nuvole cariche di pioggia parevano sfiorare torri e campanili.
Il seppellitore inizi a gettare la terra, che aveva raccolto sulla pala, addosso alla salma della povera Ambra. Isadora e Isotta si stringevano l'una all'altra, singhiozzando.
Maffeo invece se ne stava con il capo chino e le mani congiunte. Pareva raccolto in preghiera, invece era semplicemente rabbioso. Come era potuto accadere? Erano una famiglia rispettosa delle tradizioni cristiane e devota all'Altissimo.
Perch proprio a loro? La mancanza della moglie si sarebbe fatta sentire, sia in casa che in bottega.
Quando la tomba fu colma di terra, il becchino vi piant una croce di legno.
Solo allora Maffeo cinse le due ragazze e le port via.
Pregher per vostra moglie... echeggi la voce del seppellitore.
Maffeo si volt, vedendolo che aspettava del denaro con il Palmo della mano rivolto verso l'alto.
E ne veglier la tomba, di questi tempi qualcuno potrebbe riesumare le spoglie e lasciarle in preda a chiss quale strega insinu.
Maffeo torn indietro posando sul palmo di quel farabutto
un denaro. Che riposi in pace. O le farai compagnia minacci, infastidito dall'atteggiamento velatamente bieco dell'altro.
Appena varcato il cancelletto del cimitero, trovarono di fronte a loro Filippo e i suoi sgherri Pancrazio e Lorenzo.
A Isotta prese a battere forte il cuore.
Sorella contieniti, abbiamo appena seppellito nostra madre la rimprover Isadora.
E ne sono affranta, credimi.
Filippo, che finse di non vederla, smont e si avvicin a Maffeo, posandogli la propria mano sulla spalla. Vecchio, sono addolorato per il vostro lutto.
Maffeo ben conosceva con quale bastardo avesse a che fare e non gli piaceva affatto. Era un prepotente e si diceva avesse commesso molti atti illeciti, restando impunito solo grazie alla carica rivestita dallo zio.
I due rimasero a fissarsi per qualche istante prima che Maffeo decidesse di rispondere.
Vi ringrazio, messere. Apprezzo la vostra cordialit. Detto ci, sospinse le due figliole, cercando di passare oltre i tre, ma Filippo raccolse le mani di Isotta. Madonna, prego il Signore affinch accolga a s l'anima di vostra madre e...
Tacete! Maffeo aveva lo sguardo colmo d'ira. Come vi permettete di dire falsit tali in questo momento? Andatevene. Rispettate il nostro dolore, anche se dubito che sappiate cosa sia il rispetto altrui! url.
Filippo represse l'impulso di estrarre la spada e tagliargli la gola. Poi ramment a se stesso che Isotta era a pochi passi da lui e replic: Comprendo il vostro dolore, messere Maffeo, e tolgo subito il disturbo. Fece per rimontare a cavallo, quando incroci lo sguardo di Isotta. Mi stringo al vostro dolore. Quando fu in sella, tir rabbiosamente le redini, facendo girare il cavallo.
L'animale si alz sulle zampe anteriori, sbuffando dalle froge.
Pancrazio e Lorenzo risero, spronando le loro bestie. Filippo si volt, lanciando un'occhiata carica di sfida a Maffeo, che avvert un brivido d'inquietudine attraversargli il corpo.
Fu Isadora ad accorgersi di qualcosa: Padre... cosa sta succedendo? chiese preoccupata.
Nulla succede. Su, andate a casa. Tra poco piover, non vedete? le incit Maffeo.
Non mi sembrate tranquillo, non fatemi preoccupare, se posso darvi un...
Maffeo scatt. Vi ho detto di andare a casa! Ubbidite, sar meglio per voi. Aveva la fronte imperlata di sudore, nonostante la rigidit di quella mattina.
Isotta non comprese ci che stava accadendo. Secondo lei il padre era stato troppo duro con Filippo. Altro non voleva se non mostrare loro affetto e comprensione, dopotutto.
Rassegnata, Isadora si avvolse nel mantello e si diresse verso casa, tirando con s per la mano la sorella. Maffeo, invece, si diresse alla dimora dei Pucci.
Si fece notare dal drappello di guardia, che lo annunci al signore. Pochi istanti dopo un armigero lo accompagn dal vecchio Agostino. L'anziano banchiere se ne stava vicino al fuoco e lo attizzava di tanto in tanto.
Senza guardarlo, lo esort a entrare e sedersi vicino a lui.
Tra poco finir anche la legna, caro mio esord e per scaldarmi dovr usare delle tende o del mobilio. Queste povere ossa non sopporterebbero un inverno al freddo.
Maffeo annu. La fiamma gli illuminava il volto di un arancio intenso.
Agostino gli poggi la mano sull'avambraccio. Ditemi, amico mio, ho saputo della tua povera moglie e ne sono sinceramente addolorato.
A Maffeo si inumidirono gli occhi, sapeva che il vecchio era sincero. L'abbiamo appena inumata, mio signore.
Agostino alz la mano come se volesse fermare le parole dell'altro. Non chiamatemi cos Maffeo, noi siamo vecchi amici ormai. E condividiamo pi sventure che gioie, a quanto pare. Il ricordo recente del figlio assassinato sulle mura ancora gli causava un forte dolore.
Maffeo spieg le ragioni della sua visita. Agostino, oggi ho avuto un incontro inquietante con Filippo de' Tedici. Si  preso beffa del nostro dolore e credo stia ronzando intorno alla mia figliola Isotta. Ma non  tutto...
Agostino accigli adirato: Cos'altro c'? Quel giovane  portatore di sciagura! Che sia dannato per i giorni a venire.
Credo che ricever presto un'altra visita, in cui mi indurranno a togliere i miei risparmi dal vostro banco per depositarli in quello del Cancellieri o a qualche altro banchiere loro alleato. In molti hanno avuto le stesse proposte a cui, saggiamente, non hanno opposto rifiuto. Sospir. Insomma, vorranno che passi dalla loro parte oppure...
Il vecchio banchiere lo incalz: Oppure?.
Maffeo lo fiss. Sapete come risolve le cose Filippo, non occorre spiegarvelo.
Il vecchio Agostino tir il capo all'indietro aprendo la bocca, mostrando consapevolezza per quanto espresso dall'amico.
Potete permettervi una scorta? chiese poi.
Maffeo fece segno di no con il capo. Non servirebbe comunque a nulla. Chi si metterebbe contro i Tedici? Nessuno  cos folle. Scosse la testa. Con i ghibellini alle porte, poi, ognuno pensa per s. Tra poco non si trover neppure una patata da mangiare, figuriamoci trovare una guardia del corpo, che sia fedele per giunta.
Il vecchio banchiere torn a fissare il fuoco. Non ci rimane che aspettare l'evolversi degli eventi. Andate ora, penser al da farsi, cercher una soluzione al problema. Pregher il Signore affinch ci aiuti a superare questo momento nefasto.
Maffeo si alz salutando l'amico. Usc dalla stanza sempre accompagnato dall'armigero, unico testimone della loro conversazione.
Non pot fare a meno di notare le mura che cingevano la dimora. Sulle merlature vigilavano delle guardie. Eppure tutto ci pareva non bastare. Sulla citt si addensavano oscuri presagi di qualcosa di tremendo.
Al mercato, per esempio, una donna, mentre puliva la lastra di marmo su cui esponeva la sua mercanzia, ossia delle viscere di animali appena macellati, aveva raccontato che, mentre arrivava in citt, aveva visto migliaia di soldati lucchesi accampati nella Val di Nievole. I drappi e i vessilli erano tutti appartenenti a storiche famiglie di parte ghibellina. Un pastore, invece, si era visto confiscare il suo gregge al pascolo da un drappello di lucchesi ed era gi un miracolo che non lo avessero sgozzato per aver fatto obiezioni.
Inoltre, l'omicidio del giovane Tebaldo Pucci e l'impiccagione del Malaspina erano un chiaro segno che le trame di palazzo stessero corrodendo la citt dall'interno.
Immerso nei suoi pensieri, Maffeo si accorse di essere arrivato a casa solo quando riconobbe l'insegna della bottega. Trov Isotta intenta a cucinare uno stufato. Isadora invece piangeva seduta vicino alla finestra. Qualche istante dopo, sulla citt si abbatt un violento nubifragio.

Al largo della Corsica. Notte.
La terza notte di navigazione accadde l'inatteso. La nave vir bruscamente verso est, sferzando un mare blu intenso, tendente al nero perfino. L'onda era lunga e abbastanza alta, tuttavia non si poteva ancora parlare di tempesta.
Ruggero si accorse che i marinai guardavano le stelle e si orientavano con esse.
Il capitano sal sul ponte e fece altrettanto. Si volt e fece segno con la mano di abbassare. Era un segnale: voleva dire allascate le vele quanto basta.
La previsione si rivel esatta, perch dopo un po' si alz un forte vento che, altrimenti, avrebbe strappato le vele.
Passando vicino a lui, un marinaio lo tranquillizz: evidentemente aveva notato l'espressione del suo volto. Non avete motivo per stare cos inquieto. Si tratta solo di mare grosso, le stelle parlano chiaro, non ci sar tempesta questa notte. Riposate, vedrete che domani mattina saremo gi in vista della costa ligure.
Il cavaliere rivolse lo sguardo al cielo, cercando di comprendere anche lui ci che gli astri avessero potuto anticipare. Invano. Non trattenne un sorriso. Ringrazi ed estrasse un pezzo di focaccia dalla bisaccia. Lo addent con voracit. Avrebbe dormito a stomaco pieno.
La luce del sole cercava di penetrare prepotentemente attraverso le palpebre chiuse.
I marinai urlavano incuranti del suo sonno. Stavano calando le ancore al largo di un piccolo paese che scendeva ripido dalla scogliera. Le abitazioni erano piccole, cos come lo era il porto, che, per, brulicava di gente.
La fortezza troneggiava dall'alto di uno spunzone roccioso e su di essa sventolavano i vessilli pisani.
Dove siamo? domand Ruggero.
Lerici. Faremo solo una breve sosta per scaricare della merce e caricare dell'acqua fresca e delle botti di vino rispose un marinaio. Poi, con aria saccente, prosegu: Una volta si chiamava Portus Illycis. Proprio in queste acque, i genovesi le hanno suonate ai pisani, sapete?. Era evidente che sentisse il bisogno
di parlare con qualcuno. Aveva il viso scavato e la barba incolta. Le rughe profonde che gli incorniciavano gli occhi svelavano una vita trascorsa all'aria aperta, in mare ed esposto continuamente alle intemperie. Lo sguardo, per, era vivace e attraversato spesso da lampi di serenit.
Gi due scialuppe erano state calate in acqua con marinai che si affaccendavano calandosi dalle funi.
Io vorrei scendere qui, se  possibile disse il cavaliere.
Il marinaio lo guard prima di fare una smorfia ironica. Se volete farlo non vedo perch il capitano dovrebbe impedirvelo.
Comunque, va' da lui per il permesso di fare scalo. Io non la posso prendere questa decisione.
Vorr dire che glielo chieder io.
L'aria soddisfatta del marinaio convinse Ruggero ad andare verso il capitano della nave. Lo colse proprio nell'istante in cui cercava di far capire al responsabile della cambusa che i barili di vino dovevano essere per forza di meno di quelli d'acqua, che era invece necessaria alla sopravvivenza a bordo.
Il marinaio non sembrava convincersene, ma se ne and rassegnato quando il capitano minacci di farlo impiccare.
Capitano, credo che il mio viaggio sia terminato azzard il cavaliere.
L'altro non si volt neppure. Rispose volgendogli le spalle: "Allora approfittatene. Quelle scialuppe andranno a terra. Continu a scorrere una lista scritta su un foglio lacero di pergamena.
Vi ringrazio per il passaggio.
Lo avete pagato. Buona fortuna replic l'altro, come se
non si curasse della sua presenza.
Ruggero rimase per qualche istante immobile, a disagio.
Raccolse le sue poche cose nel mantello e si cal sulla scialuppa. Ai marinai spieg la sua decisione e, poco dopo, questi remavano verso il porticciolo.
Appena pos i piedi a terra, avvert una vertigine. Era strano, eppure pareva che il pontile si muovesse sotto di lui.
Rivolse riconoscenza all'Altssimo per avergli fatto incontrare nella sua strada Guido, il vecchio Ospitaliere della precettoria di Acri che gli aveva dato del denaro, col quale acquist delle provviste tra le botteghe. Cos, contemplando il mare che risplendeva in luccichii accecanti, pens al da farsi. Quale strada percorrere per tornare a casa? Avrebbe dovuto camminare lungo sentieri battuti da bande di briganti senza scrupoli, ed era pur sempre da solo, anche se armato. Erano molti anni che mancava dalla penisola italica e non era aggiornato sugli eventi e su quanto fosse capitato in sua assenza. Quindi chiese qualche notizia e riprese la via.
Profumi di vegetazione e fragranze floreali gli inebriavano l'animo.

Pistoia. 26 marzo dell'anno del Signore 1323.
Le guardie si fecero da parte al passaggio di Filippo e dei suoi tagliagole.
Superarono il ponte levatoio della Porta Gaialdatica, galoppando in sella ai possenti cavalli da guerra, che ansimavano nervosi, nitrendo per l'irrequietezza.
Filippo precedeva il gruppo, seguivano Lorenzo e Pancrazio. Dietro di loro, un manipolo di mercenari al soldo dei Tedici.
Cavalcarono lungo i campi, per la maggior parte lasciati incolti a causa delle incursioni dei lucchesi.
Dopo qualche ora, giunsero a una fattoria. Vi erano pochi stracci appesi a una corda e un fuoco che bruciava, liberando una sottile colonna di fumo, che rimaneva sospesa a mezz'aria a causa della cappa di nuvole cariche di pioggia.
A ridosso della casupola quasi diroccata, vi era il fienile, dal quale provenivano i nitriti del cavallo da soma.
Sentendo i cavalli al galoppo, il fattore usc, accompagnato dalla moglie.
La bestia di Filippo si arrest a pochi passi dai due, mentre gli altri si sparpagliarono ovunque alla ricerca di qualunque cosa li potesse appagare. Il fattore cerc di aiutare Filippo a smontare dal cavallo, ma questi lo colp con uno schiaffo dato di rovescio.
Dopodich gli porse la mano guantata, facendosela baciare. Anche la donna dovette fare ci che le era richiesto e raccolse la mano del signore tra le sue baciando l'anello che teneva esposto.
Mio signore, la vostra visita...
Parlate solo se vi  richiesto, stolto lo zitt Filippo, stizzito.
Il carr dei capelli gli si arricciolava sul collo, poggiando sul colletto di pizzo bianco.
Pos il palmo della mano sull'elsa della spada, assumendo una postura altera prima di iniziare a parlare.
Mi  stato riferito che non tutto ci che era dovuto  stato consegnato al mio esattore inchiod il fattore con lo sguardo. Ho forse un esattore menzognero?
L'uomo chin il capo, cercando di giustificarsi. Cosa dite, mio signore? Ho dato tutto ci che dovevo. Le parti migliori sono andate alla dispensa della vostra casata, come sempre.
Filippo lo afferr dietro il collo, costringendolo a inginocchiarsi.
Ah,  cos dunque? Allora ditemi, a chi appartengono queste terre?
L'uomo cerc di liberarsi dalla presa, invano.
Filippo lo stratton violentemente, ripetendo la domanda: "Dunque?.
A voi. Appartengono a voi. Del sangue inizi a colare da Una narice del povero fattore.
In quel momento, arriv Lorenzo. Mio signore, venite a vedere. Indic il retro della casupola.
Filippo trascin con s il fattore. La moglie, colta da terrore, li segu a qualche passo di distanza. Passando innanzi a Pancrazio, questi le alz la lunga gonna, toccandole con forza l'intimo.
La donna si divincol, scatenando le ilarit dei mercenari che avevano assistito divertiti.
Una porticina permetteva l'accesso a una specie di grotta.
Lorenzo fece strada e gli altri seguirono. Si scendeva una ventina di gradini prima di arrivare a un locale ricavato dalla roccia. Faceva freddo l sotto e, a ogni respiro, veniva prodotta una piccola nuvola di vapore. Lorenzo mostr le scaffalature scavate nella pietra. Vedete? Questo degenere si faceva beffe di voi.
C'erano piccole botti e dei sacchi contenenti granaglie e farina, castagne e ceci.
Il fattore cerc di intervenire: Sono solo ci che mi spetta! La parte che uucch....
Cadde ginocchioni, reggendosi la pancia a causa del dolore. Lorenzo lo aveva colpito con un pugno alla bocca dello stomaco.
Filippo cont le piccole botti con snervante lentezza: Una... due... tre... quattro... cinque... sei... sette... otto. Si volt sorridendo. Otto botti? Ma se l'esattore mi ha detto che ne abbiamo ricevute solo quattro? Come mai tu, lurido verme, ne tieni ben il doppio?
Fu la moglie del fattore a rispondere, facendosi avanti: Le vostre, mio signore, sono botti molto grandi e capienti. Per noi utilizziamo queste piccole, ma il loro contenuto  esattamente ci che ci spetta per gli accordi presi con vostro zio.
A quelle parole Filippo parve prendere fuoco. Mio zio? Avete detto mio zio, sgualdrina?
La donna annu senza abbassare lo sguardo neppure un istante. Teneva il mento alto in segno di sfida, anche se dentro di se
stava provando vero terrore. Tutti sapevano quanto fosse pericoloso il nipote del Capitano del Popolo.
Gli accordi con quel vecchio sono carta straccia ormai. Sono io il padrone di queste terre, avete ben compreso?
Lanci occhiate terribili al fattore e alla moglie. Entrambi annuirono timorosi.
Pancrazio e Lorenzo si guardarono preoccupati. Le parole di Filippo erano pesanti, gravi. Forse troppo azzardate. Se solamente le avesse sapute suo zio, il Capitano del Popolo, lo avrebbe fatto frustare e con lui anche tutto il suo seguito. Sempre che avessero conservato le teste, questo era scontato.
Prendete quattro botti e la met dei sacchi.
Il fattore si gett ai suoi piedi. Mio signore, mi rovinate! Non saprei come sfamare i miei figli altrimenti. Sono loro che mi aiutano a lavorare nei campi. Vi supplico...
Il nobile non lo degn neppure di uno sguardo mentre i mercenari caricavano la merce.
Pancrazio non smise di infastidire la moglie del fattore, tentando nuovamente di toccarla mentre le stringeva saldamente un braccio. La donna urlava e si dimenava senza riuscire a liberarsi.
Pancrazio mal riusc nel suo intento e allora, infastidito, la schiaffeggi, facendola stramazzare a terra.
Poi si inginocchi accanto a lei ed estrasse il pugnale. Le afferr la nuca, tenendola per i capelli.
Vedrete, mia signora, vedrete che bello ripensare a questo momento.
Si slacci le brache.
Il fattore cerc di intervenire, ma venne bloccato da Lorenzo, che gli punt il pugnale alla gola.
Le mani di Pancrazio sferrarono altri schiaffi vigorosi che tramortirono la donna. Poi le alz la gonna e la sottana mettendo a nudo le gambe e il ventre. Il fango gelido imbratt i loro abiti e il volto della malcapitata.
Mentre con il peso del proprio corpo e la mano destra teneva immobilizzata la donna, con la sinistra estrasse il proprio fallo. Guardalo, lo rimpiangerai quando giacerai con quel mucchio di ossa parlanti le disse.
Un attimo dopo, incurante delle grida di disperazione della poveretta, la viol con foga. Grugniva come fa un cinghiale mentre provava piacere nel penetrarla, bramando ancor pi godimento. Quando ebbe concluso, ridacchi vedendola raggomitolarsi nella fanghiglia. Le si inginocchi accanto e le cav un occhio.
Gli strazi della donna che si contorceva non turbarono n Filippo n tanto meno il suo seguito.
Infine, requisirono il carro trainato dall'unico asino che possedevano i due sciagurati e vi caricarono la merce requisita. Si allontanarono sbeffeggiando il fattore.
Quando iniziarono a suonare le campane, uno stormo di colombe si alz in volo attraversando tutta la piazza. Le guardie sulle mura si diedero il cambio.
Dopo essersi fatto strada tra le nuvole, il sole appariva come un disco incandescente e adesso si rifletteva nelle pozzanghere e sulle pavimentazioni traslucide.
La via dei mercanti d'oro era colma di gente. In molti andavano a impegnare o vendere gli oggetti preziosi per ricavarne denaro o altre utilit. Le previsioni erano infauste e gi i lucchesi avevano preso il castello di Buggiano e, ancor prima, la rocca di Serravalle. Il racconto che avevano fatto i pochi superstiti era stato agghiacciante.
Si parlava di massacri e saccheggi, durante i quali i ghibellini non avevano avuto rispetto n timore delle chiese e degli edifici sacri.
Isotta e Isadora avevano assistito alla testimonianza di un soldato scampato al massacro, che si recava al duomo per
ringraziare l'Altissimo della grazia ricevuta. Isotta rimase turbata a tal punto che entr anch'ella nella chiesa per pregare. Isadora la attese fuori, all'ombra del loggiato. Seduta alla base di una colonna, canticchiava una strofa che aveva sentito da un menestrello qualche tempo prima.
Quando Isotta usc, era gi il tocco e si imbatt in Filippo, che era alla testa del suo drappello di tagliagole. I loro sguardi si incrociarono e Isotta si sent avvampare.
Filippo tir le redini del cavallo, arrestando la marcia. La bestia fece un giro su se stessa prima di tornare di fronte alle due ragazze.
Omaggi a voi, splendide dame. Mi parete turbate, i vostri volti tradiscono uno stato d'animo cupo, a dir poco.
Isotta parl per prima, interrompendo la sorella, che rimase a bocca aperta.
Non avete saputo? I lucchesi hanno preso la rocca di
Buggiano. Forti del presidio a Serravalle, adesso sono a un passo dalle nostre mura. I suoi occhi si velarono.
Il nobile smont da cavallo e l'avvicin. Le alz il mento con l'indice, fino a portare il suo sguardo di fronte al proprio. Nonostante possedesse un carattere forte, avvert un fremito alle gambe. Aveva di fronte occhi capaci di attrarre letalmente chiunque li avesse incrociati. Il ciondolo che si abbassava e si alzava sul petto, seguendo il cadenzare del respiro, ebbe l'effetto di causargli un brivido tra le gambe. Invano si trattenne dal posarvi lo sguardo.
State tranquilla la rassicur. A voi penser io. Sapete, madonna, io... le strinse dolcemente le spalle io trovo che siate pi bella di qualsiasi altra donna.
Isotta ebbe un fremito. Il cuore le batteva ancor pi forte.
Il rampollo dei Tedici fece una breve risata forzata. A Isadora non piacque il gesto, perch mostrava un'antipatica spavalderia.
Il nostro esercito far vergognare i lucchesi di aver solo pensato di assediare la citt. Vedete, cara Isotta, noi...
Loro sono comandati dal Castracani e nessuno, fino a ora,  stato in grado di sconfiggerlo. Si narra che sia un condottiero senza eguali. E poi i ghibellini hanno l'appoggio dell'imperatore. Isadora era intervenuta e aveva interrotto l'arroganza di Filippo.
Questi non fece alcuno sforzo per evitare di mostrare il suo disappunto. Si volt con una lentezza provocante. Guardando Isadora, sibil tra i denti: Io non lo temo, per esempio. Altri, come me, in queste mura mostrano brama di affrontare lui e i suoi soldati. Non credete che certi discorsi dovreste lasciarli agli uomini?.
La ragazza abbass lo sguardo un po' intimorita. Le risatine di Lorenzo e Pancrazio la irritarono.
Pancrazio sussurr a Lorenzo: Piscerei addosso a quelle due gallinelle dopo averle fatte gemere come delle puttane.
L'altro scoppi a ridere. Quella contadina ancora piange la tua partenza...
Ancora ilarit tra i due.
Filippo baci delicatamente il volto di Isotta e le sussurr all'orecchio: Vi lascio questo, me lo ridarete quando ci rincontreremo. Sfil una spilla su cui era impresso lo stemma del casato dei Tedici e gliela strinse in una mano. Rimont a cavallo, avanzando al passo.
Il drappello capeggiato da Filippo dovette arrestarsi allo sbarramento di alcune guardie cittadine. Una piccola folla si era accalcata sbirciando, speranzosa di capire cosa stesse accadendo.
Cosa  successo? Come mai non fate pi passare? chiese Filippo a un ufficiale.
Questi, riconoscendolo, si irrigid nel saluto militare prima
di rispondere: Signore,  giunto in citt un messo papale, direttamente da Avignone!.
Cosa  venuto a fare? Filippo accigli, sospettoso. Quelli erano tempi strani e c'erano troppe questioni da portare a termine senza che le spie del papa vi prestassero pi attenzione del dovuto.
L'ufficiale fece capire a Filippo che non poteva perdere tempo a discutere. Lo liquid con una risposta secca: Si sta recando dal vescovo. Credo che sar presente anche vostro zio, signore, in qualit di Capitano dello Popolo. Si volt e oltrepass lo sbarramento delle guardie.
Un carro, trainato da quattro forti cavalli neri dalle code lunghe e fulgide, apparve da dietro la curva. Le ruote scricchiolavano sul selciato, mentre un soldato reggeva le briglie alle maestose bestie.
Dalla piccola finestrella appariva il messo pontificio. Indossava abiti di colore rosso e un cappello dalla tesa larga, dal quale pendevano due piccoli drappi dorati.
Il carro era seguito da un manipolo di cavalieri Ospitalieri e da un copioso numero di soldati recanti le insegne pontificie.
Voi portate la merce confiscata ai nostri granai, io devo fare altro adesso ordin Filippo a Pancrazio, che annu pronto. Dopodich gir il cavallo prendendo per la ripa dei Gigli, facendosi seguire da Lorenzo.
Dove stiamo andando, signore?
Si va dal comandante della milizia di palazzo. Quel bastardo del Cancellieri sapr certamente cosa sta accadendo. Questa storia puzza di cane morto lasciato a marcire.
Al Palazzo del Comune le guardie lasciarono passare sia Filippo che Lorenzo. I cavalli scalpitarono nervosi nell'atrio interno e i palafrenieri faticarono a tenerli fermi.
Filippo corse su per le scale che si arrampicavano irte
addossate alla parete, fino a entrare nella sala delle udienze.
Due guardie scattarono in piedi alla sua vista.
Dov' il vostro comandante? chiese, colmo d'ira, Filippo.
I due esitarono per qualche istante.
Allora Filippo url: Dov'? Vi hanno tagliato la lingua forse?.
Sono qui! La voce di Lapo Cancellieri riecheggi nell'ampia sala dalle volte pesanti. Con ampie falcate l'attravers da un angolo all'altro fino ad arrivare a un passo da Filippo. Lo afferr per il bavero, avvicinando il suo volto al proprio. Vi consiglio di non entrare mai pi nel palazzo con tanta arroganza. Io non ho bisogno di sicari per tagliarvi la gola, avete ben compreso le mie parole?
Filippo si liber dalla presa. Si aggiust gli abiti e, senza guardare l'altro, sibil: Ogni angolo di questa citt brulica di spie al mio servizio. Da ogni finestra potrebbe partire il dardo che vi ucciderebbe, se io lo volessi. Le vostre minacce non mi spaventano. Ridacchi. Sono venuto per parlare di una questione che merita attenzione.
Lapo Cancellieri fece segno di continuare.
Un messo papale  entrato in citt e le vostre guardie lo hanno scortato, dando man forte a quelle pontificie. Cosa sta accadendo? Il papa ha qualche interesse particolare a Pistoia?
Il riferimento al tesoro di san Jacopo era evidente.
Il comandante della guardia di palazzo scosse il capo. Si tratta del vescovo Bertrand da Bourges, ed  qui per esprimere la preoccupazione del papa Giovanni XXII in merito all'assedio che sta preparando il Castracani e il suo esercito ghibellino. In questo momento sta incontrando il vescovo e tuo zio, il Capitano dello Popolo. Parleranno del destino del tesoro di san Jacopo e della nostra santa reliquia. Con ogni probabilit, avanzer la richiesta di portare con s entrambi e il piccolo esercito che si  portato come scorta ne  la prova.
Filippo si agit. Strinse i pugni a tal punto che le nocche
sbiancarono. Scosse il capo nervosamente. Ne ero certo. Il papa stesso ci d per spacciati. Invece di inviarci truppe per fronteggiare il Castracani, ci manda un esattore! sbott.
L'altro sghignazz.
Cosa avete da ridere? Io perderei la mia parte del tesoro, ma voi perderete la vostra!
Lapo fece segno alle due guardie presenti di uscire dalla stanza. A bassa voce spieg a Filippo: Ho solamente eseguito gli ordini di vostro zio. Avete detto qualche istante fa di disporre di spie annidate ovunque, no? E allora faremo in modo che il tesoro di san Jacopo non lasci il luogo in cui  custodito. Inoltre, sapete quale importanza ha la corona di Radagaiso, vero? Fate seguire il messo pontificio ed eliminatelo senza farvi notare. Faremo in modo di far ricadere la colpa sui sicari del Castracani.
Il giovane de' Tedici parve riflettere sulla proposta appena ricevuta.
Lapo lo incalz: Andate dunque... e non perdete altro tempo.
Filippo detestava ricevere ordini da quel figlio di cane. Tuttavia la soluzione che gli aveva suggerito era l'unica attuabile, non vi erano dubbi. Quindi annu rassegnato, si volt senza aggiungere altro e usc dalla grande sala. Lui non aspirava solamente alla sua parte di ricchezza. Era la corona di re Radagaiso che bramava pi di ogni altra cosa. Era sicuro che non si trattasse solamente di leggende quelle che attribuivano a essa. Al pari della lancia di Longino, era da considerarsi un oggetto dai poteri eccezionali che lo avrebbero reso invincibile, ne era certo.
Lapo Cancellieri lo vide uscire dalla sala spedito e impettito. Al solo pensiero che quel messo papale si impossessasse del tesoro gli si riempiva l'animo di ira. Forse Filippo sarebbe stato la persona adatta per portare a termine quella delicata missione. Aveva al suo soldo spie e sicari spietati e micidiali.
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CAPITOLO 10.
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Erano giorni ormai che camminava. Aveva incontrato una carovana di mercanti che gli aveva sconsigliato di proseguire per la via costiera. Aveva gi sentito certe storie di ladri e malfattori che infestavano quelle zone; vi erano inoltre delle lotte intestine nelle citt costiere, tra fazioni opposte che si fronteggiavano con crudelt. Prese quindi a seguire la via che lo avrebbe condotto a Firenze. Si fermava solamente per mangiare e riposare qualche ora. Di notte faceva molto freddo e non sempre riusciva a trovare locande o rifugi, e nemmeno delle stalle. Adesso, all'imbrunire, si trovava in un bosco scuro, cercando di seguire un sentiero. Una pioggia sottile e leggera cadeva sul suo mantello cerato, formando delle goccioline che si univano a formare lunghi rivoli.
I morsi della fame si fecero sentire, ma Ruggero riteneva che non sarebbe stato prudente fermarsi per mangiare. Oltre alle bande di briganti, da quelle parti c'erano branchi di lupi in cerca di prede. Decise saggiamente di proseguire, almeno fino a quando non avrebbe lasciato la boscaglia.
Dopo qualche ora, era esausto: aveva finalmente raggiunto una vecchia strada romana, ancora in gran parte lastricata. Niente pi alberi, per fortuna, fatta eccezione di un cipresso solitario, la cui punta si muoveva a una labile bava di vento. Con
le gambe indolenzite, si trascinava speranzoso di vedere una lucerna o un focolare. Invece niente.
Sedette su un ceppo. C'erano delle incisioni che riconobbe come romane. Era una civilt che apparteneva ormai al passato. Guerrieri valorosi, si diceva.
Dalla bisaccia estrasse della focaccia e l'ultimo frutto che aveva acquistato il giorno in cui sbarc. Con lo stomaco pieno avrebbe riposato un po', e cos accadde. Si sdrai dietro il ceppo, cercando cos di nascondersi alla vista di malintenzionati. Si avvolse nel mantello, scivolando infine in un sonno riposante.
Apr gli occhi disturbato dalla pioggia che adesso cadeva copiosa. Non era ancora giorno, ma iniziava a schiarire. Il cielo assumeva lentamente tonalit violacee, poi rossastre e infine rosee. Doveva riprendere il cammino se voleva trovare un posto dove sostare per qualche giorno.
Scollinando, tra la nebbia lattiginosa, scorse le luci di una citt. Si trattava delle fiaccole e dei bracieri posti sulle merlature e sulle torri.
Guardando alla sua destra e alla sua sinistra, vi erano gli attendamenti di alcune sparute guarnigioni. Non si trattava di un vero e proprio esercito, ma di avanguardie.
Ruggero si pose qualche domanda. Era un cavaliere e aveva combattuto molte battaglie in Terra Santa e ben sapeva che, dietro ogni avanguardia, si celava il resto di un'armata. Probabilmente non era riuscito a vederla perch era immerso in quel dannato bosco.
Comunque, la citt non pareva essere pronta a un assedio. A giudicare dal numero dei bracieri, non dovevano esserci molte guardie sui camminamenti. Non sventolavano drappi con le insegne militari. Inoltre le carovane di mercanti erano in fila per accedere dalla porta, che lui iniziava a vedere bene alle prime luci, circostanza che non avrebbe potuto aver luogo in caso di assedio.
Si avvicin all'ultimo carro, accodandovisi, in attesa che venissero aperte le porte.
Trascorse pi di un'ora.
La grata venne alzata mediante un argano azionato da due forti buoi bianchi. Raggiunta met della sua altezza venne bloccata, cos che ci sarebbe voluto solo qualche istante per abbassarla nuovamente in caso di attacco nemico. Dopodich vennero aperte le due grandi ante lignee, rinforzate da placche di metallo da cui fuoriuscivano spunzoni micidiali.
Il drappello di guardia, che aveva sostituito quello notturno, usc prendendo posizione. Sarebbe stato controllato ogni carro, ogni uomo e donna che avessero cercato accesso alla citt. I lasciapassare sarebbero stati attentamente valutati, cercando i riscontri necessari. Quelli erano gli ordini che avevano ricevuto gli ufficiali e non eseguirli con rigore sarebbe costato loro molto caro.
La prima carovana venne controllata in modo meticoloso. Il carico setacciato a tal punto che i cavalli che trainavano il carro sbuffavano irrequieti e stanchi per la lunga sosta.
Quando fu il suo turno, Ruggero si vide costretto a rispondere a molte domande. La sua provenienza, il suo nome e il suo rango persino.
Mi chiamo Ruggero da Suio, sono cavaliere e cerco solo un alloggio per qualche giorno. Riprender presto il mio cammino ripeteva a chiunque glielo domandasse.
Portate lo stemma degli Ospitalieri sull'elsa della vostra spada! Ma le vesti dicono il contrario insisteva l'ufficiale, che non si fidava affatto.
Lo sono stato. Ho lasciato l'ordine e sto tornando ai miei possedimenti, vicino a Cassino spieg Ruggero paziente.
L'ufficiale si gratt il mento. Parve pensarci un po' su. Infine annu. Fece segno alle guardie, che spostarono le lance
lasciandolo passare. Ruggero si volt un attimo, facendo un segno di saluto e riconoscenza rivolto all'ufficiale.
Varc la prima porta, accedendo a uno spazio sovrastato da merlature su cui erano appostati i balestrieri, che avevano il compito di vigilare su chi aveva avuto accesso. Vi era una seconda porta, interna, che permetteva il reale ingresso all'interno della cerchia muraria. Quell'area, rinchiusa tra le due porte, si sarebbe tramutata in una vera e propria trappola senza vie d'uscita in caso di attacco. Dall'alto sarebbe piombato qualsiasi cosa per uccidere i malcapitati rimasti imprigionati.
Vi era poca gente per le vie. Le persone erano indaffarate e quasi si ignoravano. C'era una mano imputridita appesa a un chiodo. Sotto, un foglio con un ammonimento per i ladri. In una gabbia penzolante da un'alta volta di un loggiato che dava sulla via, stava marcendo un intero corpo, di cui gi si vedeva lo scheletro. La pena di un condannato.
Le fragranze delle panificazioni dei fornai e i profumi delle minestre in ebollizione si scontravano con le puzze degli escrementi gettati che scorrevano negli scoli.
L'aria era ancora pungente. Ruggero si strinse nel mantello inseguendo un po' di torpore. Pos lo sguardo verso il cigolio proveniente dal giunto di una ruota. Si trattava di un uomo che conduceva il carretto su cui era adagiata una salma avvolta in un sudario bianco. Dietro, due donne in lacrime venivano sorrette e confortate da alcuni uomini. Evidentemente, il decesso era avvenuto durante la nottata e stavano recandosi al camposanto. Ruggero fece il segno della croce al suo passaggio. Vide il carro allontanarsi lentamente.
Mio signore, ho servito nell'ultima crociata... datemi di che sopravvivere.
Ruggero sobbalz, non si era accorto della presenza del mendicante. Lo osserv meglio: si rese conto che era guercio e che per un intero braccio la manica penzolava vuota.
Cosa vi  accaduto? gli chiese.
L'uomo parve sorpreso per l'interessamento del cavaliere e rapidamente cerc di spiegare: Gli infedeli... hanno sbaragliato il mio reparto e hanno catturato noi superstiti. Sono stato testimone di nefandezze di ogni tipo, fino a quando non mi hanno cavato l'occhio. Mi hanno mutilato anche del braccio dopo avermi torturato....
Ruggero si accorse che qualcosa nel racconto dell'uomo non quadrava. E poi c'era un rigonfiamento nella giubba proprio dalla parte del braccio mancante. Di sottecchi guard di fianco, notando altri due uomini dalle facce poco raccomandabili che se ne stavano agli angoli del vicolo e lo guardavano.
Lo stavano raggirando, adesso era chiaro. Era una specie di agguato.
Si avvicin all'orbo. Sentite, se solamente vi azzardate a tirare fuori il coltello che celate sotto la giubba, io vi giuro su sant'Agostino che il braccio lo ritroverete in terra, vicino alla vostra lurida lingua capace di dire bugie cos infami. Intesi? lo guard con aria di sfida.
Il balordo strinse le labbra, si vedeva che era risentito per non essere riuscito a sfilare la sacchetta con il denaro al cavaliere non appena questi l'avesse aperta per fargli l'elemosina. Tuttavia, annu, tirandosi indietro passo dopo passo, fino a scomparire dietro un vicolo assieme ai suoi compari.
Dopo un sospiro per lo scampato pericolo, a Ruggero non rimaneva altro che proseguire. Si addentr in una ripa piena di botteghe artigiane. Mastri vasai, scalpellini, falegnami, fabbri e armaioli. Tutti intenti a lavorare di buona lena. Gli apprendisti erano indaffarati a caricare le fornaci delle botteghe di legna secca.
Il profumo di pane appena sfornato gli fece venire appetito. Pag una focaccia chiedendosi se fosse stata impastata con dell'oro e, a passo pigro, continu la ricerca di un buon alloggio.
Adesso il sole era alto e i suoi abiti iniziavano a scaldarsi piacevolmente; tolse il mantello rimanendo con l'usbergo. La spada era ben visibile, appesa alla cintura, e i malintenzionati sarebbero rimasti alla larga.
Verso mezzod, vide un'insegna dondolante. Vi era disegnato un gallo dorato. Una locanda, finalmente. Entr, trovandola deserta. Attese non poco prima che un uomo gli si facesse incontro.
Era grassoccio e stempiato. Ai lati, per, riccioli brizzolati ricadevano sulle spalle. Aveva l'espressione gioiosa di chi vive una vita serena e lo trasmette. Si asciugava le mani sul grembiule che, quanto a pulizia, lasciava molto a desiderare.
Oh, messere! Cosa desiderate? chiese.
Ruggero allarg le mani. In una locanda cosa avrebbe voluto mai?
Avanti, dite pure disse il locandiere.
Sentite... cerco un alloggio decente e a buon prezzo per qualche giorno. Almeno fino a quando non decido di riprendere il mio cammino chiar Ruggero.
L'uomo allung la mano. Mi chiamo Leonardo. Vi domando scusa se sono cos sorpreso di incontrare un viandante: di siffatti tempi i viandanti scansano queste zone. Il Castracani e le sue truppe ghibelline... fece il segno della croce stanno rendendo la vita difficile a tutta la citt. La rocca di Serravalle  gi stata espugnata e adesso egli sta puntando su Pistoia. Solamente qualche carovana di mercanti varca le porte. Pellegrini e viaggiatori si dirigono direttamente allo Monteriggioni o Certaldo.
Il cavaliere comprese. Strinse la sua mano, raccogliendo l'invito. Sapete almeno cucinare? sdrammatizz.
Leonardo scoppi a ridere, tenendosi la grossa pancia con entrambe le mani.
Poi avvolse Ruggero con un braccio sulle spalle, assumendo
un'espressione bonaria. Vedo che siete un cavaliere. La vostra spada e il vostro portamento lo dimostrano. Nella mia locanda siete il benvenuto dunque. Venite, vi mostro l'alloggio disponibile.
Condusse Ruggero su per una scaletta che saliva a chiocciola. Varcarono una piccola porta ogivale, accedendo a un altro corridoio che passava al di sopra dei tetti delle abitazioni sottostanti. Ruggero si affacci a una finestrella, notando che le case erano state costruite una a ridosso dell'altra e unite da contrafforti, ma anche da attraversamenti e corridoi non sempre coperti. Si trattava di un intersecarsi di torrette, scale, camminamenti, brevi tratti di merlature ormai diroccate, ponticelli che sovrastava l'intero quartiere. Non aveva visto mai niente del genere.
Segu il locandiere, che gli apr la porta della stanza. Con un ampio gesto la mostr nella sua interezza.
 la nostra esclusiva. Non dovrete condividerla con gli altri clienti. Vedrete: vi sembrer di stare a casa vostra. Leonardo era impettito quasi presentasse qualcosa di prezioso.
Ruggero entr. I suoi passi rimbombarono a causa della mancanza di mobilio, a parte il pagliericcio. Not l'unica finestrella che dava sul vicolo e si affacci.
Leonardo parve leggergli il pensiero.  una posizione di privilegio. Si vede chiunque entri ed esca dalla locanda... se era quello a cui stavate pensando ridacchi.
Ruggero annu senza voltarsi, continuando a guardare fuori. Siete un indovino, forse? sorrise.
Niente affatto.  solo che di questi tempi... le persone dall'aspetto nobile come il vostro suscitano molte attenzioni e capisco che vogliate cercare un riparo, pi che un alloggio.
Il giovane cavaliere rise. Deve essere una citt poco sicura se mi dite questo.
Alzando le spalle, l'altro prese a raccontare gli ultimi eventi che stavano segnando la vita di quei giorni. Le
famiglie pi influenti si fanno guerra. Le strade sono piene
di malintenzionati che non esiterebbero un istante a uccidere una persona solo per rubargli la bisaccia.
Ruggero ripens al tentativo di rapina che aveva subito qualche ora prima.
E poi c' l'esercito ghibellino del Castracani, il pi terribile dei condottieri di ventura. Non poteva capitare sciagura peggiore per codesta citt. Invece di organizzare un esercito e preparare le difese in vista dell'assedio, si pensa a fare celebrazioni nel duomo e processioni inutili. Il Capitano dello Popolo  rinchiuso nel suo palazzo circondato da trame e pettegolezzi. Come se non bastasse, le carovane vengono saccheggiate prima che arrivino al mercato, quando dai ghibellini, quando dalle bande di tagliagole che infestano i boschi. I campi sono stati quasi tutti abbandonati e quei pochi rimasti forniscono ortaggi e frutta solo a chi pu permetterselo. Le cibarie sui banchi iniziano a scarseggiare. In questo stato si trova la citt, adesso.
Ruggero tronc il discorso: Quanto volete per la stanza?.
Leonardo parve pensarci un po' su. Un bronzo al giorno potrebbe andare bene, avete anche un buco da cui poter urinare, vedete? Glielo indic.
Uno scudo d'argento del conio senese per un mese. A me pare conveniente, approfittatene rilanci Ruggero.
Aggiungetene un altro e avrete pagato ben tre mesi.
Sta bene! Datemi la chiave e fate s che nessuno si avvicini, in nessun caso, e avrete un premio alla mia partenza assicur il cavaliere.
Il locandiere si strofin le mani: l'affare era fatto. Due scudi d'argento di quei tempi? E chi se lo aspettava! Vi aspettiamo per il pranzo, offre la casa! disse radioso prima di chiudere la porta.
Affacciandosi nuovamente alla finestra, Ruggero inspir forte. Aveva un riparo e la cosa lo faceva sentire un po' pi
tranquillo. Uno stormo di colombe si alz in volo, raggiungendo la vetta del campanile.
Lo sguardo stavolta and oltre, quasi fisso nel vuoto. Era al futuro che pensava adesso, pi in l delle mura. Ancora pi in l.
L'indomani dell'incontro con il Capitano del Popolo e il vescovo, alla presenza delle rappresentanze delle famiglie pi influenti della citt, il messo papale Bertrand da Bourges, vescovo anch'egli, decise di recarsi in visita alla preziosa reliquia del santo patrono. Erano passati gi quasi due secoli da quando i due pellegrini Tebaldo e Mediovillano avevano portato il frammento osseo del santo da Santiago a Pistoia.
Giunto al suo cospetto, nell'abside della cattedrale, il vescovo della corte avignonese si inginocchi. Un servo lo aiut, scostando la veste color porpora e reggendo il cappello circolare da cui pendevano i drappi dorati.
Il messo preg sottovoce senza aprire mai gli occhi, con le mani congiunte sotto il mento.
Quando ebbe terminato, chiese di far rientro nei suoi alloggi, nella curia.
Nella ripa della Madonna, costellata di nicchie al cui interno vi erano affreschi e immagini della Vergine, dove aveva sede uno dei palazzi vescovili, il corteo si arrest. Le guardie avignonesi scortarono il messo all'interno dello stabile, che pareva pi una piccola fortezza che un palazzo. Sulle merlature armigeri al soldo del vescovo vigilavano con attenzione. Arcieri erano appostati sulla torre pronti a scoccare micidiali dardi al primo segnale di pericolo.
I robusti cavalli che trainavano il nobile carro tastavano il suolo con gli zoccoli sbuffando dalle froge.
Quando il vescovo d'oltralpe discese, attorno si era gi radunato un piccolo gruppo di persone: curiosi, fedeli, ladri e qualche prostituta che sperava in particolari richieste.
Bertrand da Bourges fece segni della croce al loro indirizzo, svogliatamente, come gesti a cui era abituato da tempo, privi del loro vero significato.
Gli uomini tolsero il cappello e le donne congiunsero le mani lodando la Beata Vergine.
Appena varcata la grande porta lignea, il prelato francese attravers il chiostro che si apriva al suo interno con colonne finemente intarsiate dai capitelli in pietra serena. Prese a salire le scale seguito da un codazzo di servi, cerimonieri, miliziani e preti.
Con un gesto austero del mento, diede a intendere di voler proseguire da solo.
Nella sala delle Oche, le cui volte a botte erano ornate da affreschi ritraenti scene di un banchetto a base dei bianchi volatili, il vescovo Bertrand sedette su una sedia di velluto rosso imbottito. Il suo pi vicino servitore comparve dalla penombra, fissando l'alto prelato con occhi scintillanti.
Giunto al suo cospetto, chin leggermente il capo sulla spalla e i suoi boccoli chiari ondeggiarono. Aveva gli occhi cerchiati dal trucco e non faceva nulla per nascondere le movenze effemminate.
Mio signore,  quasi l'ora del pranzo. Port la mano vicino alla bocca smorzando una risatina. Questi zotici non sanno neppure preparare un cinghiale. Nelle cucine ho dovuto faticare molto per organizzare i lavori. Cosa desiderate durante l'attesa?
Bertrand lo guard con adorazione. Quel bastardo sapeva stare al mondo, consider. Seducente e malizioso, eppure efficiente quando necessario. E pensare che quando si present al castello di Bourges, assieme agli altri aspiranti, aveva quasi deciso di non prenderlo con s. Si mostrava troppo sicuro, sfiorando l'arroganza, qualit non consona a un servo. Poi, invece, un nobile glielo aveva raccomandato, decantando le sue doti organizzative, e da allora lo seguiva in ogni suo viaggio.
Ho pregato per te, mio caro, affinch le tue labbra rimangano bollenti e non si raffreddino mai.
L'altro replic, rapido come una serpe: Bruciano, mio signore. Avete pregato per nulla ghign.
Del vino, dunque. Che sia il migliore ordin Bertrand.
Il servo sbatt le mani due volte e una donna fece ingresso nella sala con una coppa di vino gi pronta.
Il vescovo si sorprese per l'efficienza del servitore: lo aveva addirittura anticipato nei suoi desideri.
La donna stava per porgere la coppa al prelato quando l'altro la ferm, stizzito.
Cosa state facendo, stupida barbara! la ferm. Lui vi dir quando potrete avvicinarvi alla sua persona!
La donna si immobilizz come una statua. Si mosse solo quando il vescovo le fece un gesto con la mano guantata di bianco.
Raccolta la coppa, inizi a sorseggiare il suo contenuto.
Delizioso; dove lo avete trovato? chiese.
Il servo parve compiacersi di quella considerazione e ribatt: Questo palazzo  dotato di una buona cantina, mio signore. Pi di dieci grosse botti colme di questo nettare. L'ho scovate proprio stamani mentre voi stavate pregando per me nella cattedrale concluse sorridendo.
Bertrand tolse i guanti. Diede il commiato alla donna, che fu felice di lasciare la stanza.
Apr il palmo, invitando il suo servo ad avvicinarsi. Questi prese a fare un passo dopo l'altro con gli occhi fissi in quelli del suo signore.
Quando fu proprio di fronte, lo baci. Bertrand pos la coppa e raccolse la sua testa tra le mani. Ricambi il bacio, sussurrando poi: Questa notte vi voglio nel mio letto.
Vorrei darvi un assaggio di ci che proverete.
Siete un tentatore.
Il giovane si inginocchi e infil le mani al di sotto della tunica. Vedete? Le mie labbra ardono.
Non smettete...
L'altro annu.
La mattina seguente il vescovo avignonese chiam a s la sua guardia personale. L'ufficiale pi alto in grado entr nella stanza da letto trovando il servo ancora nudo, seduto al capezzale del prelato.
Bertrand era sudato e ansimava. Tracce di vomito erano evidenti sulla veste da notte.
Cosa  accaduto, mio signore? chiese l'ufficiale.
Chiamate un medicus... url dal dolore. Fate presto!
L'ufficiale guard malamente il servo, adesso raggomitolato in un lenzuolo. Gli intim di allontanarsi prima dell'arrivo di chicchessia.
Il servo ricambi l'occhiataccia, facendo per alzarsi. Sapeva tuttavia che era meglio obbedire.
L'ufficiale scese velocemente le scale fino a giungere nel chiostro.
Preparate il cavallo e un drappello, presto! url.
Dopo poco il suo cavallo era gi portato per le briglie da un palafreniere. Quattro cavalieri sarebbero stati il suo seguito.
L'ufficiale mont e prese le redini con tale forza da far tirare indietro il collo del cavallo. La bestia si alz sulle zampe posteriori prima di lanciarsi al galoppo. Il manipolo usc dalla porta del palazzo a folle velocit, diretto verso l'abitazione del medicus. La gente per la strada era costretta a scansarsi celermente se non voleva essere travolta dalle bestie al galoppo.
Il gruppo si ferm nella piazza. I cavalli scalciavano irrequieti ancora inebriati dalla corsa.
L'ufficiale chiese informazioni a un garzone che portava a spalla una sacca di carbone: Ragazzo, indicatemi un buon
medicus. Ve ne sar grato!. Fece tintinnare la sacchetta colma di monete che reggeva alla cintola.
Il giovane rispose pronto: Scendete per quella discesa, che vi costringer a voltare a sinistra per scendere ancora, fin quasi a raggiungere la cerchia delle mura. Troverete una casa dall'ingresso bizzarro. La lanterna  accesa anche di giorno. Quella...  la casa che cercate. Vi abita lo Martino de' Vigiseldi, medicus e dotto uomo di scienza.
L'ufficiale frug nella sacchetta estraendo un bronzino. Lo lanci in terra facendolo tintinnare, cos che il garzone lo raccogliesse. Quando il ragazzo si alz con la moneta in mano, il manipolo gi cavalcava nella direzione che gli aveva indicato.
Giunti all'abitazione che cercavano, i cavalieri scesero dalle cavalcature. L'ufficiale buss energicamente alla porta.
Martino de' Vigiseldi apr mentre si asciugava le mani insanguinate.
Chi siete? chiese. Not che tutti indossavano elmi a calotta con la visiera alzata. Erano francesi. Vedendo la loro tunica dalle insegne papali, anticip la risposta alla propria domanda.
Siamo guardie papali. Seguiteci: il vescovo Bertrand sta molto male.
Martino apr di pi la porta, permettendo ai soldati di entrare. Su un tavolaccio vi erano degli organi umani che attiravano le mosche. L'ufficiale si avvicin per capire di cosa si trattasse, accorgendosi di un fegato, uno stomaco e due reni.
Io esamino organi, sono uno studioso. Il medicus precedette la curiosit altrui. Appartenevano a un mendicante privo di entrambe le gambe. Morto in circostanze assai misteriose, a quanto ne so. L'ho dissotterrato io stesso, l'avevano tumulato fuori le mura, assieme agli altri senzanome.
Martino stava preparando gli attrezzi e le ampolle con le pozioni e i medicinali che gli sarebbero serviti.
Cosa  accaduto al vescovo? Che sintomi presenta? chiese all'ufficiale.
Sono uscito immediatamente per venirvi a chiamare. Posso dirvi poco, solo che d di stomaco e quando l'ho visto aveva un colore cinereo.
Martino annu. Di che colore era il suo vomito?
Verde e bianco. Quello rappreso era giallastro.
Portatemi da lui.
Lo caricarono su un cavallo e presero a galoppare verso il palazzo della ripa della Madonna.
Al loro arrivo, il vescovo era sensibilmente peggiorato. La fronte era imperlata di sudore e uno stuolo di prelati circondava il suo letto. L'ufficiale guard in ogni angolo accorgendosi, compiacendosene, che il servitore era sparito.
Il medicus si avvicin a Bertrand da Bourges. Una schiuma giallastra contornava la bocca e la bacinella accanto al letto era colma di vomito dal lezzo nauseabondo.
Martino apr la bocca del vescovo, accorgendosi che presentava strane macchie violacee. Gli occhi erano iniettati di sangue e lacrimavano senza smettere.
Si avvicin all'orecchio per parlargli: Come vi sentite, vostra grazia?.
Il vescovo alz la mano tremolante, lasciandola ricadere quasi subito. Con un filo di voce, disse: Non sento pi le gambe. Ho un dolore lancinante allo stomaco e alla schiena. Continuo a dare di stomaco.
Martino tolse le coperte. La pancia del malato era gonfia. La tast in vari punti. Le sue mani affondavano. La diarrea emanava un puzzo acre e sgradevole tanto da costringerlo a una smorfia, sebbene fosse abituato ai pi ripugnanti lezzi.
Lanci un'occhiataccia all'ufficiale prima di esprimersi.
Questi comprese al volo e cacci tutti dalla stanza, rimanendo solo con il medicus.
Adesso potete parlare disse.
 stato avvelenato. Hanno usato veleno animale, forse di una serpe, ma non di quelle locali, bens provenienti dall'oriente. I tessuti che sono entrati in contatto stanno andando in necrosi. Non credo vi sia pi nulla da fare. Gli dar qualcosa per alleviare le sofferenze. Vi consiglio di fargli dare l'estrema unzione. Il Vigiseldi fiss lo sguardo dell'ufficiale. Not che teneva gi la mano stretta alla spada. La notizia che qualcuno fosse riuscito ad avvelenare il vescovo lo aveva sconvolto. Senz'altro avrebbe subito ripercussioni una volta rientrato ad Avignone.
Da dietro una porticina irruppe il servitore, che si accasci su Bertrand. Mio signore... mio amato signore, cosa vi hanno fatto? Cosa vi hanno fatto? Vi prego, non mi lasciate. Guardate, guardatelo! url rivolto ai due. ... Sta gi meglio, non vedete? cerc di convincersi tra i singulti.
In realt, Bertrand delirava con lo sguardo fisso davanti a s.
Dopo qualche ora di supplizio, il vescovo spir.
Martino ricevette comunque il suo compenso, soprattutto perch dimenticasse l'ingresso del servitore, dopodich lasci il palazzo.
L'ufficiale a quel punto afferr il servitore per i capelli, trascinandolo dietro la porticina da cui era spuntato. Questi scalciava disperato e tentava di liberarsi dalla presa, ma fu tutto inutile. Sgran gli occhi quando comprese di essere stato trapassato da una lama. L'ufficiale lo aveva infilzato con il pugnale mentre con l'altra mano gli tappava la bocca, attendendo la sua morte. Solo allora affid a due soldati di cui si fidava il compito di farlo sparire. I due lo trascinarono via, lasciando sul pavimento una scia vischiosa di sangue.
Quando ogni traccia dell'accaduto venne cancellata, l'ufficiale permise l'ingresso nella stanza, annunciando la fine dell'alto prelato avignonese.
Il corpo del vescovo venne lavato e tutd gli orifizi vennero chiusi con della stoffa; gli venne messa la veste talare bianca e le scarpe di stoffa bianca ornata d'oro. Le mani vennero giunte sul ventre.
Un prete recitava preghiere e gli altri prelati cantavano cori liturgici, posizionati negli spazi adiacenti le pareti della stanza da letto.
La notizia raggiunse immediatamente il Capitano del Popolo, che sobbalz. Non avrebbe potuto ricevere notizia pi terribile. Filippo, invece, fin spensieratamente il vino rimasto nella coppa, scoppiando a ridere. Era consapevole che i suoi sicari avevano ben fatto quello per cui erano stati pagati.
Il vecchio Ormanno de' Tedici and su tutte le furie, comprendendo immediatamente chi avesse ordito l'assassinio. Colmo d'ira, si alz dalla sedia dall'alto schienale e prese a urlare: Nipote sconsiderato! Che cosa hai fatto? Ti rendi conto cosa hai fatto?.
Il giovane lanci violentemente la coppa contro la parete mandandola in frantumi. Vecchio... ho salvaguardato il tesoro di san Jacopo. Non  in Francia che doveva finire se ben ricordo. .. replic.
Ormanno spalanc la bocca. Cosa... cosa... cerc di parlare, ma la voce si smorzava in gola.
Adesso ad Avignone far rientro un corpo in putrefazione. In questa citt non comandano i francesi. Filippo aveva il viso contratto in una smorfia di risentimento.
Il vecchio scosse il capo, incredulo. No. No... tu non capisci. Questa  una citt guelfa! strinse il pugno facendosi avanti. Adesso il papa non invier le truppe che avevamo richiesto per fronteggiare il Castracani. Nessuno verr ad aiutarci quando si sparger la voce, maledetto te... maledetto assassino! url.
La risposta del nipote per fu cos esaustiva che, dopo di essa, la discussione ebbe un brusco arresto.
Zio... mio caro zio. Voi ormai siete troppo vecchio per continuare a reggere sulle vostre spalle le responsabilit dovute alla vostra carica. Credo lo guard di sbieco si stia avvicinando l'ora della vostra successione concluse Filippo, prima di uscire dalla stanza.
Al Capitano del Popolo cedettero le gambe e ricadde sulla sedia. La minaccia del nipote era stata fin troppo chiara. Imprec contro la sorte. Prima quello sciagurato atto di assassinio, poi la minaccia di finire a marcire in chiss quale segreta. Scosse il capo, cercando di scacciare la sgradevole sensazione di angoscia.
Doveva assolutamente tentare di porre rimedio all'assassinio di Bertrand da Bourges. Chiam un messo per scrivere immediatamente una missiva al pontefice in persona.
Filippo scese le scale cos assorto nelle proprie riflessioni che non si accorse neppure della presenza di Lapo Cancellieri nell'atrio, che gli aveva posato la mano sulla spalla.
Avete fatto la cosa giusta. Vostro zio non pu capire,  di una stoffa diversa... un uomo d'altri tempi sostenne.
Quel vecchio bastardo... io... Filippo era adirato.
Calmatevi, adesso. Non c' bisogno di perdere le staffe. Non dimenticate che io sono pur sempre il comandante della sua guardia personale sogghign.
Dice che, a causa del mio agire, il pontefice non invier pi un esercito in nostro soccorso.
Lapo si impett. Non sar un problema. I ghibellini non resisteranno a lungo. L'assedio durer qualche mese... non sono climi adatti alle guerre, questi. Comunque, abbiamo soldati a sufficienza per resistere a lungo, non temete.
I due rimasero a guardarsi per qualche istante.
Fu Lapo a rompere il silenzio: Piuttosto, dovremmo pensare a come trafugare il tesoro di san Jacopo quando il Castracani
sferrer l'attacco. Approfitteremo della confusione generata dalla paura, quando ognuno penser a se stesso e non bader a ci che star realmente accadendo.
Il volto di Filippo si riapr in un sorriso. A questo sto gi pensando da tempo. Ho uomini fidati anche nella cattedrale
lo rassicur.
Entrambi risero.
Un servo fece ingresso nella sala, interrompendoli. Signore,
il Capitano dello Popolo richiede la vostra presenza, immediatamente si rivolse a Lapo.
Questi si avvi senza salutare Filippo, era un ordine da eseguire senza troppi indugi evidentemente.
Al cospetto di Ormanno, Lapo si irrigid nel saluto militare. Comandate, mio signore disse.
Avete saputo cosa  accaduto al palazzo vescovile?
Poco mi sfugge di ci che accade tra le mura di Pistoia fu la replica, che conteneva una certa tracotanza.
Il vecchio Capitano del Popolo indic fuori con un dito: Organizzate la scorta. Conducetemi al palazzo dov'era alloggiato il vescovo Bertrand.
Il comandante della guardia cerc di obiettare: Mio signore, non credo sia prudente....
Tacete! Ormanno aveva gli occhi fuori dalle orbite. Ho dato un ordine, se non sbaglio. Eseguitelo senza indugiare oltre o vi far frustare!
Il Cancellieri chin il capo. Il disappunto era evidente, nonostante ci si volt facendo svolazzare il mantello in un movimento elegante. Rivolto a un ufficiale, ordin: Accompagner io stesso il Capitano del Popolo. Che sia pronto il corteo quando scenderemo nell'atrio. Va' adesso!.
L'ufficiale corse a dare esecuzione all'ordine. Ormanno usc di gran carriera e s'infil nella carrozza che lo stava attendendo. Una scorta lo avrebbe condotto al palazzo di ripa
della Madonna. Davanti a tutti vi era Lapo Cancellieri; abbassato il nasale, diede l'ordine e il corteo usc nella piazza sotto lo sguardo curioso dei popolani.
Al cospetto del palazzo, gli unici che ottennero l'ingresso furono Ormanno e il capitano Lapo.
Tutti gli altri furono costretti a rimanere ad attenderli, tenuti costantemente sotto tiro dagli arcieri e balestrieri francesi.
L'ufficiale della guardia del vescovo si avvicin al Capitano del Popolo pistoiese. Come  potuto accadere? Lo hanno avvelenato. .. disse, tenendo la mano sulla spada.
Lapo lentamente port la sua sul fianco.
Il francese lo blocc subito. Non vi conviene. Le mie guardie sono pronte, al mio ordine verrete trafitto da decine di picche.
Ormanno decise di intervenire: Rimanete calmi. Tutti e due. Siamo tutti sotto lo sguardo irato dell'Altissimo!. Poi si rivolse al francese: Sono qui per mostrarvi la mia costernazione. Il colpevole verr trovato e squartato. La sua testa preceder il vostro arrivo ad Avignone, avete la mia parola disse, consapevole di mentire. Avrebbero condannato un poveraccio per mantenere quella promessa e placare gli animi del pontefice e dei suoi consiglieri.
L'ufficiale replic seccamente: Non credo baster. Sua grazia era uno dei preferiti del papa, il suo ambasciatore pi efficace. Adesso dovrei chiedervi di andarvene da palazzo. Entro domani noi lasceremo la citt, riporteremo la salma in patria.
Ormanno de' Tedici riflett qualche istante. Sta bene. Ce ne andremo. Fece segno a Lapo di avviarsi. I portoni si chiusero dietro di loro.
Fateli uscire dalla cerchia muraria, poi uccideteli tutti ordin sottovoce prima di salire sulla carrozza.
Sono in molti ribatt Lapo.
Il vecchio annu. Lo so. Fate del vostro meglio, allora.
Invier poi una missiva che dar la colpa dello sterminio ai ghibellini. Non vedo altra soluzione.
Lapo annu con il capo. Non sarebbe stato semplice. Sapeva che non lo sarebbe stato. Anche in questo caso, avrebbe avuto bisogno dell'aiuto di Filippo, che in certi affari era sempre la persona pi appropriata. La cosa lo irritava molto: quel bastardo credeva di avere la citt in mano. E quella era una cosa ancora tutta da vedere, poich lui ne aveva sotto controllo ogni angolo.
Il corteo si incammin verso il Palazzo del Comune. Il vecchio Ormanno fissava la strada senza prestare attenzione a ci che vedeva. Era pensieroso e preoccupato.

Verso sera.
Isotta stava cercando di piegare un pezzo di stoffa. Borbottava perch ogni volta che doveva lavorare su quel tipo di tessuto proveniente da Perugia, sapeva che avrebbe avuto di che impegnarsi. Da Perugia arrivava solo merce di pessima qualit, difficile a piegarsi, ruvida al tatto, e non si potevano confezionare abiti importanti con essa. Una volta aveva visto il mercante che la portava in bottega. Arrivava ogni due mesi. Aveva la faccia di un losco faccendiere. Puzzava e beveva come una spugna. Non capiva come mai il vecchio Maffeo si ostinasse a comprargliela. Ne avevano di pi raffinate in bottega.
Non tutti si possono permettere stoffe ingentilite, mia cara Isotta le ripeteva ogni volta che lei si opponeva all'acquisto della fornitura. Tanto poi sarebbe toccato a lei lavorarla e metterla da parte.
Le voci sull'assassinio del vescovo francese avevano raggiunto anche la loro bottega. La situazione in citt era ancor pi tesa di quanto gi non fosse. Il palazzo vescovile era
costantemente controllato dalle milizie cittadine e dalle spie di Ormanno de' Tedici.
Il vescovo avrebbe fatto visita alla salma prima che il corteo d'oltralpe lasciasse Pistoia alla volta di Avignone. Tutti si chiedevano come avesse preso la cosa il papa, proprio in quel delicato periodo in cui i ghibellini attanagliavano la piana pistoiese e della Val di Nievole.
La mano di Isotta si ritrasse di scatto. La punta di uno spillo le aveva pinzato l'indice. Port il dito alle labbra, succhiando una piccola goccia scarlatta.
Mi sentite? qualcuno richiamava la sua attenzione. Lei alz lo sguardo, trovandosi di fronte un cavaliere dall'aspetto un po' trasandato.
Ditemi, messere gli disse.
Avrei bisogno di una nuova tunica. E di un nuovo mantello, quello che indosso non serve pi nemmeno a proteggermi dalla pioggia. Quella stoffa che avete in mano  buona per confezionarlo? le chiese sorridente.
Si trattava di un giovanotto piacente, constat sfacciatamente Isotta. Un forestiero: non lo aveva mai visto in citt e la sua parlata era strana. Effettivamente indossava una tunica e un mantello logori.
Siete un cavaliere? azzard.
Ruggero fece segno di s con il capo. Appartenevo all'ordine degli Ospitalieri. Ma adesso rispondo solamente alla mia casata e alla mia vita.
Si sent smascherato quando si accorse che gli occhi scuri di lei l'avevano sorpreso a sbirciare il suo seno. Eppure, quegli occhi cos penetranti e profondi erano ben poca cosa rispetto a quanto fosse affascinante colei che aveva di fronte.
La ragazza mostr la stoffa che aveva in mano. Questa non  adatta. A dir la verit, non  adatta a nulla. Vado a prendere
altri rotoli, attendetemi qua. Solo qualche istante e spar dentro la bottega.
Ruggero si guard intorno, accorgendosi che qualche curioso lo aveva gi notato. Un mastro vasaio faceva finta di amalgamare la creta, ma lanciava fugaci occhiate al suo indirizzo.
Eccomi! torn Isotta. Guardate: questa  per la tunica. Mostr una stoffa di un bel verde scuro, ravvivandola passandovi sotto la mano. Vedete? E calda come una pelle di lupo.
Ruggero strinse le labbra. Ma... in estate come far? protest.
Voi non conoscete questa terra, signore. Piove molto e l'estate dura poche settimane. Vi sto proponendo un buon affare. Isotta era decisa a vendergliela.
Chiedo troppo se volessi vederne delle altre?
La ragazza poggi i pugni sui fianchi. Spero che alle vostre esigenze corrisponda il medesimo denaro.
Quando torn, carica di rotoli, Ruggero volle replicare: Non siate insolente, sono pur sempre un cliente. E in questo modo che accogliete un compratore?.
Lei si blocc.
Ruggero decise di non darle tregua. Quella. Quella potrebbe andare bene. indic una stoffa pi leggera.  pi fine di quella di prima. E sicuramente ottima anche per la stagione calda.
Isotta stava quasi per sbottare. Tuttavia alz il viso mostrando un ampio sorriso di circostanza. Allora, vista la sua indubbia competenza, saprete dirmi di che tipo di stoffa si tratti e magari... da dove provenga. Pieg il capo sulla spalla. Se la risposta sar giusta allora siete assunto, messere!
Ruggero, che ovviamente non conosceva la risposta, ringrazi la sorte quando si accorse di un'incisione sull'asse su cui era avvolta la stoffa.
Be', si direbbe stoffa proveniente da Montescudaio rilanci lui. Isotta rimase con la bocca spalancata.
Lavorer per voi, gentile fanciulla?
Io, veramente...
Adesso posso acquistare ci che mi occorre? Si avvicina l'ora di cena e vorrei tornare alla taverna prima che finisca tutto lo stufato! Ruggero affond divertito.
Questa andr benissimo lo rassicur lei. Per il mantello, invece, vi proporrei questa. Mostr una stoffa doppia, marrone scuro. E la inceriamo con grasso animale per renderla impermeabile.
Ruggero accett e Isotta lo invit a entrare nella bottega, dove gli prese le misure.
Datemi un anticipo, il resto lo salderete quando ritirerete l'ordine impose con tono assai serio, dopotutto si trattava di un forestiero.
Sapete anche cucire? chiese il cavaliere.
Lei fece segno di no. Mia madre era assai abile... Viene la moglie del mastro vetraio a confezionare gli abiti. Non temete. Riusciranno abiti pregiati concluse.
Ruggero le diede uno scudo del conio di Volterra.
Lei lo studi, infilandoselo poi nel grembiule.
Ho visto che ci sono molti banchi di cambiavalute in citt constat il giovane.
Ben dodici. Ma sono destinati al fallimento, poich una volta erano molti i mercanti e commercianti che trafficavano per queste ripe, mentre adesso coi ghibellini alle porte e le scorribande dei tagliagole nelle foreste...
Sono tempi difficili per tutti.
 stata una citt prosperosa fino a poco tempo addietro. Isotta si gonfi d'orgoglio.
Non so come vi chiamate...
Isotta, figlia di Maffeo.
Ruggero si commiat: Ebbene Isotta, ripasser tra qualche
giorno a ritirare gli abiti. Maffeo  un padre fortunato, ha lasciato la sua bottega in mani sicure. Fece un gesto di saluto. Isotta sorrise.
Stava per imbrunire. La fragranza di stufato gli invase le narici appena varc la porta. Leonardo, il locandiere, serviva ciotole colme.
Ah! Ecco il ritardatario. Se aspettavate ancora non trovavate pi nulla! Scoppi in una fragorosa risata.
Avrei trovato un'altra locanda che cucinava meglio! fu la risposta pronta del giovane che, intanto, aveva gi tolto il mantello.
Rivolto al grosso camino, il locandiere inizi a urlare: Freda! Donna! Qui occorre subito una ciotola ben colma... questo tizio ha fame!. Poi, rivolto a Ruggero, ammicc. Queste mogli. Buone solamente quando ti ospitano nel loro ventre disse, e rise ancora.
La moglie, per, ud quelle parole. Bada a te, marito! Mi sembra che a spezzarsi la schiena sia pi io che qualcun altro. E devi considerarti fortunato se scelsi di sposare te. Quel saggio uomo di mio padre... fece il segno della croce guardando in su bont sua, riceveva proposte da molti pretendenti. Tra di loro, lo ricordo bene, vi era anche il figlio di un mastro farmacista. Eeehh.
Ruggero segu con lo sguardo la ciotola che veniva poggiata sul tavolo dalla donna. Era la prima volta che la vedeva. Non era grassoccia come il marito, anzi. Dalla cuffia usciva qualche ciocca dei capelli castani. Le mani svelavano ci che il viso non faceva: l'aver faticato molto, probabilmente fin da bambina. Il viso, per, evidenziava una serenit e ironia che gli piacquero molto. La mancanza di qualche dente le sgraziava il sorriso, tuttavia era complessivamente di bell'aspetto.
La ringrazi con un cenno del capo prima di iniziare a mangiare.
Tornatene in cucina, moglie! Non vedi che il cavaliere ha altro cui pensare? la esort il marito.
Ruggero fece segno a Leonardo di sedere di fronte a lui. Con aria cospirante e, avendo cura di non farsi sentire, gli domand: Oggi ho visto una ragazza nella bottega delle stoffe. Aveva i lineamenti di un angelo e....
Il locandiere lo ferm, mettendo le mani avanti. Isadora o Isotta?
Mi ha detto di chiamarsi Isotta. Era la voce lieve di una rondine la sua.
Aspettate, ragazzo! Non mettetevi nei guai. Quella
ragazza... Leonardo, preoccupato, cercava di ammonirlo l'ha gi puntata Filippo de' Tedici, amico mio, un bastardo privo di scrupolo alcuno. Non pensateci neppure a lei, se volete vivere ancora! disse agitando le mani.
Ruggero chiese il perch. Leonardo sembrava un fiume in piena. Quello  un sanguinario. Molti tagliagole della citt sono al suo soldo. Ha spie ovunque. Date retta a me, lasciate perdere se non volete guai!
Il giovane cerc di replicare, ma l'altro gli parl sopra: No! Non ditelo. Lo so che siete un cavaliere e non temete niente e nessuno, ma qui non si tratta di una battaglia. Dietro ogni angolo buio potrebbe uscire la mano armata che vi trafiggerebbe alle spalle! Capite? Sono dei vigliacchi.
Ma... suo padre, quel Maffeo,  d'accordo? prov a chiedere.
Leonardo fece segno di no. Ma cosa pu farci, poveretto? Filippo de' Tedici  malvagio e ci che vuole... se lo prende. A parte questi discorsi, ragazzo, sembrerebbe che a Isotta non dispiacciano le sue attenzioni. Non so se avete capito.
Nella mente di Ruggero passarono i ricordi di poche ore prima. Il sorriso e gli sguardi di Isotta non sembravano quelli
dell'innamorata di un altro. Avrebbe valutato lui stesso, quando l'avrebbe rivista.
Un gran trambusto lo distolse da quei pensieri. Leonardo e gli altri commensali si precipitarono in strada. Ruggero sent delle urla. Lasci perdere la cena e raggiunse il locandiere.
In fondo alla strada vi era un gruppo di armigeri. In terra, sei o sette corpi trafitti da dardi di balestra. Evidentemente chi li aveva lanciati era appostato sui tetti.
Quelli rimasti vivi, Ruggero ne cont almeno cinque, tenevano le spade sguainate e gli scudi alti. Cercavano di proteggere un anziano, tenendolo in un angolo.
Cosa sta accadendo? chiese.
Quei poveretti... Leonardo indic i corpi dei soldati. Sono i miliziani della famiglia Pucci, banchieri che si contrappongono proprio alla famiglia di Filippo! Ve lo dicevo io: gli hanno teso un agguato, lo vogliono eliminare. Quei poveretti rimasti in piedi hanno i minuti contati.
Chi vogliono eliminare? approfond.
Il vecchio Pucci, messere Agostino.
Neppure terminata la frase, una quindicina di uomini, le armi in pugno, usc dal buio dalla parte opposta della via e, urlando, inizi a correre verso i superstiti. Li avrebbero annientati in pochi istanti, sarebbe stata una mattanza.
Ruggero lanci una rapida occhiata ai soldati stretti nell'angolo, che attendevano la sorte avversa. Estrasse la spada e si lanci in loro soccorso.
Correndo, si abbass per raccogliere lo scudo di un soldato morente.
Sentite me, sentite me! url Ruggero. Tenete gli scudi davanti a voi e non cedete all'impatto!
Bastiano, che si trovava pi vicino all'anziano Pucci, comprese che non c'era il tempo di pensare a chi fosse quell'individuo,
poich era palese che giungeva in loro aiuto, e annu. Gli altri gli diedero seguito, seppur attoniti.
Formarono comunque un muro formato dagli scudi a goccia, tenendo alzate le spade, proprio come aveva detto lo sconosciuto cavaliere.
Quando il gruppo fu vicino, Ruggero si avvide che negli occhi di quei pochi accerchiati vi era paura. Era quello dunque il momento di incitarli: Non cedete! Non arretrate! Avranno pane per i loro denti perch venderemo cara la pelle... Aprite le orecchie e statemi a sentire, capito?.
Tutti annuirono; lo sguardo, tuttavia, era fisso verso gli assalitori, ormai a pochi passi da loro. Le urla di esortazione allo scontro riecheggiarono tra le ripe.
Quando gli aggressori furono a ridosso dei miliziani dei Pucci, cozzarono contro i loro scudi perdendo l'impeto dell'attacco. Ruggero si compiacque vedendo che nessuno dei suoi arretr di un passo. Ma la battaglia era appena cominciata.
Gli assalitori alzarono le armi per colpirli dall'alto e fu a quel punto che Ruggero url: Adesso! Aprite gli scudi... ora!.
I soldati fecero fuoriuscire le lame affondandole nei corpi sguarniti dei nemici, abbattendone ben cinque. Bastiano guardava contemporaneamente i nemici e Ruggero, chiedendosi chi fosse quel cavaliere che si dava cos da fare per loro.
Il combattimento infuriava e i clangori dei metalli si univano alle urla. Fu l'istinto a impedire a Ruggero di venire squartato da un colpo di mazza ferrata sferrato cos forte che fece vibrare lo scudo e l'intero suo corpo. Prima che l'avversario ne potesse sferrare un altro, lo trapass facendolo afflosciare in ginocchio. Estrasse la lama rapidamente, perch gi un altro uomo gli veniva addosso.
Bastiano reggeva il confronto con due nemici che lo affrontavano con spada e ascia. S'inginocchi per sferrare un colpo di taglio alle gambe del primo, facendolo stramazzare a terra
coi tendini recisi, mentre l'altro faceva qualche passo indietro. I due tornarono ad affrontarsi ferocemente, facendo cozzare le lame, ostinati entrambi a uccidere l'avversario.
Un dardo colp al collo un armigero dei Pucci, che cadde all'indietro tra zampilli scarlatti.
Ruggero, pur soddisfatto per essere riuscito a frenare l'impeto, dovette concentrarsi sul numero degli assalitori, che era di gran lunga superiore agli attorniati. Inoltre, coi balestrieri in agguato, l'esito della battaglia sarebbe stato a loro sfavorevole. Dopo aver abbattuto l'avversario che lo stava affrontando, url a gran voce: Attenti ai balestrieri... avvicinatevi a me! Alz la spada.
I quattro uomini rimasti si strinsero a lui e fu Bastiano a chiedere: Cosa dobbiamo fare?.
Tu... indic il pi giovane, dagli occhi spauriti e tu indic il pi anziano, che annu tenete gli scudi alti e cercate di proteggerci dai dardi. Noi staremo vicini e combatteremo.
Neppure fin di parlare che gi altre quadrelle impattarono contro gli scudi alti. Una di esse, per, centr l'anziano uomo d'arme al polpaccio. Tuttavia, l'uomo rimase in piedi.
Un assalitore, con la barba lunga legata da un laccio di cuoio, si avvicin a Ruggero brandendo una grossa ascia. Colp una, due e poi una terza volta il suo scudo, ammaccandolo e facendolo vacillare.
Al cavaliere non rimase altro che ripararsi dietro di esso, facendosi pi minuto possibile. Quell'avversario era una belva. Continuava a colpire sperando di spaccargli la testa. Ogni impatto gli toglieva il fiato. Cerc di usare la spada, senza buon esito.
Anche Bastiano e gli altri non se la cavavano certo meglio di lui. Erano bersagliati da attacchi continui che per, fortunatamente, respingevano bene. A loro vantaggio giocava l'assetto che avevano assunto. Pur essendo in pochi, erano cos serrati
che nessuno avrebbe potuto avvicinarsi tanto da colpire a fondo senza esporsi a sua volta.
La situazione rimase un po' in pareggio. Vi fu anche una breve pausa, dovuta alla stanchezza di entrambe le fazioni.
Dall'angolo della ripa dei Fuggiti sbucarono correndo una decina di soldati dei Pucci, in soccorso dei commilitoni. Qualcuno li aveva avvisati dell'assalto che stavano subendo, evidentemente.
Bastiano esult, mentre i nemici iniziarono ad arretrare di qualche passo, temendo il peggio. Solo a quel punto fecero la loro apparizione Filippo, Pancrazio, Lorenzo e un piccolo manipolo, che si aggiungevano a quelli gi sul campo.
Stolti. Non sono riusciti a eliminare una scorta cos esigua. Con l'appoggio dei balestrieri per giunta. Fece un segno ai due sgherri. Andiamo... sbaragliamo definitivamente quei pezzenti. Smont da cavallo e part alla carica. I mercenari e i cavalieri fecero altrettanto.
I due schieramenti tornarono ad affrontarsi. Le urla e i clangori delle armi si fecero frastornanti.
Mentre i feriti rantolavano a terra, gli altri combattevano ferocemente, talvolta calpestandoli. Lorenzo affront Bastiano. I due corsero uno verso l'altro e cozzarono con i rispettivi scudi e fu Bastiano ad avere la peggio. Ricadde all'indietro perdendo la spada. Mentre cercava di raccoglierla frettolosamente, Lorenzo affond la sua spada nella coscia dell'altro. Bastiano spalanc la bocca emettendo un urlo straziante. Il mercenario sogghign ed estrasse l'arma per infliggere l'affondo letale.
Quando la spada era alta, pronta a ricadere su Bastiano, Ruggero corse in suo aiuto: par il colpo di Lorenzo, ingaggiando poi una lotta con lui. I due si fronteggiarono ferocemente, studiandosi e colpendosi. Entrambi guerrieri molto abili, constatarono il valore altrui.
Si scambiarono colpi tremendi. Il cavaliere parava e affondava, parava e osava, Lorenzo non risparmiava attacchi e stoccate. Lorenzo gett via lo scudo per raccogliere un'altra spada da un soldato ferito, Ruggero si puntell pronto a reggere l'impatto col suo scudo. Lorenzo corse roteando le spade e urlando, ma non riusc a trovare un varco nella difesa del cavaliere che, pure, arretr qualche passo.
Lorenzo allora alz la spada per sferrare il colpo fatale, ma Ruggero fu pi veloce. Lo colp al volto con un pugno e poi lo trafisse. La sua lama fuoriusci dietro la sua schiena, rigonfiando il mantello.
Quando estrasse la lama, Lorenzo cadde in ginocchio. Cercava di reggersi le interiora che fuoriuscivano dallo squarcio, nel vano tentativo di impedire alla vita di abbandonarlo. Lentamente, si accasci.
Filippo assistette alla scena e url: Lorenzo! No!. Poi incit i suoi uomini: Uccidete quel bastardo! Voglio la sua testa!.
Ruggero, ansimante, si vide costretto ad affrontare molti uomini scatenati contro di lui. Bastiano, seppur claudicante, e gli altri cavalieri accorsero. La battaglia si protrasse ancora, lasciando a terra numerosi morti da entrambe le parti. Gli armati dei Pucci, tuttavia, riuscirono a ricacciare gli assalitori Tedici, che fuggirono con la coda tra le gambe.
Filippo, prima di salire sul suo cavallo, lanci un'occhiata carica d'odio a Ruggero. Vendicher questo affronto e ti uccider con le mie mani. Giuro sul mio onore. Poi infil gli speroni nei fianchi della bestia, lanciandola al galoppo.
Adesso si sentivano solo gli strazi dei feriti. Leonardo corse in aiuto dei soldati dei Pucci che cercavano di riorganizzarsi- Invit i superstiti a portare i feriti nella locanda, al coperto e al caldo.
Bastiano rinfoder la spada, avvicinandosi a Ruggero. I due si fissarono per qualche istante, affannati dalla fatica.
Mi avete salvato la vita, cavaliere! afferm Bastiano afferrandogli le braccia. Chi siete?
Ruggero con la mano si ripul il viso dal sangue e dal sudore. Poi accenn un sorriso prima di rispondere: Il mio nome  Ruggero da Suio. Ho fatto solo ci che ritenevo giusto: eravate spacciati al primo attacco. Troppo pochi per una scorta. Chi  l'uomo che proteggete? chiese indicando con il mento il vecchio Agostino Pucci, che veniva sorretto da due armati.
Il mio signore, Agostino. Banchiere, guelfo anch'egli, ma contrapposto alla fazione che vede alleati Tedici e Cancellieri. Stanno cercando di eliminarlo come hanno fatto con suo figlio, assassinato. E noi allarg le braccia indicando i soldati siamo senza una guida. Il nostro comandante  un ubriacone che neppure  accorso in nostro aiuto. Le nostre vesti sono logore e temiamo che qualcuno si venda per qualche scudo d'argento.
Il cavaliere annu. Siete ferito e perdete molto sangue. Stringete quella coscia e fatela medicare.
 dolorosa, certo, ma sono abituato a ben altro. Comunque credo che la lama non abbia fatto grandi danni: riesco a stare in piedi.
Si potrebbe comunque infettare. Curatela subito.
Sta bene. Sorrise. Non voglio farmi mangiare dai vermi adesso che la sorte mi ha sorriso.
I due si interruppero sentendo le grida del vecchio Agostino Pucci.
Fermi... lasciatemi andare! Fece qualche passo verso Ruggero. Chi siete voi?
Signore, il mio nome  Ruggero. Sono solo un viandante diretto a meridione spieg.
Il vecchio lo mise a fuoco. Gli occhi erano velati dal tempo e la pelle pareva essere ormai cos sottile da sbriciolarsi se toccata appena. Siete un cavaliere?
Lo sono.
Portate il segno dell'ordine di San Giovanni sulla spada, siete forse un crociato? indag il vecchio.
Ho seguito la croce in Terra Santa. Ho combattuto gli infedeli. Perso molti commilitoni e fratelli. E s, appartenevo all'ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, fino al momento in cui non ho deciso di lasciarlo. Adesso appartengo solamente a me stesso. A Ruggero parve di essere stato gi molto esaustivo, tuttavia all'anziano banchiere non bastava.
Indic i suoi soldati. Sono stati coraggiosi, non  cos?
Ruggero annu.
Il vecchio mastic, nonostante in bocca non avesse cibo. Loro hanno bisogno di un comandante vero. Gli diede una pacca sul braccio. Io ho bisogno di un guerriero che sia impavido e voi lo avete ben dimostrato salvando me e la mia scorta. E gi il secondo tentativo di assassinio a cui scampo. Mio figlio invece... abbass il capo, smettendo di parlare.
La proposta a Ruggero non piacque. L'avrebbe ancorato in quella citt. C'era per da valutare anche il fatto che aveva quasi terminato il denaro: un buon ingaggio gli avrebbe permesso di mettere da parte qualcosa... Tuttavia, c'era da ammettere che accettare il comando di una guarnigione lo allettava. Aveva esperienza in quel campo, indiscussa. Avrebbe portato quei soldati a un livello di preparazione tale da acconsentire una difesa efficiente del casato dei Pucci. Poi avrebbe ripreso la propria strada.
La sua coscienza in ogni caso gli rimproverava il fatto che una decisione cos importante sarebbe stata presa poich forse influenzata dall'incontro con la ragazza della bottega delle stoffe.
Bastiano gli si fece accanto. Accettate. Tutti qui vi dobbiamo gi molto disse. Molti miliziani annuirono.
Il cavaliere lanci un'occhiata a Leonardo, che per aveva un viso torvo, carico di dubbi. Consider che, con ogni
probabilit, si stava infilando in un gran bel guaio, tuttavia disse: Bastiano. .. verr da voi domani. Fatemi trovare un buon cavallo. Sarete il mio primo ufficiale. Andate adesso. Portate i feriti all'ospitale. Seppellite i morti, pregate con le loro famiglie. Da domani tutto sar diverso. Ruggero aveva accettato, non sapeva ancora bene per quale ragione. Da quel momento era il nuovo comandante della guarnigione e, quindi, avverso alle famiglie dei Tedici e dei Cancellieri.
Leonardo scosse il capo, ma sorrise. Voi, caro ragazzo, ci riserverete un sacco di sorprese! Venite dentro che vi offro il miglior vino della mia cantina. Moglie! url. Moglie... Smettila di fantasticare che mi sia spuntato un altro membro e riempi una coppa. Abbiamo un ospite importante e valoroso! Scoppi a ridere, guardato in malo modo dai feriti.
Bastiano non nascose una certa soddisfazione per gli ultimi, inattesi, eventi.
Quando il drappello di soldati fece rientro nella dimora-fortezza dei Pucci, si rec nelle caserme. Bastiano spalanc la porta con un calcio, irrompendo nella stanza riservata al comandante: lo trovarono sdraiato a faccia in gi sul suo letto, ubriaco e puzzolente. Lo afferr per gli indumenti.
Cosa accade? Come osi mettermi le mani...
L'ubriacone non termin la frase, perch Bastiano gli aveva sferrato un pugno facendogli saltare un dente.
Avete finito di gozzovigliare, bastardo. Dovete lasciare la dimora per ordine di Agostino, razza di cinghiale stupido.
L'uomo cerc di reagire biascicando delle frasi: Cosa state dicendo? Vi far impiccare per tradimento.... Un altro pugno lo zitt.
Il vecchio Agostino assistette dalla finestra alla cacciata del comandante, che barcollava fino alla porta della dimora.
...
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CAPITOLO 11.
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...
Filippo era su tutte le furie. Cercava di spiegare sia a Lapo Cancellieri sia a suo zio in quale modo fosse fallito l'attentato al vecchio Pucci. Raccont dell'improvviso intervento di quel dannato cavaliere che aveva ucciso Lorenzo in combattimento.
Lapo riflett di fronte al fuoco acceso che gli rischiarava il volto di un rosso lavico. Ormanno invece pareva invecchiato di un decennio: prima la morte del vescovo Bertrand, e adesso il fallito assalto al vecchio Pucci. Senza contare quel misterioso cavaliere sbucato fuori dal nulla di cui le sue spie avevano riferito avesse deciso di dare man forte alle milizie dei Pucci.
Con tutti gli uomini che abbiamo perso durante l'assalto al vecchio Agostino, bisogna organizzare un altro battaglione prima che i francesi si avvicinino troppo agli attendamenti dei ghibellini, o non potremo pi far nulla per annientarli per far sparire la salma del vescovo di Avignone. Con quelle parole, Lapo aggiunse altre preoccupazioni al Capitano del Popolo.
Gli occhi di Ormanno vennero attraversati da un lampo di determinazione. Agite allora! Fatelo in fretta, cosa diavolo state aspettando? Dopo penseremo sul da farsi contro i nostri nemici di casa rise amaramente, intenzionato a non arrendersi. Il comandante della guardia di palazzo salut in modo marziale e usc dalla stanza.
Invece, Filippo si avvicin al camino sibilando: Mio caro zio, vorrei ricordarvi che i lucchesi sono quasi alle porte. Non vi sentite forse troppo vecchio e debole per gestire una situazione cos difficile?.
Ormanno si volt di scatto. Esci da questa stanza, nipote degenere. Un'altra parola e vi far impiccare.
Sotto una pioggia incessante e con l'oscurit ormai imminente, l'ufficiale della scorta alz la mano fermando la colonna.
I drappi riportanti i simboli pontifici sventolavano schioccando. Erano giunti al cospetto di una antica stazione di posta, proprio al crocevia dei sentieri che portavano a nord e a est.
Era visibilmente teso. Non c'erano cavalli n doganieri. Il luogo adatto per un assalto.
Si sent indeciso, tormentato dal timore di finire sbudellato per proteggere una salma senza n ori n denaro. Si chiese chi avrebbe potuto avercela con loro. Erano in molti, quasi settanta, tutti ben armati.
Lanci uno sguardo al carro con la salma avvolta nei lenzuoli bianchi. Non voglio rimetterci la pelle per te, depravato sodomita mormor. Constat che, con quel tempaccio e con la notte in arrivo, non fosse certo il caso di proseguire. Mise due soli soldati a guardia della salma e dispose gli altri in modo tale da essere pronti a un eventuale attacco.
Mand due cavalieri in avanscoperta. Sulla piccola colonna piomb un silenzio carico di tensione.
L'ufficiale gir il suo cavallo, percorrendo lo schieramento all'indietro. Balestrieri, armate! ordin. Immediatamente, vennero estratte le balestre dalle sacche e preparate le quadrelle.
Un prete, che sedeva sul carro foderato di velluto su cui originariamente viaggiava il vescovo quando era in vita, tremante
di paura chiese: Cosa stiamo aspettando? Perch siete schierati in assetto da battaglia?.
L'ufficiale non aveva certo voglia di sentirlo piagnucolare. Chiudete quella bocca. Non ho tempo adesso.
Il prete si risent e apr lo sportello protestando. Come osate? Riferir al... ahh! Una freccia gli si era piantata nello sterno.
Un altro sibilo tracci l'aria, seguito da altri. Le frecce si conficcarono sui loro bersagli.
Tenete la posizione! Non attaccate! Rimanete in attesa. L'ufficiale sgranava gli occhi. Se l'assalto fosse stato progettato dai pistoiesi, non avrebbero avuto molte speranze di farcela.
Dalla boscaglia spuntarono gli assalitori, che correvano verso di loro. In sella al suo poderoso cavallo da guerra c'era Filippo de' Tedici, che sghignazzava, gustandosi la scena e controllando i suoi uomini, pi di un centinaio tra mercenari e bastardi privi di scrupoli.
Pochi istanti dopo, infuriava la battaglia. Con un colpo di mazza ferrata un mercenario fracass l'elmo e poi il cranio di un balestriere francese, i cui brandelli di cervello schizzarono sul volto dell'ufficiale.
Ovunque vi erano combattimenti selvaggi. L'ufficiale francese abbatt qualche nemico prima di tornare a incitare i suoi soldati. Dispensava ordini urlando pi forte che poteva. Vide che anche il suo secondo era stato ferito: un colpo di mazza ferrata in pieno petto.
Proprio mentre le sorti dello scontro parevano equilibrarsi, ecco che dalle loro spalle sbucarono altri uomini armati. Portavano le insegne pistoiesi.
La sua esperienza militare fece capire all'ufficiale francese che si trattava almeno di altri duecento uomini. Erano quindi praticamente spacciati. Non rimaneva altro da fare che morire combattendo, come si conf a un soldato. Luridi traditori,
venderemo cara la pelle! grid con quanto fiato gli era rimasto prima di lanciarsi all'attacco contro un mercenario dei Tedici.
I francesi erano in confusione, attaccati da due fronti e in netta inferiorit numerica. La loro sorte sarebbe stata scritta dal filo delle spade.
Aveva smesso di piovere. I pistoiesi camminavano avanti e indietro sul campo di battaglia, ridotto a una poltiglia di fango e sangue, passando tra i corpi dei caduti. Quando trovavano un ferito che rantolava, lo infilzavano.
Un soldato si avvicin a Filippo, sorprendendolo mentre orinava su un albero.
Cosa diavolo vuoi?
Lo abbiamo trovato. E ancora vivo spieg l'altro.
Filippo alz gli occhi al cielo. Stento a crederci. La fortuna non mi ha ancora voltato le spalle!
Due uomini trascinarono l'ufficiale francese al cospetto del loro signore. Lo costrinsero in ginocchio e gli fecero abbassare il capo.
Siete voi che avete osato oltraggiare mio zio, il Capitano dello Popolo pistoiese? chiese Filippo.
L'ufficiale non rispose, ma alz lo sguardo verso di lui per nulla intimorito.
Lapo osservava la scena tenendo il cavallo per le briglie. Filippo fece segno ai due soldati. Questi denudarono il francese e lo legarono al carro dove era posata la salma del vescovo. Poi Filippo fece segno a Pancrazio di agire. Quest'ultimo, con una calma surreale, estrasse un pugnale. Si avvicin all'ufficiale e l'evir.
Gli altri miliziani presero a incitare il torturatore. La mano di Pancrazio mostr trionfalmente i genitali del francese prima di lanciarli in una pozzanghera. Dopodich si avvicin nuovamente alla vittima.
Fu in quell'istante che l'ufficiale recuper un barlume di lucidit e guard stralunato Filippo. Nel vostro sangue scorre il sangue degli infidi e dei traditori. Io vi maledico...
Pancrazio non gli permise di aggiungere altro e prese a squarciargli le carni dell'addome. L'ufficiale francese smise finalmente di parlare e si afflosci su se stesso. Pancrazio, come se nulla avesse compiuto, si asciug le braccia con il mantello del morto. Il silenzio rimase nei ranghi fino a quando non fu Filippo a salire sul carro, proprio sopra il corpo del comandante della scorta pontificia.
Ecco cosa accade a chi contrasta i voleri del Capitano dello Popolo e miei. Adesso, scavate una grande fossa e buttateci dentro questi cadaveri. Nemmeno una traccia dovr essere visibile. In fretta! ordin, prima di scendere dal carro e prendere le briglie del suo cavallo.
Dopo qualche ora la fossa era pronta. Ai margini vi erano i soldati appoggiati alle loro pale, esausti. Qualcuno aveva perquisito ogni corpo per impossessarsi di tutto ci che avesse un certo valore.
Vennero infine raccolti i caduti francesi e gettati dentro lo scavo. Dopo un po', si form un cumulo di cadaveri considerevole.
Platealmente, Filippo si avvicin alla sepoltura, soffermandosi a qualche passo, e sput su di essa, oltraggiandola. Qualche soldato dei Cancellieri tolse invece l'elmo, facendosi il segno della croce.
Quando Lapo Cancellieri diede l'ordine, i soldati iniziarono a ricoprire la fossa. Ci vollero altre ore e a lavoro finito era gi buio.
Lapo si avvicin a Filippo parlandogli all'orecchio: Questa e blasfemia! Voi siete un uomo privo di anima ebbe premura di dirgli.
Filippo scoppi a ridere. Ditemi... credete che la vostra anima verr accolta dall'Altssimo? ribatt. Dopodich sal in sella e ordin di rimettersi in marcia.
Dal tetto si poteva vedere bene la ripa sottostante, nonostante la nebbia, e non si correva il rischio di venire scoperti.
Era indaffarata con il padre a chiudere la bottega. Facevano contnui viaggi per portare dentro i rotoli di stoffa che tenevano sui banchi. Ne era valsa la pena arrampicarsi fin lass e camminare quasi sospeso in aria per vederla.
La ragazza dimostrava di possedere anche una discreta forza, perch da sola stava montando una serranda in legno. Il padre, nel frattempo, ne aveva montate altre tre. Rimasero qualche istante a controllare di aver ben montato il tutto e che il negozio fosse realmente serrato.
Isotta, prima di varcare la soglia, si volt un'ultima volta, guardando proprio al di sopra dei tetti. Ruggero si appiatt, sperando di non venire sorpreso; la nebbia lo avrebbe aiutato. Quando si rialz, lei non c'era pi. Poi il brontolio dello stomaco gli ricord che era l'ora di cena. Carponi, cammin fino alla copertura dell'abitazione adiacente, che era pi alta di qualche metro. Si arrampic e prosegu verso la locanda, saltando da tetto a tetto.
Lo scalpiccio di cavalli, per, attir la sua curiosit. Si distese nuovamente, appostandosi. Da dove si trovava vedeva abbastanza bene la Porta Lucchese.
L'ufficiale di guardia dall'alto dei camminamenti diede l'ordine di aprire e le guardie eseguirono all'istante. Entrarono molti cavalieri e fanti, in assetto militare. Il loro comandante indossava una corazza finemente lavorata e un elmo con il nasale alla maniera longobarda. Erano uomini che avevano combattuto: su alcuni cavalli erano adagiati i cadaveri dei compagni, mentre altri trainavano barelle con i feriti.
Seguiva un altro schieramento un po' pi disordinato. Mercenari. Davanti a essi, in sella a un cavallo enorme, riconobbe Filippo, il responsabile dell'assalto al banchiere Pucci.
Terminato il passaggio dei soldati, Ruggero fece rientro alla locanda.
Leonardo lo attendeva preoccupato. Signore... dicono in giro che la situazione in citt stia precipitando.
Il cavaliere tolse il mantello. Perch, cosa accade, mio caro Leonardo? chiese lieto, nonostante quello che gli era stato appena detto.
L'oste sospir. Non vedete? Uomini in arme entrano ed escono dalle mura. Ci sono scontri ovunque. Qualcuno racconta di combattimenti avvenuti fuori citt, di cui per non si conosce la natura...
Ruggero poggi le mani sulle spalle del locandiere. Vecchio grassone, datemi da mangiare. Quando sar ben nutrito, e sar questo vostro compito sdrammatizz rimetter in assetto le truppe dei Pucci. A lavoro ultimato, vi lascer per far ritorno alle mie calde terre assolate e fertili come il ventre di una donna.
La moglie dell'oste si risent e fece la voce grossa: Non dite assurdit e lasciate stare la sacra fertilit che il Signore ha voluto donare solamente a noi.
Il giovane accenn a un sorriso prima di rimandare: Se vi sentisse l'Inquisizione chiss cosa penserebbe di voi, madonna Freda! La donna parrebbe portata alla stregoneria, dicono.
La risposta della donna non si fece attendere: Comunque, a proposito di donna, non  quella che bramate voi, forse, giovanotto?.
Ruggero in un primo momento non comprese, poi un sospetto si fece spazio tra i suoi pensieri. La chiarezza, per, giunse quando la donna si spieg meglio.
Non fate altro che chiedere della figlia di Maffeo il
bottegaio. Dove va a lavare i panni, dove trova l'acqua per le otri, se compra galline e a quale banco... A me pare vi stiate infilando in un bel guaio. Datemi retta, lasciatela perdere. Siete piacente e avete un titolo: tornate al vostro paese, in questa citt tramano e ordiscono attentati di continuo gli carezz il volto. I Tedici sono spietati e hanno spie dietro ogni muro.
Ruggero le prese le mani. Dimostr di apprezzare la sincerit con cui lo metteva in guardia dandole un bacio sulla guancia. Vi ringrazio, ma credetemi, so badare a me stesso e non temo alcuno.
Freda annu rassegnata e torn nelle cucine borbottando sull'orgoglio stupido degli uomini. Di diverso parere era invece Leonardo. Non datele retta...  una donna! disse sorridendo, ma era chiaro che pensava ben altro della moglie. Sedetevi, vi servir la cena.
I due discussero a lungo mentre il giovane consumava il pasto. Leonardo gli parl della cacciata dei ghibellini e della suddivisione dei guelfi tra bianchi e neri. Gli interessi dei banchieri erano inimmaginabili per gente come loro. Si trattava di una citt importante per i movimenti di mercanzie, in quanto situata proprio al crocevia tra la via francigena e le altre vie principali, oltre a essere un punto di riferimento per chi valicasse gli Appennini da nord, procedendo verso Roma. Di conseguenza, quasi tutte le monete della cristianit e delle rotte commerciali d'oriente erano cambiabili sui banchi dei cambiavalute sotto il loggiato del palazzo del popolo.
Dunque, ci si pu immaginare quant'oro ci sia in gioco in questo turbinio di trame e assassini precis l'oste. Sorseggi del vino, recuperando le idee prima di aggiungere altri dettagli al racconto.
Come se non bastassero le trame dentro le mura, al di fuori vi erano i ghibellini, che stavano per preparare l'assedio della citt, capitanati dal temibile Castruccio Castracani. Non c'era
stato bisogno di spiegare chi fosse quest'uldmo, la sua fama era nota in ogni angolo d'Europa. Era un mercenario al soldo dell'imperatore, avverso da sempre al papa.
Leonardo gli parl del comandante della guardia di palazzo, Lapo Cancellieri, che deteneva in realt il controllo dell'esercito al posto di Balduccio de' Salani.
Ruggero ascolt con interesse. Gli torn alla mente l'uomo che aveva notato alla testa del drappello. Doveva trattarsi proprio di lui, Lapo. Non c'era dubbio che fosse un uomo carismatico, a giudicare dalla reverenza con cui veniva salutato dall'ufficiale di guardia alla porta.
Farebbero bene a preoccuparsi dei ghibellini accampati nella Nievole fu l'unica cosa che si sent di dire.
Invece pensano unicamente al potere. Che tra l'altro gi detengono, ma loro vogliono il controllo assoluto su ogni cosa. Sono responsabili di nefandezze tali da far rabbrividire un demone. Non hanno piet per nessuno. Ma non  tutto.
Ruggero era tutto orecchi. Leonardo lanci occhiate d'intorno per assicurarsi che nessuno ascoltasse, poi sottovoce spieg: C' una reliquia, che si dice serbi poteri incredibili.
Che tipo di reliquia? E dove? domand il cavaliere.
Nello stesso posto dove  custodito il tesoro dello santo Jacopo... fece il segno della croce, timoroso.
Non mi dici nulla di nuovo, oste. Ogni citt conserva gelosamente le proprie reliquie.
A sentir quelle parole, Leonardo scatt sulla panca. Questa  diversa! Si dice che chiunque la possegga riceva potere e
invincibilit. Parrebbe essere appartenuta a un re longobardo, Radagaiso. Saccheggi perfino Roma. Tremo al sol pensiero che uno come Filippo riesca a possederla... Lasci cadere la trase, abbassando lo sguardo.
Oltre alle ronde sui camminamenti non hanno pensato a come respingere il Castracani e le sue truppe? domand il
cavaliere, incrociando per un istante lo sguardo di Freda, che pareva angustiata.
Leonardo sospir prima di rispondergli: Solo proclami. I soldati che, in via ufficiale, sono comandati dal Balduccio de' Salani non si addestrano e, solo di rado, li si pu vedere sortire dalle mura in perlustrazione. Dico che il Castracani sacchegger la citt e saremo fortunati se lascer in piedi almeno le mura.
Il giovane cavaliere si pass la mano sul mento, pensieroso. Era capitato in quella citt proprio nel periodo pi difficile.
Oste, c' ancora qualcosa che vorresti dirmi?
Il locandiere si lasci andare sullo schienale della panca. Freda intervenne ancora, come se volesse togliersi un peso: Cosa aspetti? Diglielo. Fece segno con le mani per spingerlo a parlare.
Leonardo sorseggi ancora dalla coppa. La legna nel camino inizi a scoppiettare, rompendo un po' di imbarazzo.
Vedete... ragazzo mio, Filippo e i suoi sgherri hanno visto che vi aiutavamo a curare i feriti dei Pucci. Sicuramente sapranno che vi diamo alloggio. Insomma, temiamo ritorsioni da parte dei suoi bastardi. Strinse le labbra.
Ruggero fece un gesto senza accorgersene. Afferr il manico del pugnale che teneva assicurato alla cintura. Se ci dovesse accadere, io...
Il locandiere gli diede una pacca sulla spalla e si alz. Il giovane lo segu con lo sguardo, vedendo che si era messo a servire i clienti senza darsi troppa fretta.
Ruggero guard Freda, che gi stava tornandosene in cucina. Non gli rimase altro da fare che alzarsi. Lo avevano informato del pericolo che stavano correndo, adesso la decisione sul da farsi spettava solo a lui. Raccolse il mantello e si diresse verso la porticina che dava accesso alla stretta scalinata che lo avrebbe portato al corridoio sopra i tetti.
Il cammino parve pi lungo del solito, reso ancor pi pesante dai pensieri che gli affollavano la mente. Era quello il suo rifugio al momento, ne aveva bisogno. Gli eventi lo avevano travolto. Una citt in preda a malfattori e nobili senza piet. Un assedio imminente e una reliquia che si diceva possedesse poteri straordinari. Eppure non riusciva a togliersi dalla mente la ragazza della bottega e, nel contempo, attendeva il giorno, che sarebbe spuntato da l a poche ore, per prendere il comando delle milizie. Dopo aver ascoltato i racconti di Leonardo bramava giustizia per quella gente. Ma la ragione lo frenava. In fondo cosa rappresentava per lui quel popolo? Perch avrebbe dovuto difenderli?
Poggi la spada sul letto, avvicinandosi alla finestra. La luna che si intravedeva appena, celata dalla nebbia, riusciva eroicamente a far trapelare un raggio di luce metallica che rischiarava la stanza.
Una bava di vento gli mosse il mantello e i capelli.
Finalmente, dopo molto tempo passato a riflettere, sul suo volto apparve un sorriso. Si trattava del proprio istinto, nulla di pi. Quella forza che lo spingeva ad affrontare Filippo de' Tedici era una questione di istinto e carattere. L'ingiustizia, l'angheria e la malvagit, non erano queste le tre cose che suo padre gli aveva insegnato a fronteggiare?
Ruggero strinse la mano a pugno, come se volesse afferrare qualcosa nell'aria. Avrebbe difeso il vecchio Pucci e i locandieri. E chi ne avrebbe avuto bisogno.
Chiuse le imposte. Lentamente scivol in un sonno profondo. Sogn suo padre.
Il sole faceva risplendere ogni singola tegola della cupola della cattedrale. A mano a mano che avanzava, illuminava i tetti e le vie con riflessi accecanti.
La porta della dimora dei Pucci era ancora chiusa. Ruggero si era presentato di buon'ora e not quanto fosse ben fortificata Le guardie erano vigili dopo la nottata appena trascorsa.
Quando una di esse, dai camminamenti, lo vide avvicinarsi, gli intim di fermarsi.
Chi siete? Cosa volete? url dall'alto.
Ruggero tolse il cappuccio svelando il volto. Quando la sentinella lo riconobbe, fece segno con il braccio di alzare la grata metallica. La porta si spalanc e uscirono due guardie che accolsero il nuovo comandante.
Un miliziano entr nella caserma, svegliando Bastiano che dormiva della grossa.
Svegliatevi, Bastiano,  arrivato quel cavaliere! Ha chiesto di voi.
Bastiano si mise ritto. Annu, iniziando a vestirsi. Quando usc nel chiostro, malfermo, se lo trov di fronte.
Bastiano, come state? chiese stringendogli il braccio.
L'altro rispose senza pensarci su: Ci siamo ripresi dall'attacco. Purtroppo, ieri sera abbiamo perso un altro uomo tra i feriti. Gli altri si stanno lentamente riprendendo.
Gli occhi di Ruggero si fecero duri. E voi? indic la gamba.
Guarir, posso camminare come vedete.
Farei un resoconto. A questo punto, vorrei sapere quello che avremo a disposizione propose. Di quanti uomini e di quanti cavalli disponiamo?
Bastiano forn una pronta risposta: Cinquanta fanti, quindici balestrieri e una dozzina di cavalli.
Il cavaliere fece segno di s con la testa. Avete giubbe lacere e non tutti indossate gli elmi, come mai?
Intervenne un balestriere: Signore, il... vecchio non ci fornisce proprio tutto quello che serve.
Ruggero apprezz la sua sincerit. Far in modo che le abbiate.
Si accorse che gi molti armati si erano avvicinati, tra di essi riconobbe qualche superstite dell'agguato del giorno prima. Comprese che era venuto il momento di parlare a quegli uomini. Sal su uno scanno utilizzato dal palafreniere per ferrare i cavalli e inizi a parlare.
Non tutti mi conoscete. Quelli tra voi che possono dire grazie all'Altissimo per avergli concesso ancora la grazia di vivere, sanno che non sono certo il tipo che si tira indietro. Dunque mi presento, sono Ruggero da Suio. Da oggi sar il vostro comandante. Accetto tale incarico direttamente dallo messere Agostino, dopo l'agguato che ha subito. Fece una breve pausa, assicurandosi che tutti avessero assimilato quello che aveva appena detto. Ne subiremo altri di attacchi, statene certi. Cos come sono assolutamente sicuro che qualcuno tra voi abbia gi ricevuto proposte da parte degli emissari dei Cancellieri e Tedici. Molti scudi in pi, ne sono certo. Bene, riflettete sulle offerte ricevute, ma fatelo adesso. E questo il momento di decidersi. Sono loro i pi forti in questo momento e si sa, passare dalla parte di chi  pi forte ha sempre i suoi vantaggi. Tuttavia, invito a lasciare subito questa dimora chiunque di voi avesse deciso di accettare. Inoltre scrut i volti di ognuno consiglio a chi fosse stato ingaggiato come spia, di raccogliere le proprie cose e uscire con le proprie gambe da quella porta. In caso contrario, depositer personalmente ogni pezzo del suo corpo alla porta della dimora dei Tedici o dei Cancellieri. Pezzo dopo pezzo...
Gli sguardi di Ruggero e Bastiano si incrociarono. Per chi invece ha deciso di rimanere, avrete salve le cose pi importanti dell'esistenza di un uomo: onore, dignit e giustizia. All'opposto dei nemici, noi non compiremo crimini n nefandezze. Ci Porremo anzi a difesa del nostro signore e della sua famiglia e,
cos facendo, voi tutti accudirete contemporaneamente anche le vostre. Perch sar cos che cercheremo di vivere, con serenit e coraggio. Nessuno verr lasciato solo.
I soldati annuivano, lo stavano a sentire. In quel momento tutti pensarono alle rispettive famiglie. I tempi che si prospettavano richiedevano soprattutto il formarsi di una piccola comunit.
Se occorrer, aiuteremo i fornai a fare il pane, e ne faremo anche per noi. Alleveremo pecore e conigli, maiali e galline, se sar necessario, e ne mangeremo anche noi. Costruiremo case a chi le ha viste andare distrutte e riceveremo in cambio cibo o altre utilit. Se  vero che i Tedici e i Cancellieri vi hanno piegato in pi occasioni, allora  arrivato il momento di alzarsi e scrollarsi la polvere di dosso e di tornare all'attacco. Lo faremo, statene certi.
Ruggero vide che in un piccolo recinto vi era un cervo. Sottovoce, chiese a Bastiano: Come mai avete un cervo qua nel chiostro?.
Bastiano sorrise. Si avvicinava sempre alle mura... Indic al di l della dimora che confinava con le mura a ovest. Lo hanno catturato per mangiarlo.
Il giovane cavaliere riprese a parlare: Da questo momento in poi, il nostro emblema sar il cervo!.
Non segu l'entusiasmo che si aspettava, tuttavia le grida di approvazione furono molte.
Lo sguardo di Bastiano si fece interrogativo. Abbiamo bisogno di un simbolo che ci unisca. E quella bestia mi guardava in un modo che mi piaceva spieg Ruggero.
Il nuovo capitano conged i soldati e si fece accompagnare dal vecchio Pucci. Un tiepido sole rischiarava il chiostro infilandosi nel lungo colonnato. L'anziano Agostino aveva assistito al discorso dalla propria stanza nella casa-torre e ne era rimasto molto compiaciuto. Con entrambe le mani si
reggeva alla balaustra, non si sentiva in forze quella
mattina. Poco dopo, sent bussare alla porta.
Il cavaliere entr guardandosi intorno.
Vi ho osservato dalla finestra.
Ruggero chin leggermente il capo in segno di saluto. Signore, come d'accordo da oggi sono il comandante delle vostre guarnigioni. Al vostro servizio.
L'anziano lo fiss con occhi velati dall'et. Mi dicono per che ripartirete molto presto,  cos?
La mia vita  legata a un altro luogo. Ho dei possedimenti di cui occuparmi, quando verr il tempo. Ma lascer al mio successore un reparto di soldati affidabili e fedeli. Verificherete voi stesso.
Il vecchio annu e venne sorpreso da un attacco di tosse. Quando si riprese, continu a rivolgersi al nuovo comandante. E ditemi, di cosa abbisognate allora? chiese, con voce appesantita da un altro colpo di tosse.
Ruggero inspir prima di rispondere: era consapevole che quelle che stava per avanzare fossero pretese che avrebbero richiesto un certo onere per le casse dei Pucci. Tuniche nuove. Cotte di maglia, spade e lance. Gli scudi sono in condizioni accettabili, ma devono essere ribattuti da un armaiolo. Gli elmi... schiar la voce gli elmi sono fondamentali. Qualche cavallo in pi per disporre di un manipolo di cavalleria che abbia la sua efficienza. Ho dato un'occhiata nelle scuderie e due di quelli che stanno l a consumare biada non reggerebbero una battaglia, troppo vecchi e malandati.
Mi chiedete di dar fondo alle mie disponibilit lo interruppe Agostino, che masticava catarro prima di sputarlo.
Il cavaliere fece una lunga pausa per far riflettere il vecchio. Tutto ci che vi ho chiesto  fondamentale sia per l'efficienza della milizia che per il loro morale. Inoltre, ho un'altra cosa da proporvi... azzard.
Non vi bastano le richieste che gi avete avanzato? Ho forse ingaggiato uno svuotatore di forzieri?
Ruggero si accorse che l'altro sorrideva.
Ben detto, capitano. Ben detto. Andate adesso, otterrete qualcosa non appena avr fatto alcuni calcoli lo conged Agostino.
Il servo fece per accompagnarlo, ma Ruggero gli intim: Fammi strada... mostrami tutti gli angoli di questa dimora.
Quella mattina il cielo si stri di nuvole che andavano colorandosi di rosso, sfumando, ai margini, di indaco. Isotta beveva del latte fresco da una ciotola di terracotta.
Le stoffe erano gi in mostra sui banchi. C'era molta gente in giro, avrebbe fatto qualche affare.
Una signora, che aveva l'aspetto di disporre di buone finanze, si avvicin studiando la merce. Sfior con le dita alcuni campioni, fino a soffermarsi su quello che proveniva dalla Francia.
Ben scelto, mia signora! Viene dal nord, da Strasburgo. Ci sono stata con mio padre e pare di vivere in una corte. Ogni vicolo  fastoso, ricco di botteghe con ogni genere di mercanzia e l i commerci sono floridi. Noi l siamo riusciti a vendere tutto il campionario intervenne per proporre la merce.
La donna pieg la testa di lato. Ma davvero? chiese irriverente.
Credetemi, le donne vestono abiti sontuosi: utilizzano tonalit scure ma impreziosite di merletti e preziosi. Una signora come voi meriterebbe di indossare tessuti pregiati come questo la lusing.
La cliente non rispose e continu a studiarne la consistenza e la lucentezza. I ricami erano eleganti e i bordi tagliati molto bene.
Quando alz lo sguardo, Isotta comprese che era venuto il momento di dire il prezzo: Due scudi. Solamente due scudi e
sar ben pagata anche la fatica dei cavalli che l'hanno trasportata fino a qua. Scoppi a ridere.
La cliente non doveva essere il tipo che si lasciava convincere facilmente. Altri ne hanno acquistata?
A quella richiesta, Isotta comprese che l'affare sarebbe andato a buon fine. L'acquirente aveva voluto sapere se altre signore avessero indossato abiti confezionati con la medesima stoffa. Doveva essere l'unica a sfoggiarla.
Mia signora, chi potrebbe permettersi una bellezza cos unica? Come vi dicevo, vedete? Ricami impreziositi da fili dorati... alz lo sguardo sono lavori esclusivi delle corti francesi.
La donna alz il mento in una posa austera. Fece un segno alle serve che le stavano dietro e la pi anziana estrasse una sacca dall'incavo del vistoso petto.
Vi infil la mano estraendo dei bronzi.
Uno... e due! Tenete. Porse la mano con le monete.
Isotta ringrazi e inizi ad avvolgere il rotolo della stoffa con una pelle di pecora per non farla sciupare durante il trasporto.
Vestirete come una regina. Salut l'acquirente senza tuttavia ricevere risposta. La donna infatti prosegu la sua strada senza curarsi pi di lei.
Maffeo, che aveva assistito alla scena da dentro la bottega, si compiacque. La ragazza ci sapeva fare. Isadora invece era pi portata a fare la moglie. Avrebbe dovuto presto trovarle marito. Ne avrebbe parlato con qualcuno affinch si facessero avanti altri pretendenti. Quelli che gi si erano proposti avevano subito un rifiuto netto. Cos facendo, lui aveva perso anche qualche buon partito. Il figlio del farmacista ne era un esempio. S, certo, non si trattava di un uomo dotato di una grande intelligenza n particolarmente bello, ma aveva una buona dote e di quei tempi...
Poi aveva anche rifiutato il vecchio Francesco, il notaro. Aveva pi di sessantanni ed era rimasto vedovo dalle seconde
nozze. Aveva messo gli occhi addosso a Isadora, bella e nel fiore degli anni. Si era presentato una sera chiedendola in moglie e quella sciocca si era messa a fare una scenata dicendo che mai avrebbe voluto sposare un vecchio. Il notaro si offese e se ne and sbattendo la porta e... addio dote. A quei pensieri Maffeo scosse il capo sconsolato.
Ma Isotta, con la simpatia che provava per quel farabutto di Filippo, era forse meglio di sua sorella?
Mah! Maffeo borbott cercando di scacciare quei pensieri.
Cosa avete detto padre? chiese Isotta.
Si d il caso che io abbia a che fare con due teste di legno! E lo dir ancora, mah e di nuovo mah! Rientr in bottega continuando a bofonchiare.
Dopo qualche istante usc dalle cucine Isadora. Cosa avete detto a nostro padre? Impreca e mugugna... dice che siamo due ingrate. Ingrate per cosa?
Isotta baci l'altra sulla guancia. Credetemi sorella mia, non lo so. Scoppiarono a ridere.
La loro allegria venne interrotta dallo scalpiccio di un cavallo.
Isotta riconobbe il forestiero, quel cavaliere che si diceva avesse affrontato Filippo e i suoi uomini a difesa del vecchio Pucci. Il giovane smont con eleganza, assicur l'animale a un anello nel muro e arriv al cospetto del loro banco.
Ogni parola si smorza in gola quando vi vedo, madonna.
Isotta arross e sua sorella la guard sorridendo.
Vedo che siete mattutino, cavaliere disse Isotta, sistemando delle stoffe che in realt erano gi perfettamente sui banchi.
Sono venuto per...
E gi tutto confezionato. Non perdiamo tempo qui, sapete? lo zitt lei.
Ruggero rimase a bocca aperta ma non si perse d'animo. Bene, allora vi far piacere sentire cos'altro avrei da dirvi ribatt.
Nient'altro che non sia inerente alla vostra spesa, messere.
Il giovane guard incredulo la sorella, che alz le spalle. Nessun aiuto neppure dall'altra.
Allora, per voi ho il denaro necessario per il mio mantello. Ecco qua. Poggi le monete sul banco.
Lei le raccolse una a una infilandosele in una tasca nascosta nella lunga gonna.
Mia sorella vi consegner il vostro mantello. E fatto nel migliore dei modi, l'ho incerato io stessa, non vi bagnerete di una goccia.
Ruggero fece segno di s con il capo. Anche voi siete stata creata nel migliore dei modi.
Isadora, prontamente, colse l'attimo ed entr nella bottega.
Voi siete impertinente, credete forse che il vostro rango vi consenta sfrontatezza? lo attacc.
Ho detto forse qualcosa? parodi, toccandosi il petto. Oh, mia bella, non fateci caso. Qualche volta  il mio cuore a parlare per me negli occhi pass un lampo di sottigliezza ma io la penso in tutt'altro modo.
Piantatela, piuttosto raccogliete il vostro ordine e andatevene replic lei sforzandosi di non abbassare lo sguardo e apparire in imbarazzo.
Non ho visto ancora nulla in realt, ho solamente pagato ribatt Ruggero.
La fronte di Isotta si corrug. Dunque voi la pensate all'opposto del vostro cuore? E potrei sapere qual  la vostra opinione?
Che non siete poi cos bella come si creda. Forse sar la luce del giorno a rendervi pi gradevole ma...
E dunque?
Niente di particolare. Potrei avere la merce ora?
Isadora apparve subito dopo, con il mantello piegato tra le mani. Tenete signore.
Lo porse al cavaliere, che lo mise sotto un braccio. Isotta
alz un sopracciglio, guardando il giovane cliente che nel frattempo era rimasto impalato di fronte a lei. Allora? Cos'altro volete? chiese, fingendosi stizzita.
Potrei almeno chiedervi un consiglio? Ruggero fece l'espressione di chi sta per affondare il colpo micidiale all'avversario. Voi siete del mestiere e non saprei a chi altro chiedere.
La ragazza sbuff: Avanti... fate in fretta, ho da fare, sapete.
Nell'animo di Ruggero divamp una sensazione di soddisfazione. Assapor ogni parola che diceva: Dovrei ordinare una settantina di tuniche realizzate di stoffa bianca e di stoffa verde. Su di esse deve essere rammendato uno stemma, un cervo per l'esattezza. Sono consapevole che la faccenda richiederebbe molto lavoro, ma di rimando produrrebbe un certo buon guadagno. Visto che mi avete fatto capire di non essere gradito.... Calc la voce sulle ultime tre parole, poi riprese, schiarendosi la gola: Dove si trova un'altra bottega come la vostra?.
A Isotta gir il capo e tremarono le gambe. Vide la faccia di bronzo del cavaliere aprirsi in un sorriso beffardo. Ma poco le importava, goffa o no, avrebbe dovuto trattare con lui alla pari.
Noi... la voce usc dalla gola ridicola.  questo il posto che fa per voi, datemi retta. Ce ne sono altri in citt,  vero, ma solo qui abbiamo le stoffe giuste e i colori pi... pi... non sapeva cos'altro aggiungere.
Ruggero la trasse d'impaccio. Allora credo sia giunto il momento di parlarne. Seriamente dico.
Lei fece segno di entrare nella bottega. Facendosi da parte, lo vide sfilare davanti a s.
Mentre faceva di conto, Maffeo, che lo vide entrare, lanci un'occhiataccia alla figlia come per chiederle spiegazioni. Isotta gli fece capire di lasciarlo parlare.
Di cosa abbisognate, messere? Si pul le mani sporche
d'inchiostro frettolosamente con un panno e porse la destra a Ruggero, che gliela strinse in segno di riguardo.
Isotta intervenne: Padre, questo cavaliere desidera fare un ordine assai consistente. Per questo motivo vuole prendere accordi con noi.
Approfittando della spiegazione della ragazza, Ruggero avvi la trattativa.
Posso immaginare che le voci in citt abbiano raggiunto tutti gli orecchi. Sono il nuovo capitano delle guarnigioni dei Pucci. Necessito di una settantina di giubbe lunghe fin sopra le ginocchia. Devono essere per met bianche e per met verdi, sezionate verticalmente. Al centro andrebbe applicato uno stemma raffigurante un cervo ritto sulle zampe posteriori.
Maffeo lo interruppe:  un lavoro notevole. Era chiaro che non si riferiva solamente alla manodopera.
Verrete ben pagati lo rassicur il cavaliere che, nel frattempo, aveva lanciato uno sguardo a Isotta che confabulava con la sorella.
Il bottegaio cerc di attirare l'attenzione del giovane fingendo di schiarirsi la gola.
Il prezzo andrebbe maggiorato per via del rischio... lasci cadere la frase.
Comprendendo che alludesse al rischio di mettere a disposizione manodopera per la famiglia avversa a quelle dominanti, '1 giovane rilanci: Vi si ordina solamente della stoffa ricucita. Null'altro. N fedelt n amicizia. Ci che preparerete verr ricompensato e nient'altro.
Maffeo scosse il capo, angustiato. Poco tempo fa un mastro muratore ha perso le mani per aver costruito delle mura per i ghibellini...
Se dovessero farvi una cosa del genere, subito dopo le vostre mani, verrebbero staccate le lingue degli artefici di tale gesto. Vi do la mia parola su questo sottoline Ruggero.
Il vecchio bottegaio parve convincersi. In fondo, di quei tempi, il guadagno di una commessa cos importante non era certo da disdegnare. Inoltre, se fossero sorti problemi, avrebbe proposto un prezzo di favore per i Tedici e i Cancellieri per rabbonirli.
Ruggero concluse la proposta: Fatemi un buon prezzo e la commissione sar vostra.
Nella mente di Maffeo sfrecciarono numeri e calcoli veloci. Considerazioni e impressioni. Riflessioni tipiche dei commercianti, che lo indussero a rispondere con un ampio sorriso. Sta bene! Io prenderei un popolino ogni dodici tuniche. Guard il giovane speranzoso, senza tradire espressioni che dessero a intendere che si trattava di un prezzo da aggiustare.
Ruggero scoppi a ridere. Poi rilanci: Un popolino per quindici tuniche e uno sconto quando le consegnerete tutte.  una buona commissione di questi tempi, non vi pare?.
Maffeo si gratt il mento, muovendo le dita sulla barba incolta e brizzolata. Aveva gi deciso di accettare, ma si diede l'aria di chi ancora pu mercanteggiare.
Mi sembra passabile. Per si effettueranno tre pagamenti. Un acconto, uno a met del lavoro e l'altro alla consegna. Pu andar bene?
Ruggero accett. I due si strinsero la mano prima che il cavaliere uscisse salutando tutti in modo cortese. L'ultima occhiata la lanci a Isotta.
Il cavaliere mont a cavallo e tir le briglie. L'animale si volt su se stesso e avanz al trotto scendendo lungo la ripa, sotto una copertura di volte a botte.
Un uomo lo vide allontanarsi, cal il cappuccio sul suo volto e spar dentro un cunicolo buio.
Cammin per decine di metri immerso nell'odore stantio della muffa e dei muschi, fino a sbucare dietro una colonna risalente all'antica Roma, poi riutilizzata per costruire una casupola a graticcio.
Si confuse tra la gente che camminava, fino ad arrivare al cospetto della dimora dei Tedici. Si avvicin a una guardia, che lo fece entrare attraverso una porticina. Una volta dentro, cammin spedito fino alla sala grande, dove scoppiettava un grande fuoco.
Seduto su una sedia dallo schienale alto, vi era Filippo, che si lasciava trasportare dalle provocazioni di una ragazza. In una mano teneva una coppa di vino. Con l'altra stringeva un seno dal capezzolo turgido.
Quando il servo annunci la visita ricevuta, Filippo sussurr all'orecchio della donna l'invito ad allontanarsi.
La ragazza comprese, si ricompose e, timorosa, fece per uscire, ma il servo le afferr il polso e le apr la mano. Nel palmo mise un bronzo. Lo sguardo di lei gli fece capire che quella moneta sarebbe bastata per pagare il silenzio richiesto dalla circostanza. Spar immediatamente dopo.
Quando anche il servo usc chiudendosi dietro la porta, Filippo accolse il visitatore.
Vi vedo con piacere, Genserico. Se siete qui  perch avete buone nuove per me e pretenderete una ricompensa, vi conosco troppo bene, sapete? Lo esort con un gesto plateale, allargando il braccio lentamente come a invitarlo ad avvicinarsi. Ma non esitate, sono ansioso di sapere di cosa si tratta.
L'uomo apr il mantello, svelando un usbergo impreziosito con borchie e bordi di stoffa con lacci di cuoio intrecciati. Alla cintola pendevano il pugnale e la spada, entrambi di nobile fattura. Una profonda cicatrice gli segnava il volto, ricordo di una battaglia quando era al soldo senese.
Accenn un inchino che gli riusc goffamente. Mio signore! alz lo sguardo ho eseguito ogni vostro ordine.
Allora, cos'altro aspettate? Parlate!
Lo straniero, l'ho seguito.  stato nominato comandante delle milizie della famiglia Pucci, ero appostato fuori le mura e sentivo al loro interno risate e urla di incitamento.
Filippo strinse i pugni dalla rabbia. Poi, un lampo di audacia attravers il suo animo. Io dispongo di almeno il triplo delle sue misere guardie. Inoltre ho mercenari disposti a tutto si consol.
Genserico prosegu il resoconto: E andato alla bottega del Maffeo e ha parlato a lungo con la figlia. A quel... venne interrotto da un urlo di Filippo.
Come dite?!
Nella bottega del Maffeo... prov a spiegare l'altro.
No, con chi parlava a lungo? ringhi, con gli occhi stralunati dall'ira.
Genserico afferr all'istante quale fosse il nervo scoperto e calc la mano. Cos facendo, ogni parola aggiunta avrebbe fruttato ricchezza. Con la figlia del Maffeo. Lei gli sorrideva, parevano conoscersi da tempo.
Quel bastardo! Come pu osare tanto? Lo schiaccer come un verme mugugn, facendo della bava bianca agli angoli della bocca.
Dicevo... finse di proseguire disinteressatamente il racconto. Infine  entrato nella bottega a parlare con il vecchio e quando ne  uscito,  saltato in sella al suo cavallo.
Possiede un cavallo?
Aveva lo stemma dei Pucci sui finimenti.
Filippo diger le notizie lentamente. Poi si inalber, diventando un fascio di nervi. Fate bene il vostro mestiere. Il mio contabile sapr dimostrarvi riconoscenza. Seguitelo ancora, fino a quando non avr deciso cosa farne. Dopodich conged la spia.
Scatt verso la finestra. Sotto di lui alcuni mercenari si addestravano al combattimento, uno stalliere attraversava il piazzale
tenendo per le briglie due cavalli e il maniscalco ferrava una bestia, che non ne voleva sapere di stare ferma. L'armaiolo lustrava gli scudi, mentre il fabbro faceva la brace per forgiare altre punte di balestra. Non vi era dubbio, disponeva di un esercito in grado di spazzare via quegli straccioni armati dei Pucci.
Rise, compiaciuto.
Quella mattina l'alba si presentava rigida e sfacciatamente priva di nubi.
Erano i cigolii dei molti carretti che percorrevano le ripe a ricordare a chiunque che quello sarebbe stato il giorno del mercato degli animali, concesso una volta ogni tre mesi. Le ruote solcavano le pozzanghere, smuovendo la fanghiglia prodotta da un interminabile periodo di acquazzoni.
Il canto di un gallo segn l'inizio di un nuovo giorno.
Mentre il cielo schiariva sempre di pi, i soldati dei Pucci erano gi schierati nel piazzale in attesa del loro nuovo comandante, gli elmi indossati e le lance ferme rivolte all'ins. Tutti in rigoroso silenzio. Bastiano, cos come gli aveva suggerito il comandante, li aveva fatti destare assai presto e, dopo una colazione nel refettorio, li aveva condotti nella cappella per pregare. Con lo spirito pronto per l'occasione, erano adesso tutti inquadrati, marziali.
Ruggero sapeva cosa avrebbe detto loro. Ci aveva pensato per gran parte della notte, prima di cadere addormentato. Doveva anzitutto infondere coraggio ai cittadini pistoiesi, sopraffatti dalla tracotanza delle due facoltose famiglie. Per far ci avrebbe dovuto conquistare la fiducia persa ormai da anni a causa di soprusi e prevaricazioni; non si trattava di cosa facile, ma con le sue azioni avrebbe avuto qualche possibilit, ne era certo.
Si trovava ancora nella stanza riservatagli, che era detta "del capitano". L'ubriacone che lo aveva preceduto aveva lasciato solo qualche panca vuota. Si ripromise di arredarla appena
avesse potuto. Lo stavano aspettando, pens. Indoss la cotta di maglia con sopra la tunica bianca e verde. Non aveva ancora lo stemma del cervo, ma presto avrebbe rimediato anche a quello. Assicur la spada al cinturone e raccolse l'elmo. Si avvi verso i suoi uomini, col mantello appena confezionato che spazzava il pavimento.
Quando usc, il sole quasi lo abbagli. Tinteggiava i tetti della citt di rosso e rendeva i vetri come specchi. Cammin fino al centro dello schieramento. Si ferm e lanci un'occhiata a Bastiano, schierato al fianco dei soldati. Questi fece qualche passo avanti e inizi a urlare: La forza  schierata, comandante. Cinquanta spade e quindici balestre pronte!.
Ruggero si avvicin al suo secondo ufficiale. Parl a bassa voce: Avete fatto un buon lavoro, amico mio. Sorrise. Adesso tornate al loro fianco, devo spendere qualche parola.
Bastiano rientr nei ranghi.
Dall'alto della finestra della sua camera nella casa-torre, il vecchio Pucci guardava compiaciuto ci che stava accadendo nel piazzale. Qualcosa stava cambiando: si sentiva ottimista.
Ruggero si schiar la voce. Soldati, presto arriveranno le nuove tuniche. Parler con i fabbri per ordinare armi nuove. Ma non  solo di questo che vorrei parlarvi. Tutti lo ascoltavano attentamente. Camminando per la citt ho notato che vi sono case diroccate e chiese prive di statue e decorazioni. Vi sono bottegai in balia delle scorribande dei prepotenti... so di contadini che pagano tributi giusti e poi, come se non bastasse, sono costretti dai rampolli delle famiglie importanti a pagarne altri, ingiusti si corresse estorti.
Vi fu un brusio di approvazione. Bastiano fulmin con gli occhi coloro che sussurravano.
Parleremo con loro, sentiremo se sar possibile fare qualcosa per aiutarli e proteggerli. Daremo una mano a ricostruire le
case e faremo la questua per pagare artisti che creeranno statue sacre e dipingeranno le pareti nelle nostre chiese.
Urla di approvazione e di incitamento interruppero il cavaliere, che annu soddisfatto. Con il dito indice punt verso il basso, continuando: Da adesso! Cominceremo da adesso. Ci addestreremo a turno e andremo per la citt nello stesso modo, facciamo capire alla gente che i Cancellieri e i Tedici non potranno pi compiere angherie impunemente!.
Le urla si udirono distintamente anche al di fuori della dimora.
Genserico se ne stava seduto su delle botti a mangiare mele, fingendo di trovarsi l per caso. Non era riuscito a sentire ci che il giovane cavaliere aveva detto, ma iniziava a essere chiaro che qualcosa stava per accadere e, di qualsiasi cosa si trattasse, al suo padrone non avrebbe fatto piacere.
Ruggero poggi il braccio sulla spalla di Bastiano.
Mettili al lavoro. Rompigli la schiena. Addestrali. Una dozzina verranno con me in citt. Che siano in assetto da battaglia, non si sa mai ordin.
Bastiano annu. Si diede subito da fare. Chiam dodici uomini, cui spieg il da farsi. Poi richiam il restante della forza per iniziare gli addestramenti.
Prima di uscire dalla porta, Ruggero vide che gi qualche soldato si misurava nel combattimento.
La gente si ferm, vedendo il cavaliere in sella al cavallo seguito da dodici fanti appiedati e armati. La porta si richiuse subito dietro di loro. Il piccolo drappello avanz sotto lo sguardo degli astanti.
Salve, buona gente salut dall'alto della bestia.
Gli uomini annuirono di rimando, le donne arrossirono.
Giunti presso una casa con una parete franata, il cavaliere ferm la marcia alzando la mano. Smont dal cavallo e si avvicin alla porta. Buss.
Una donna anziana fece capolino dalla finestrella accanto. Cosa volete? chiese, guardando preoccupata i soldati che sostavano a pochi passi da casa sua.
Con la faccia pi serena che poteva, Ruggero si present: Mia signora, siamo i soldati dei Pucci e abbiamo notato che la vostra casa  franata: in un paio di giorni potremmo ricostruirne la parete e, se lo vorrete, rifare anche il tetto.
La donna spalanc la bocca, mostrando le gengive. Ripresasi dalla sorpresa, rientr a casa ululando: Duccio, Duccio... esci fuori. Ci sono dei soldati che si volt come per accertarsi che non si trattasse di un'allucinazione, e vedendo Ruggero che ancora le sorrideva tireranno su la parete franata e non piover pi in casa!.
Dopo qualche minuto la porta si apr. Il vecchio Duccio usc, sorretto dalla moglie, guardando fisso davanti a s, oltre il cavaliere che aveva di fronte. Il suo viso era sporco di fuliggine e le mani erano nere: probabilmente stava attizzando il fuoco.
Ruggero comprese che era cieco. Chi siete? domand.
Soldati. Della famiglia de li Pucci.
Perch chiedete di aiutarci? Noi non possiamo pagarvi, n ho figli da darvi in arme.
Non chiediamo n l'una n l'altra cosa. Siamo cristiani e facciamo la carit replic il cavaliere.
Si intromise la donna, a cui scintillavano gli occhi, seppur velati dalla senilit: Abbiamo ci che vi occorre. Il mio Duccio faceva parte della corporazione dei muratori prima di divenire cieco. Sapete, nostro figlio se lo sono portato via le febbri nere e da quel giorno noi tiriamo avanti a stenti....
Ruggero la interruppe: Questi uomini si metteranno al lavoro da subito. Mostrateci dove tenete gli attrezzi.
La donna fece entrare gli uomini nella casa conducendoli dietro, dove si apriva un piccolo giardino. Gli attrezzi erano accatastati in terra, ormai mezzi arrugginiti.
Il vecchio Duccio si fece spazio. A lavori ultimati, vi far dono dei miei attrezzi. Poi si avvicin a Ruggero ed esamin il suo volto con i polpastrelli delle dita. Siete giovane. Vigoroso e di animo nobile. Vi ringrazio per l'aiuto che ci state dando. Che Dio vi assista.
Un soldato si avvicin in modo confidenziale. Capitano, ci metteremo tutti al lavoro? domand.
Non tutti. Qualcuno rimarr in arme, Filippo de' Tedici verr presto messo al corrente delle nostre intenzioni e dovremo essere pronti spieg Ruggero.
Dopo qualche ora, lui stesso e otto soldati erano a torso nudo a lavorare. Gli altri quattro se ne stavano vigili e pronti a qualsiasi evenienza.
La parete diroccata era stata buttata gi definitivamente e le pietre e i mattoni ricavati messi da parte per riedificare. Veniva impastata la malta per issare la nuova parete.
La gente che passava per quella ripa si domandava chi fossero gli uomini che lavoravano alla casa del vecchio Duccio, e lo chiedevano proprio ai soldati lasciati a guardia. La voce inizi a circolare e, gi verso sera, una quindicina tra padri di famiglia e figlioli erano giunti a dare man forte.
C'era chi issava il muro pietra dopo pietra e chi stava arrampicato sul tetto per ripulire le travi riutilizzabili e assicurarvi tegole e mezzane.
Al cospetto di Ruggero si present un uomo corpulento e alto, un gigante ai suoi occhi.
Gli porse la mano, che era grande il doppio della sua, e disse: Se  vero quello che si dice in giro, io e i miei ragazzi si volt e indic tre giovanotti gi indaffarati a segare delle travi laddove potremo, vi daremo volentieri una mano. Sono falegname e quei tre furfanti sono i miei apprendisti. Ho portato con me una trave da riutilizzare,  un po' logora ma ripulendola diventer come nuova.
Ruggero fu lieto, tuttavia doveva rispondere a quell'uomo in modo esaustivo: non era certo di un grazie che aveva bisogno. Infatti quello che il falegname non aveva detto era che, se si era presentato l, non era solamente per aiutare i soldati, ma soprattutto per ottenere da loro un'adeguata tutela: evidentemente era esausto di pagare contributi ingiusti a chicchessia. Si asciug il sudore dalla fronte prima di dirgli: Sarete i benvenuti. Avrete in cambio protezione per la vostra bottega.
Fissandosi negli occhi, i due si intesero.
Alcune donne portarono dei frutti e qualche cesta di focaccia ancora calda. Leonardo il locandiere venne a sapere cosa stava accadendo e si affrett a far recapitare da un garzone un caratello di buona birra.
Il vecchio Duccio intonava stornelli popolari, mostrando la bocca sdentata. Rideva spesso evidenziando le rughe, quelle poche che si vedevano a causa della barba lunga fino al petto.
Un gruppetto di marmocchi imitava i soldati, costruendo delle torrette con dei ciottoli di fiume. Uno di essi portava al seguito due cuccioli meticci. Alla fine della giornata ne regal uno al vecchio cieco, anche se la moglie non appariva granch felice.
I lavori proseguivano spediti. La parete era eretta quasi interamente e il tetto per gran parte risistemato, e mancavano ancora tre ore al tramonto. Un prete fece capolino, facendosi spazio tra la piccola folla formatasi attorno all'improvvisato cantiere. Chiese di poter parlare con Ruggero. Lo attese con le mani giunte dietro la schiena.
Prete, mi cercavate?
Siete Ruggero il cavaliere?
Il giovane annu.
 vero che siete stato un Ospitaliere? chiese il prelato.
Lo sono stato. Ma si tratta del passato. Adesso, come avrete
saputo, svolgo un'altra mansione. Siete qui solamente per togliervi delle curiosit?
Il prete fece segno di no con la testa. Si dice in giro che abbiate l'intenzione di riparare anche le chiese in rovina.
Ruggero guard fisso il prete. Si dice il vero allora!
L'altro alz lo sguardo al cielo, giungendo le mani sotto il mento. Dio sia lodato! esclam. Poi torn a rivolgersi al cavaliere: Verreste a visionare la piccola chiesa di Santa Tecla? E ridotta male e... mostr un certo dmore a proseguire Sua grazia il vescovo non intende elargire i fondi per rimetterla in sesto. Abbass gli occhi, guardando un punto fisso sul selciato.
Il cavaliere fu cauto nella risposta: Prete, verr a vedere di persona la vostra chiesa. Tuttavia devo premettervi che non abbiamo ancora a disposizione i fondi necessari per comprare del materiale. In tal senso, potreste iniziare una questua. Il Signore ci dar una mano.
Un mormorio serpent tra i presenti. Santa Tecla era una piccola chiesetta eretta durante il periodo longobardo. Era stata utilizzata fino a qualche secolo prima, poi inizi la costruzione della cattedrale e le chiese minori vennero trascurate fino alla rovina.
Ruggero torn al lavoro arrampicandosi fin sul tetto.
Genserico si fece annunciare a Filippo.
Attese ben poco, perch subito il servo lo invit a entrare. Filippo si stava addestrando con la spada. Misurava il proprio talento contro due uomini, uno dei quali era il personale maestro d'arme.
Quando vide entrare la sua spia pi fedele, fece segno di smettere. Subito un servo gli porse un panno con cui deterse il sudore dal dorso e dal volto.
Avete nuove? chiese stizzito.
Genserico inizi il resoconto: Mio signore, i soldati dei Pucci e il loro comandante vanno in giro a ricostruire case diroccate e promettono protezioni alle botteghe. I preti domandano loro di aiutarli a ristrutturare vecchie chiese. Girano voci sull'ipotesi che i Pucci commissioneranno lavori ad artisti affinch scolpiscano statue sacre.
Filippo aveva gli occhi sgranati, l'espressione del folle che  privo di ogni controllo.
La spia indietreggi di qualche passo, temendo una reazione incollerita. Quell'uomo aveva in mano una spada e sapeva usarla bene.
Cosa... cosa avete detto? finse di non aver compreso.
Quel cavaliere si sta dando un gran da fare per conquistare la fiducia de li popolani. Non si era mai vista una cosa del genere.
Parler con mio zio e con i Cancellieri prima di sera. Si rivolse al servo: Fai preparare i cavalli, all'imbrunire andremo al Palazzo del Comune.
Il servo accenn un inchino e usc frettolosamente dalla sala per dar seguito all'ordine. Anche Genserico venne congedato.
Il rampollo riprese ad allenarsi con foga e rabbia. Era gi buio quando il suo cavallo, seguito dalla scorta di mercenari, varc la porta del Palazzo del Comune.
Il Capitano del Popolo, affacciato al balconcino che dava nel cortile interno, lo vide arrivare.
Al suo fianco si ergeva la figura di Lapo Cancellieri, che indossava la cotta di maglia e la tunica con lo stemma della propria casata. La mano guantata era posata sull'elsa della spada.
Quando Filippo fece ingresso nella sala, a grandi falcate, suo zio, temendo una reazione spropositata, cerc di calmarlo.
Calmatevi nipote! Sappiamo gi cosa sta accadendo dentro e fuori le mura e non abbiamo certo bisogno delle vostre rimostranze.
Mi temete dunque? ribatt l'altro.
L'anziano si irrigid al punto che gli tremarono le labbra. Non dite sciocchezze... si limit a dire.
Sono sorpreso, caro zio. Pensavo che le vostre spie fossero oziose e inudli, invece guarda che risultati... disse con un sarcasmo tagliente.
Vengo a sapere pi di quanto crediate, nipote senza rispetto ribad di rimando.
Il rampollo dei Tedici liber il capo dal cappuccio di maglia metallica. Si avvicin agli altri lanciando un'occhiata a un servo che si trovava nella penombra, tra le grandi tende purpuree.
Servo, del vino! ringhi. Poi guard lo zio. Mio signore chin leggermente il capo vi interessa sapere la mia opinione su tutto ci?
Ormanno port una mano sotto il mento, sorreggendolo. Si limit ad annuire.
Filippo non aspettava altro. Attacchiamo la dimora dei Pucci, questa notte stessa. Domani non rimarranno che macerie e cenere. Al tramonto il corpo del vecchio Pucci e di quel cavaliere penzoleranno dalle forche come monito. Alz le spalle E problema risolto.
Il Capitano del Popolo and su tutte le furie. In quell'istante comprese che era l'arroganza del nipote che gli faceva perdere le staffe.
Ah, s? E sentiamo... come reagirebbe il popolo a tale scempio? Sapete che il Castracani e le sue truppe sono vicinissime alle nostre mura? Avremmo bisogno di ogni uomo che si regga in piedi per difendere la citt e serviranno anche le truppe dei Pucci. Strinse la mano come se volesse agguantare l'aria.
Filippo scosse la testa come se non credesse alle proprie orecchie. Signore, perch causare un tale versamento di sangue?  noto che Castruccio Castracani  un capitano di ventura privo di scrupolo. Nessuno fino adesso  stato in
grado di fermarlo. Prenderebbe questa citt comunque. Ordunque
vi dico, stringiamo un patto con lui e ci assicureremo la reggenza della citt sotto le insegne dei lucchesi o dei pisani. La cosa importante  lanci occhiate d'intesa anche a Lapo, che se ne stava seduto ad ascoltare che il tesoro di san Jacopo si dissolva nel nulla! scoppi a ridere.
Lapo Cancellieri scatt in piedi. Arrenderci? Che sciocchezze sono mai queste? Le truppe del Castracani devasterebbero ogni vicolo. Subiremmo saccheggi e massacri, i cadaveri galleggerebbero sul loro stesso sangue. Non vi rendete conto forse di cosa dite, Filippo?
Filippo lanci la coppa del vino dalla rabbia. Sta bene allora. Attender la vostra decisione, zio. Tuttavia c' una cosa che io voglio voi sappiate. Ossia che, strinse le labbra con disprezzo nessuno di voi potr impedirmi di uccidere quel dannato cavaliere. Vendicher Lorenzo e...
Lapo lo interruppe, schernendolo: Cos la figlia del bottegaio delle stoffe diverr vostra, finalmente?.
Filippo lo fulmin con gli occhi. Voi osate parlare troppo...
E voi lo fate senza riflettere.
Siete dimentico di quanto adori seviziare le mie vittime minacci ancora.
Siete mai riuscito a parlare con qualcuno che sia riuscito a uccidermi? rilanci con sarcasmo l'altro.
Filippo, senza aggiungere una parola, lasci la sala. Lapo Cancellieri e Ormanno videro lui e il suo seguito uscire dal palazzo e attraversare la piazza al galoppo.
Prima o poi dovr fargli capire chi comanda mormor Ormanno, continuando a fissare fuori dalla finestra.
Lapo chiar seccamente: Se non appartenesse alla vostra casata, lo avrei gi fatto io.
Il vecchio si volt, stupito da tale azzardo. I soldati della
mia casata sono fedeli a lui, senza contare il piccolo esercito di mercenari che paga con i miei soldi! Io godo solo della mia posizione: se dovessi decadere dalla carica che ricopro, mi taglierebbe la gola lui stesso.
Come comandante della vostra guardia personale far in modo che ci non accada. Oltre alle guardie del palazzo dispongo anche delle milizie della mia casata, non dimenticatelo, per nulla inferiori alle vostre, signore lo rassicur.
Ormanno annu senza troppa convinzione. Non poteva fidarsi di nessuno ormai, riflett.

Tarda sera.
I soldati fecero rientro alla dimora dei Pucci esausti. Ad attenderli, i commilitoni che volevano sapere come fosse andata la giornata e se era vero che avevano raccolto molti favori della gente.
Nel refettorio veniva servita la cena e Ruggero decise di sedere un po' in disparte per fare il punto con Bastiano.
La gente ci ha notato eccome: ci portavano focacce, frutta, birra e c'erano tanti curiosi ancora che racconteranno cosa  accaduto oggi! lo aggiorn.
L'avevo capito. In molti hanno bussato al portone chiedendo aiuto per qualcosa.
E voi?
Abbiamo preso nota delle richieste e di chi le faceva.
Ben fatto, bravo rise compiaciuto.
Riusciremo a non deludere le aspettative?
Ne sono certo. Ogni popolano collaborer se poi ne ricever convenienza. Coloro che saranno aiutati, aiuteranno a loro volta in qualche modo.
Ne sono lieto.
E voi invece?
Qui abbiamo fatto un duro addestramento. Nel tardo pomeriggio ho congedato gli uomini lasciando un presidio di guardia e la riserva. Insomma, tutti gli altri se ne stanno nelle loro case. Quasi tutti qui hanno una famiglia a cui badare. Bastiano si compiacque di come aveva fatto il punto sull'utilizzo della forza a disposizione.
Domani andrete voi stesso in citt. Io ho in mente un'altra cosa... ma ve ne parler domani, adesso sento il bisogno di riposare un po'.
Bastiano lo trattenne ancora un poco. Volevo solo presentarvi Giacomo. Indic un soldato che se ne stava ritto vicino alla porta, senza parlare con nessuno. Era poco pi di un ragazzo, magro e dall'aspetto curato.
Questi, al segnale di Bastiano, si avvicin.
Comandante... disse.
Perch me lo volete presentare? chiese il cavaliere.
 mio amico, ma non solo,  un bravo combattente e ha un coraggio da leone. E molto giovane,  vero, ma promette bene.
Ruggero lo invit a sedersi. Sapete combattere, dunque?
Giacomo rispose prontamente: S signore. Soprattutto so tirare di balestra disse, inorgogliendosi.
Siete stato scudiero, non  vero?
L'altro lo guard stupito.
Non vi sorprendete. Si vede: siete ben impostato, garbato e sapete stare al vostro posto. In pi avrete avuto un buon maestro d'arme e questo fa di voi un valido soldato. Bevete con noi dunque e siate partecipe delle nostre decisioni, purch manteniate il dovuto riserbo.
Il giovane Giacomo, dopo qualche attimo di esitazione, poggi la spada sulla panca e sedette accanto al cavaliere. Venne servito del vino e la discussione prosegu per un'altra ora buona, al termine della quale Ruggero dovette arrendersi alla
stanchezza. Prima di alzarsi, disse un'ultima cosa a Bastiano: Non sguarnire mai la guardia della dimora. A quest'ora i Tedici staranno tramando per fermarci.
L'ufficiale chiuse gli occhi e fece un cenno, dando a intendere di aver ben capito. Presiedette lui stesso il cambio della guardia per dare precise disposizioni al capo del turno notturno. Due balestrieri si appostarono agli angoli delle merlature pronti a scoccare al primo pericolo.
La mattina seguente, di buon'ora, Ruggero venne ricevuto dal vecchio Pucci.
Lo aggiorn sugli ultimi avvenimenti con novizia di particolari. Il vecchio banchiere si compiaceva e pareva raggiante. Lo incitava a proseguire nel racconto, interrompendolo ogni tanto per porre delle domande e avere chiarimenti.
Cosa avete intenzione di fare adesso? chiese infine.
La prima cosa che far sar dare fretta al bottegaio per la confezione delle tuniche. Bisogna essere pi riconoscibili possibile e occorre che gli uomini stessi si riconoscano uniti sotto un simbolo. Ho scelto l'effigie di un cervo.
Il Pucci rise.
Mi recher presso la chiesa di Santa Tecla per constatarne lo stato. Seguir la questua e verso sera, se una freccia di balestra con i colori dei Tedici non mi avr trafitto il torace, far un giro per la citt a parlare con la gente. Ruggero rimase in attesa delle considerazioni del vecchio signore, che non si fecero attendere.
In tutto ci  stata inclusa anche la difesa della mia dimora? si fece sarcastico.
Potete vedere voi stesso: i soldati si addestrano a turni. Altri vengono impegnati nei lavori esterni e altri vigilano sulle mura. Inoltre disponiamo di una modesta riserva in casi di attacco improvviso.
Il Pucci riemp i polmoni d'aria. Pareva aver ritrovato un passato vigore.
Non vi far perdere altro tempo. Andate dunque lo conged.
Ruggero salut in modo marziale e usc. Il suo mantello svolazzava a ogni suo passo. Scese nelle scuderie, prese il suo cavallo e lo condusse per le briglie fino al piazzale. Poco dopo i soldati avrebbero iniziato ad addestrarsi. Il tempo di sistemare la sella e mont lo splendido animale, i cui muscoli scattavano sotto la pelle. Tir forte le briglie e il cavallo si alz sulle zampe posteriori prima di iniziare a galoppare verso l'uscita.
Un soldato dall'alto dei camminamenti lo vide e fece segno a quelli in basso. Alzate! grid.
Fu fatto girare l'argano che tirava la catena e la forte grata metallica inizi a salire cigolando. Il cavaliere usc lanciato al galoppo, correva veloce e l'aria muoveva i suoi capelli e la criniera della poderosa bestia.
Giunse quasi all'altezza dell'ospitale e prese per la ripa dei Macelli, dove le botteghe erano gi in attivit. Dai ganci pendevano tranci di mucche e di pecore, galline e conigli, molti dei quali sarebbero finiti nelle cucine dei nobili. Tutti gli altri, i popolani, si sarebbero accontentati di frattaglie e di scarti, da cui per sapevano ricavare ugualmente piatti gustosi e nutrienti.
Ruggero smont da cavallo e avanz tenendolo per le briglie. Si sentiva un lezzo nauseabondo, di carne putrida e di carcasse.
Leg l'animale a un gancio e si incammin fin sopra la ripa. Vide che, adiacente a essa, scorreva un canaletto che serviva a far scorrere gli scarti della macellazione, che venivano gettati affinch raggiungessero l'Ombrone pi a valle. Ma le radici delle piante e la mancanza di una corrente adeguata, invece, facevano stagnare l'acqua e molte carcasse si incastravano e vi rimanevano a decomporsi.
Ruggero salt sulle pietre raggiungendo l'altra sponda del canaletto, dove trov un tronco su cui sedere e osservare bene il contesto. Bisognava favorire il corso delle acque per permettere agli scarti di defluire fino al fiume pi a valle.
Cammin lungo l'argine fino a raggiungere l'ospitale dello Ceppo e solo l comprese perch l'acqua non defluiva: avevano costruito un pontile che stringeva ulteriormente le gi strette sponde del canale. In quel punto l'acqua aumentava di forza, quasi a voler superare il pi velocemente possibile il cuneo, ma pi avanti si arrestava. Era quello il problema e non era il solo, a quanto pareva da una pi accorta valutazione. Occorreva dunque abbattere il pontile, allargare di qualche passo le coste e liberarle delle radici che si immergevano nell'acqua.
Torn dinnanzi alle botteghe dei macellai e chiese di parlare con il loro rappresentante. La voce si sparse e ne usc un uomo che doveva avere almeno mezzo secolo di vita. I pochi capelli bianchi erano coperti da una cuffia logora e unta. Gli occhi erano cos chiari da sembrare trasparenti.
Il cavaliere si present: Sono Ruggero, il capitano delle milizie dei Pucci e....
L'uomo lo interruppe, come se volesse fermare le parole altrui, con la mano alzata: So chi siete, non parlano altro che di voi da ieri. Cosa siete venuto a fare? Sappiate che non vogliamo sciagure e la vostra presenza da queste parti non pu che attirarne.
Bisognava superare quella diffidenza iniziale. Era una conseguenza logica, si disse Ruggero: non ci si fidava di nessuno e tutti temevano Tedici e Cancellieri.
Pagate molti tributi al Comune per le vostre botteghe? chiese.
Non sono affari che vi riguardano. Vi do un consiglio lo guard dall'alto in basso messere: lasciate questa citt finch saranno le vostre gambe a sorreggervi.
Avete cos tanto timore dei prepotenti da non riuscire a rispondere a una semplice domanda? Mi insegnate molto sul coraggio, dunque lo affront Ruggero.
Il macellaio annu senza pensarci su troppo.
E se pagate pesanti tributi sarete soddisfatti di quanto vi offre la vostra citt, non  cos? continu.
L'altro allarg le braccia. Non ci manca nulla.
Eppure vivete nel lezzo e nella sporcizia lo punzecchi.
Non avete ancora risposto: cosa volete da noi? riprese il macellaio.
Intanto, dalle botteghe iniziavano a uscire gli altri macellai con i loro apprendisti. Qualcuno port con s la mannaia o i pugnali affilati. Si fecero tutti intorno a Ruggero, che cercava di imporre la propria presenza.
Mise entrambe le mani avanti, come a voler fermare l'impeto di quegli uomini, prima di riprendere a spiegare: Posso aiutarvi. Ho capito perch le acque non defluiscono e indic gli scarti che giacevano tra le radici o galleggiavano accantonati sulle sponde sarei in grado di darvi una mano, ma ho bisogno anche della vostra collaborazione per ottenere buoni risultati.
L'uomo si asciug le mani sporche di sangue con un panno. Il mio nome  Vieri e rappresento li macellai. Sono il pi anziano di tutti e ci che hai proposto mi interessa. Quale sarebbero le vostre richieste?
Alcuna. Non voglio compensi se non il vostro aiuto per ristrutturare la chiesa di Santa Tecla. Ove ne abbiate intenzione, si intenda.
L'altro si torse il mento con una mano. Pensieroso annu, ancora poco convinto. Cosa suggerite?
C' un pontile laggi, verso l'ospitale. Strozza ancora di pi il corso delle acque del canale, gi lento di suo. Io porter gli uomini necessari al suo abbattimento. Ma non basterebbe, ci sarebbe un'altra cosa da fare.
Vieri gli fece segno di continuare.
Allargare le sponde del canale: scorrerebbe pi acqua. Le carcasse defluirebbero e l'olezzo sparirebbe con esse ammicc ironicamente.
Tali parole parvero illuminare i macellai. Quasi contemporaneamente tutti si voltarono verso il canale annuendo e mormorando frasi di approvazione.
Il delegato spezz l'incantesimo. Bisogna chiedere il permesso al Consiglio dello Comune per queste cose. Scosse il capo sconfortato. Non lo concederanno mai, a meno che... sfreg allusivamente il dito indice con il pollice ... si paghi.
Segu un brusio di disappunto. Ruggero comprese il senso di quelle parole. Ribatt comunque in modo deciso, rivolgendosi a tutti: Allora vorr dire che avanzeremo la richiesta con la pretesa che venga accolta....
Ancora disappunto, incredulit. Sarebbe stato difficile convincerli, dovette ammettere. Vieri si volt facendo segno con le mani di interrompere il brusio, per permettere al cavaliere di concludere, ma le proteste aumentarono.
Non volete stare a sentire il mio piano? domand Ruggero urlando con quanta voce avesse e tutti si zittirono. Dovranno starci a sentire, in fondo non si chiede altro che liberare un canale di scolo.
S, ma lo faremmo per vostro tramite e ci ritroveremmo contro le famiglie pi potenti replic uno dei presenti.
Ci metteremmo nei guai gli fece eco un altro.
Ci taglieranno le lingue per aver parlato con voi.
Fu Vieri a interrompere quelle disapprovazioni. Siamo noi a vivere nel puzzo e noi andremo a chiedere di abbattere il pontile e allargare gli argini.
Lo sguardo di Ruggero lo cerc fino a quando non pot confermargli l'approvazione per quello slancio di coraggio.
Rimont in groppa al cavallo e si avvi verso la chiesa
diroccata di Santa Tecla. Chiese a un bottegaio come arrivarci, non conoscendone l'ubicazione. Pochi minuti ed era l: non era distante.
Leg l'animale e si avvicin alla piccola costruzione. Niente a che vedere con la cattedrale. Tuttavia, aveva un interessante rosone centrale molto ben fatto. Inoltre, l'utilizzo di pietra bianca e nera le donava un aspetto gentile e prezioso. In generale, per, appariva trascurata: tetto crollato, erbacce ovunque, porta scardinata.
Ruggero decise di entrare per vederne l'interno. Si avvicin alla porta e la spost quel tanto per passarvi. Un forte fetore di urina gli invase le narici. Si guard intorno aprendo la bocca, in quanto, a mano a mano, si accorgeva degli splendidi disegni che ornavano le pareti.
Come si poteva mandare in malora delle opere cos incredibili? Angeli che toccavano le nuvole, donne che portavano in braccio bambini attorno a una fontana che pareva zampillare realmente. Santa Tecla decapitata riusciva ancora a parlare, nonostante il suo corpo giacesse a terra esanime.
Tutti gli affreschi erano per irrimediabilmente danneggiati. Parti di intonaco si erano staccate e sbriciolate al suolo. Qualcuno aveva sradicato le lastre di pietra di cui era fatto il pavimento, lasciando tuttavia ancora i coperchi delle tombe. Una di esse aveva il coperchio spaccato in due pezzi. Ruggero si inginocchi levandone uno, scorgendo lo scheletro di un vescovo che riposava seduto. Indossava la pianeta e la mitria era caduta dal teschio e gravava sulle ginocchia.
Si chiese per quale motivo la pietra tombale fosse stata spaccata. Lo scopr a qualche metro da lui: le ossa dell'avambraccio erano sparpagliate, quelle della mano giacevano poco vicino. Avevano rubato l'anello.
L'incuria aveva lasciato il passo all'indecenza. La chiesa era diventata una latrina riparata dagli sguardi e qualche balordo
aveva avuto l'ardire di violare un sepolcro pur di rubare l'anello di un vescovo.
Alz lo sguardo percependo una sensazione bizzarra quando, tra le assi fradice, vide un cielo azzurro privo di nuvole e, chiss come mai, si abbandon per qualche istante ai ricordi di quando era piccolo e giocava sotto un gelso. La voce di sua madre lo chiamava per mostrargli una tartaruga spuntata dall'erba alta... pareva di sentirla davvero.
Lo scricchiolio del legno della porta lo fece sobbalzare, interrompendo quelle reminiscenze. Pochi istanti e la spada era gi estratta dal fodero, pronta.
Che fate con quell'arma tra le mani? Non vedete, sono io. Vi aspettavamo. Era il prete.
Lo aveva spaventato.
Voi... voi e chi altri? gli trem la voce per un attimo.
Il prete fece segno di entrare e un bambino fece qualche passo avanti a lui.
Lui  Antonio. E novizio nel monastero fuori le mura lo present il prete.
Il piccolo Antonio svel il capo, togliendo il cappuccio del saio con entrambe le mani.
Ruggero guard il prete in cerca di spiegazione. Novizio dite? Ma se  poco pi che un infante.
E orfano. Sua madre se n' andata dandolo alla luce. Suo padre solo qualche mese fa. Lo hanno accolto i frati e la regola impone che per rimanere in monastero bisogna essere un novizio. Non c'era altra scelta, credetemi... ma praticamente mi segue come un'ombra.
Il cavaliere sorrise e gli scarruff i capelli. Allora, Antonio, ci darai una mano a sistemare questa chiesa?
Il piccolo fece segno di s con il capo; gli occhi parevano quelli di un cucciolo, teneri eppure velati di una certa tristezza.
Bene, sei dei nostri allora. Ci sar da lavorare disse,
prima di rivolgersi nuovamente al prete: Organizziamo la questua nella piazzetta qui di fronte. Mander qualcuno a costruire il banchetto. Voi procuratevi del legname.
Il prete quasi si commosse. Vi ringrazio, messere Ruggero. Dio vi benedica. Usc dalla chiesa che quasi fluttuava nell'aria. Il piccolo Antonio lo segu, voltandosi per guardare la spada che ancora non aveva rinfoderato.
Bene, la giornata stava dando i suoi frutti. Doveva approfittare della benevolenza della sorte.
Nemmeno il tempo di pensarci e gi era in sella al cavallo. C'era molta gente per le ripe, quindi avanz al passo, sotto gli sguardi curiosi di vedere da vicino il Ruggero da Suio di cui si parlava in quei giorni. Leg l'animale al gancio della bottega del Maffeo e fece per entrare, ma si ferm sulla soglia. La vide.
Canticchiava e si dava un gran da fare con un gomitolo. Una ciocca ribelle fuoriusciva dalla cuffia.
Dopo qualche istante trascorso ad ammirarla, entr.
Isotta cuciva un abito di buona fattura.
Non state lavorando alle tuniche, allora! la biasim.
A lei scapp un sorriso, ma riusc a non voltarsi facendo finta di non aver sentito.
Ruggero si schiar la voce e fece un colpo di tosse finta. Vorrei indietro l'acconto, or dunque...
Non avrete la pretesa di essere l'unico cliente della bottega, vero? Questo  l'abito di una sposa, anche se... si volt, facendo scorrere lo sguardo dalla testa ai piedi vi starebbe bene pi delle tuniche che avete ordinato disse, e scoppi a ridere.
Ero venuto a vedere come andavano i lavori ment, avanzando di qualche passo.
Isotta si alz e si stiracchi. I seni gonfiarono il corsetto, calamitando lo sguardo del giovane cavaliere.
Circostanza che non sfugg alla ragazza, che inarc il sopracciglio come a rimproverarlo. Ruggero colse l'espressione con cui era stato sorpreso e se ne vergogn un po'.
Lei lo trasse d'impaccio. Ne abbiamo gi confezionate poco pi di una trentina. Mia sorella  al lavoro nell'altra stanza. Io l'aiuto quando posso. Lo guard schernendolo: Soddisfatto?.
Di aver visto cosa? biascic impacciato.
Dicevo, siete soddisfatto del lavoro fatto fino a ora?
Il lavoro, quindi... Per la vergogna volse lo sguardo verso il tavolo dove la ragazza stava lavorando, notando un libro.
Lo raccolse e l'apr. Posso? chiese.
Avete un bel coraggio! Lo avete appena fatto senza il mio permesso replic lei.
Ah! Una romanza. Di cosa narra?
La ragazza port i pugni ai fianchi. Una serva scopre di essere in realt una principessa. Suo fratello, l'erede al trono, temendo per la propria supremazia sul regno, aveva ucciso la propria madre e fatto sparire la nascitura il giorno del parto. Grazie al miracolo fatto da san Prospero, la bambina sopravvisse e venne allevata da una donna che...
Isotta continu il racconto, mentre la mente di Ruggero vagava, osservando che la storia narrata nel libro gli ricordava stranamente quella del piccolo Antonio, appena conosciuto nella chiesa di Santa Tecla. La voce di Isotta continuava a parlare, ma lui non ne coglieva il senso, sentiva dentro di s un forte desiderio di rimettere a posto la chiesetta pi in fretta possibile. Quella strana sensazione, per, venne presto sostituita da un presentimento che lo rese inquieto.
Cerc di eliminare quella sensazione di cui non conosceva la natura e riprese a parlare con la ragazza, che pareva essersi accorta della sua distrazione.
Con movimenti preordinati tolse la cuffia e aggiust i capelli, rinnovando la lunga coda.
A Ruggero parve di sentire un'essenza di fiori e salmastro insieme, una piacevole fragranza che alliet il suo stato d'animo.
Un'altra occhiata accattivante lo costrinse ad arrossire. Aveva qualcosa di carnale, le movenze, la voce o forse il modo con cui lo guardava, constat il giovane. La sua testa era un turbinio di pensieri, il petto pareva esplodergli da un momento all'altro, ma la cosa pi strana era che gli riusciva difficile sostenere lo sguardo di lei.
Quei seni...
Cosa era accaduto? Aveva pensato ad alta voce!
Isotta si irrigid.
Cosa avete detto? chiese incredula.
Come era potuto accadere? Doveva fare qualcosa per rimediare.
Ruggero port le mani avanti, agitandole, come a voler fermare l'ira della ragazza. Non volevo, vi do la mia parola d'onore che... non volevo.  solo che pensavo a voce alta e...
Siete un villano! url di contro Isotta, avanzando verso di lui per affrontarlo.
Cercate di perdonarmi, madonna, io non credevo di arrivare a tanto cercava di giustificarsi Ruggero.
In quell'istante irruppe Maffeo: aveva sentito urlare la figliola ed era accorso per vedere cosa stesse accadendo.
Cosa succede? Perch urlate, figlia mia? domand. Lanci contemporaneamente un'occhiataccia a Ruggero, che allarg le braccia ormai rassegnato al peggio.
Isotta guard il padre con la coda dell'occhio e url ancora pi forte. Come fate a pretendere altre venti, dico venti, tuniche per la prossima domenica?! Siete forse impazzito? Credete di avere dei servi a vostra disposizione forse? ammicc.
Ruggero non credeva alle proprie orecchie. Senza mutare minimamente espressione, quell'impunit aveva fatto credere al bottegaio che stessero discutendo per l'aumento della
commissione. Lo aveva protetto dall'ira del proprio padre. Sent un senso di gratitudine verso di lei, quasi... l'avrebbe abbracciata seduta stante.
Isotta era stata astuta come una volpe: aveva tramutato l'offesa in una commissione maggiorata di venti capi. Figlia di una buona... ammise tra s.
Comunque, non rimaneva altro da fare che reggerle il gioco, altrimenti chiss cosa avrebbe fatto quella serpe. S, certo, ma... usando la stessa furbizia.
Bene, comprendo le vostre rimostranze; tuttavia vi chiedo almeno di confezionarne cinque in pi della commessa attuale. La guard con aria di scherno. A un costo di favore, visto il lavoro che ho commissionato.
Isotta, per, non era tipo da farsela fare sotto il naso. Una decina la possiamo fare, non chiedetemene di pi per concluse la frase con l'indice alzato, vagamente minaccioso.
A quel punto si intromise il Maffeo. Spost la figlia di lato e si sfreg le mani.
La guard in malo modo. Cosa dite, figlia sconsiderata. Possiamo farcela benissimo invece. Poi si rivolse al cavaliere.
Ruggero spost velocemente lo sguardo dalla ragazza al bottegaio.
Maffeo riprese: Signore, perdonatela, qui si tratta solamente di organizzare meglio il nostro lavoro. Cosa dicevate, venti nuove tuniche in aggiunta alla commessa? Bene, vi do la mia parola che le avrete nei tempi stabiliti. Domenica prossima le ritirerete assieme alle altre, lavoreremo finanche la notte se sar necessario.
Ruggero non se l'aspettava una reazione simile. Rimase un po' attonito prima di aprirsi in un finto sorriso, certo di circostanza, e dire: E allora non mi resta altro da fare che riferire le vostre confortevoli parole al vecchio Agostino de' Pucci. Vi ringrazio, messere Maffeo.
Maffeo storse la bocca senza mostrare compiacenza alle parole del giovane. Si schiar la voce come per prepararsi a dire qualcosa di spiacevole e si fece coraggio. Sapete... ridacchi avremmo bisogno di un ulteriore acconto. Si tratta pur sempre di altre venti tuniche ben confezionate, eh!
Il ragazzo maledisse la sua stupidaggine prima di rispondere. Ma certo. Tenete...
Frug nella sacchetta che teneva alla cintola consegnando uno scudo al bottegaio, che lo infil nei calzoni. Si strinsero gli avambracci per suggellare l'accordo.
A Ruggero non rimase che salutare come si conveniva e uscire dalla bottega. Liber il cavallo e lo tir per le briglie, cercando di riflettere su ci che era accaduto. Quella streghetta lo aveva raggirato con abilit. Eppure la cosa lo divertiva e provava un senso di ammirazione nei confronti di lei.
Cavaliere...
Si sent chiamare.
Voltandosi se la ritrov di fronte, solamente a qualche palmo da lui. Isotta era li che respirava velocemente.
Avete il nome di Ruggero, eppure vi fate chiamare cavaliere anche da me! disse lei.
... anche da me. Quelle ultime parole rimbombarono nella mente di lui per qualche attimo, come corni che incitano alla caccia, come trombe che invocano la battaglia.
Ruggero, dunque.
E poi non sapete parlare d'altro che di affari.
Abbiamo delle incombenze, se non sbaglio.
Sapete dire anche cose interessanti? il respiro corto e veloce vivacizzava il corpetto.
Il fatto  che... siete molto bella. Non mi vengono le parole quando vi vedo, eppure vi parlerei per ore. Il giovane parve recuperare il coraggio di cui aveva bisogno. Adesso i suoi occhi erano fissi dentro quelli di lei e, senza accorgersene, le sfiorava la mano.
Isotta cerc di obiettare: Volevo dirvi solamente che, per colpa vostra, dovr lavorare fino a tarda notte, per confezionare le vostre tuniche!.
Ruggero trasal. Ve lo siete meritato!
Voi stavate guardando le mie... La ragazza cerc le parole inutilmente. Non pensavate certo alle tuniche.
Impudentemente gli occhi di lui si posarono sul soffice seno che colmava il busto.
Il momento di imbarazzo che segu venne superato solo quando la stessa Isotta parl con tono della voce caldo e basso: Avete detto che mi trovate bella?.
La testa del giovane fece su e gi un paio di volte.
Ci vedete dunque!
Risero.
Ne sono lieta e ve ne ringrazio. Adesso per devo tornare in bottega prima che mio padre mi faccia troppe domande.
La mano di Ruggero raccolse quella di lei. Si avvicinarono come attratti da chiss quale incantesimo misterioso.
Ogni frase si tramuta in verso quando siete dinnanzi a me le disse.
Isotta avvamp. Cercava inutilmente di non sorridere, ma i muscoli del viso parvero non ubbidire alla sua compostezza.
Devo proprio andare... Le labbra di entrambi si stavano avvicinando pericolosamente. Quell'attrazione stava sfidando ogni rischio, considerato che qualcuno sarebbe potuto sbucare fuori da qualche angolo cogliendoli sul fatto. Nonostante ci, il braccio di lui le cingeva la vita e l'attirava con moderata forza.
Erano adesso cos vicini che poterono sentire l'uno il respiro dell'altro.
Ruggero, lasciatemi andare; non penserete di me che sia lasciva come le donne che frequentate voi soldati, vero? lo riprese, cercando di resistere all'attrazione che invece la spingeva tra le braccia di lui. Quando comprese che ogni resistenza sarebbe stata vana, gli pos una mano dietro la nuca affondando le dita nei capelli e, lentamente, tir a s il giovane che, dal canto suo, pareva non mostrare pi la sicurezza palesata qualche attimo prima.
Le bocche si sciolsero, prima lentamente e poi con frenesia sempre pi crescente. Il petto di lei si alzava e abbassava assecondando respiri affrettati e corti.
Le mani affusolate afferrarono le braccia energiche, allontanandole dai suoi fianchi. Si morse un labbro prima di dire: Se ci vedessero, se solo ci accadesse, mio padre lo verrebbe a sapere immediatamente. Sarebbero guai seri per me e per voi.
Direi grazie all'Altissimo a ogni colpo di verga, poich ne sarebbe valsa la pena.
Sconsiderato, cosa dite...
Dico che rischio di impazzire se non mi baciate ancora.
Non ditelo di nuovo, ve ne faccio preghiera.
Credete che me ne possa fare una ragione?
Non cacciamoci nei guai, sarebbe sciocco da parte di entrambi, non credete?
Ruggero comprese solo in parte ci che la ragazza cercava di dire. Ogni padre sarebbe geloso della propria figlia, ma perch parlare addirittura di guai?
Per far luce su quell'affermazione, ironizz: Al pi vi sculaccer, madonna.
Lo sguardo di Isotta si fece duro, quasi un po' preoccupato.
C' qualcosa di cui dovrei parlarvi.
Allora ditemi...
Si guard intorno, scaltra. Non qui. Venite con me. Si incammin di qualche passo avanti a lui prendendo per la ripa dei Ciliegi.
Ruggero scopr dei vicoli di cui non conosceva neppure l'esistenza. Non era arrivato che da poco tempo in citt, eppure aveva compreso subito l'assurdit di un intersecarsi di stradine e ripe. Scesero scale che si infilavano sotto passaggi dai soffitti a volta, oltre i quali si allungava un corridoio ai cui margini si aprivano colonnati corinzi mal messi. Il cavallo da guerra li seguiva mansueto. Le erbacce crescevano ovunque e vi erano dei cumuli di terra che il cavaliere osservava interrogandosi su cosa fossero.
Sepolture parve leggergli nel pensiero Isotta.
L'espressione dell'altro le fece capire che ne voleva sapere di pi. Siete un cavaliere che ha combattuto finanche in Terra Santa, eppure alle volte sembrate cos ingenuo. Lo guard di sottecchi. In questa citt si viene uccisi piuttosto facilmente. E non solo. Ci sono bande di briganti sulle montagne e nelle foreste di cui l'esimio Alighiero volle narrare.
Ruggero indic con il dito quelle strane sepolture senza dire nulla.
Isotta spieg un'altra volta: Morti senza nome, persone senza passato. Forse vittime di chi non voleva che parlassero di qualcosa. Assassinati e fatti sparire. Si sporse per vedere quale effetto avevano prodotto le sue parole e vide che il giovane aveva un'espressione un po' angustiata Tenete gli occhi aperti Ruggero, non vi siete fatto nemici di poco conto da queste parti chiar ancora.
Se ho ben capito, qua vengono sotterrate le vittime di agguati, cos che nessuno si ponga troppe domande? cerc conferme lui.
Sul volto della ragazza apparve l'espressione di chi la sa lunga. Non sono stata abbastanza chiara, allora. Oltre a quanto vi ho gi esposto, aggiungo di omicidi dentro le bettole e i bordelli, o nelle bische dove si radunano canaglie di ogni genere. Questa  una zona poco frequentata, il luogo ideale dove far sparire tracce e... cadaveri.
Ruggero le afferr una spalla, fermandola. Allora desidererei starci il meno possibile. Di cosa volevate parlarmi? le chiese.
Isotta fece segno di aspettare e continu a camminare. Superarono una serie di archi, giungendo in un vicolo che sembrava deserto.
Si volt, ponendosi di prepotenza di fronte a lui. Qui non abita nessuno da anni ormai. Lo baci nuovamente sulle labbra, staccandosi quasi subito.
Ruggero assaggi il suo sapore, non era certo si trovasse nella realt oppure in un sogno. Un bel sogno. Apprezz il fatto che sapesse tenerlo sulle spine e che sapesse ingaggiare con lui schermaglie verbali.
Il volto di Isotta si fece solenne. Devo confessarvi che... abbass per un attimo lo sguardo per qualche tempo sono stata attratta da Filippo de' Tedici. Lui era cos... impavido e sfacciato che... Vide Ruggero indietreggiare di qualche passo e si affrett a chiarire: Ma tra noi non c' stato mai nulla, credetemi. Mi sentivo lusingata delle sue attenzioni; negli ultimi tempi, tuttavia, mi sto rendendo conto di cosa si nasconda dietro la sua maschera di gentilezze. Ho capito che, in realt, si tratta di un mostro. Un sanguinario.
La mente di Ruggero and a qualche istante prima, quando la ragazza aveva parlato di guai. Vostro padre teme che Filippo abbia messo gli occhi su di voi, quindi? Se sapesse di noi si vendicherebbe in qualche modo?
La ragazza fu ancor pi chiara, dando un altro duro colpo al cuore di Ruggero. Filippo ha messo gli occhi su di me, ma io lo incoraggiavo. Non pensavo... nemmeno potevo immaginare di che bastardo si trattasse. E poi non credevo che...
Il giovane attese il seguito della frase con speranza e trepidazione. Che...?
Che avrei incontrato voi.
Il cuore di Ruggero parve mancare qualche battito. Poi riprese
a battere forte, incontrollabile.
Avrebbe ricordato quell'ultima frase per tutta la vita, pens.
I due si baciarono nuovamente, questa volta a lungo, interminabilmente, convinti di non essere visti da alcuno che non fosse un ciliegio che si alzava forte e rigoglioso.
Si sbagliavano. Genserico stava assistendo alla scena sdraiato sul tetto di una casupola diroccata. Avrebbe riferito tutto a Filippo, ma questa volta l'informazione gli sarebbe valsa pi di qualche denaro. Sogghign.
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CAPITOLO 12.
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Prima o poi vi far tagliare la lingua! Filippo era fuori di s dalla collera. Siete un menzognere. Non fate altro che cercare di estorcermi denaro con le vostre assurde parole. Adesso, solamente adesso, ho capito il vostro gioco, lurido verme schifoso... Con ampie falcate giunse all'altezza di Genserico e lo schiaffeggi. Una volta, poi un'altra con il dorso della mano e ancora un altro schiaffo.
Il volto della spia si girava da una parte all'altra a seconda di dove venisse colpito. Il labbro inferiore si era lacerato e il sangue schizzava e colava lungo il mento, sporcando la tunica e il corpetto di cuoio.
Mio signore, quanto vi dico  la verit. Non vi mentirei mai cerc di farlo ragionare.
Filippo, di rimando, estrasse fulmineo il pugnale dal fodero e
lo punt alla gola dell'altro.
Sapete cosa credo? Che vi stiate prendendo gioco di me. Vi siete forse stancato di vivere? sibil a denti stretti.
Un servo se ne stava sotto un arazzo e non riusciva a smettere di tremare. L'ultima volta che il suo padrone aveva perso il senno con un ospite della sua dimora, era toccato a lui il drammatico compito di recuperare le interiora del malcapitato e rimetterle all'interno del cadavere per poi occuparsi della sepoltura nella zona dei ciliegi. Ancora si svegliava di soprassalto a causa degli incubi.
Filippo si volt di scatto nella sua direzione. Lo guard stralunato, tanto da fare impressione. Smettete di tremare, feccia! url. 11 servo si accorse che il battere dei propri denti riecheggiava in tutta la grande sala. Con la mano tenne stretta la mandibola.
L'attenzione di Filippo torn alla sua spia pi affidabile. Si era sfogato, ormai, e la conversazione assunse un tono pi pacato. Rinfoder il pugnale e torn a sedersi sul seggio.
Li avete visti con i vostri occhi? chiese.
Genserico annu, mentre si detergeva la ferita. L'espressione mostrava chiaramente di non aver gradito il trattamento che gli aveva riservato il giovane de' Tedici.
Proseguite dunque.
La spia riprese il racconto nel punto in cui era stato interrotto dalla furia di Filippo: Ero appostato su un tetto e li ho visti baciarsi. Il trasporto della ragazza era tanto: lo stringeva e gli passava le mani tra i capelli.... Quest'ultima frase la profer per vendetta. Avrebbe spiegato, con novizia di particolari, ogni dettaglio, per far impazzire di gelosia quella carogna che lo stava a sentire.
Riusc nell'intento. Il Tedici strinse le dita all'incavo del naso socchiudendo gli occhi. Genserico ne era certo, stava immaginando la scena. Decise di continuare e rigirare il coltello nella piaga.
Le toccava i fianchi, le carezzava il volto e i capelli. Ridevano e parlavano anche di voi.
Filippo salt dalla sedia. Se avesse avuto quel cavaliere tra le sue mani, non avrebbe esitato un solo istante a sgozzarlo.
La figlia del bottegaio raccontava delle vostre nobili attenzioni e lui rideva, privo di rispetto per la vostra casata. Sono certo che pagher per questo.
Rideva grugn. Dunque rideva di me...
S, mio signore. Sogghign e con quelle parole concluse il suo resoconto.
Filippo strinse le labbra in una smorfia di disprezzo. Volse lo sguardo fuori dall'ampia finestra, seguendo il volo di uno stormo di colombe, e imprec ad alta voce. Fece dei tentativi per cercare di calmarsi, non ottenendo l'esito sperato. Sentiva il petto martellargli, come se stesse per esplodere da un momento all'altro.
Chiam a s il contabile, a cui parl all'orecchio. Questi spar dietro una porticina.
Verrete ricompensato bene per i vostri servigi. E ricordate... non esistono in vita uomini che possano raccontare di avermi mentito impunemente... Filippo si alz e pass davanti a Genserico senza guardarlo mai. Teneva anzi lo sguardo fisso di fronte a s, austero. Lasci la sala senza altro aggiungere.
Il contabile raggiunse la spia e gli consegn un sacchetto.
Sono ben sei fiorini d'argento. Il mio signore vi fa sapere che  suo desiderio che non smettiate mai di seguire quel cavaliere.
Genserico annu e se ne and.
Al rientro in bottega, Maffeo guard la figlia in malo modo. Isotta fece finta di niente e recuper un paio di forbici e un rotolo di filo, cercando qualcosa da fare.
Dove sei stata?
Era la domanda che sperava non arrivasse.
Decise di dire una mezza verit: Ho parlato con quel cavaliere e mi sono scusata dell'equivoco. Non volevo far sembrare questa una bottega di sfaticati....
Il padre non si convinse di quella risposta, ma rinunci a fare ulteriori domande. Isotta fu grata alla sorte. Appena Maffeo torn fuori ai banchi, raggiunse la sorella.
Isadora! Amata sorella mia, devo parlarti... Pareva che la gioia potesse farla esplodere da un momento all'altro. Sai, quel cavaliere?
L'altra fece segno di no con il capo, fingendo di non capire.
Ruggero, il comandante delle guardie de li Pucci. Non si parla che di lui in questi giorni aggiunse, tenendole il viso tra le mani.
Ah! Si, certo. Quello sbruffone che crede di salvare la citt dai peccati altrui rispose stizzita.
Isotta si sorprese di tale comportamento. Cos'hai sorella mia? Forse la mia felicit ti turba?
A Isadora si riempirono gli occhi di lacrime.
Sorella cosa  accaduto? Perch piangi adesso?
La ragazza singhiozz un po' prima di calmarsi e spiegare cosa le accadeva.
Ricordi quel giovane che ti feci vedere? Quello che seguiva Guittoncino di ser Francesco dei Sigisbuldi?
Isotta annu. L'apprendista? Quello che non sarebbe neppure stato in grado di alzare una spada? scherz.
L'altra si risent. Il mondo non  fatto solo da condottieri e uomini d'arme la voce rotta dal pianto Le persone dotte sono assai pi affascinanti di qualsiasi soldato abituato a tagliare gole e andare con le donnacce!
S, s... stavo scherzando. Ricordo che reggeva dei libri che pesavano pi di lui. Continua si giustific, invitandola a sfogarsi.
Sta per sposarsi. Scoppi nuovamente in lacrime.
Isotta guard verso il cielo. Avrebbe dovuto sopportare i pianti della sorella a lungo, immagin.
Su, calmati adesso, e dimmi cosa  accaduto di preciso.
Tra un singhiozzo e un altro, Isadora riprese a parlare: Suo padre gli fa sposare la figlia del conte di Seano. Quella tavola di legno. Capite?.
Isotta alz le spalle e sorrise lievemente. Fece segno di s con il capo. Ma lui ne  felice? chiese.
No! Certo che no. Cosa ti salta in mente sorella? Me lo ha detto lui stesso questa notte.
La sorella sobbalz. Cosa significa questa notte?, ragion.
L'altra parve leggerle nella mente e si spieg meglio. Di notte tira un sasso alla finestra e sale sul tetto. Io lo raggiungo arrampicandomi sull'edera. Parliamo; tu dormi e non te ne accorgi.
Isotta prov un senso di ammirazione nei confronti della sorella. L'abbracci cercando di darle conforto, pur sapendo che, con molta probabilit, non vi era proprio nulla da farsi.
Cosa devo fare, sorella mia?
Cercare di dimenticarlo...
Le aveva fatto male pronunciare quelle parole, ma era necessario dirle la verit. Non ebbe nulla da rimproverarsi.
Le guardie alla porta lo videro arrivare al galoppo.
Aprite,  il nostro capitano! url una di esse.
La porta si apr e la bestia si infil dentro come se avesse ricevuto un comando.
Bastiano salut l'amico.
Siete arrivato dunque. C'era un che di ironico in quelle parole.
Come mai siete cos beffardo, amico mio? Ruggero faticava a tenere fermo il cavallo.
Bastiano indic un gruppo di uomini.
Chi sono?
Aspiranti soldati. Le vostre idee stanno producendo i frutti desiderati. Bastiano era realmente soddisfatto.
Il cavaliere smont e consegn le briglie del cavallo allo stalliere, che lo condusse nella stalla per strigliarlo e accudirlo. Quando videro arrivare il cavaliere di cui si parlava tanto, quegli uomini si impettirono.
Uno di loro era troppo vecchio e Ruggero gli si avvicin.
Quanti anni avete? gli chiese.
L'uomo inizi a balbettare, sforzandosi di parlare.
Il cavaliere gli poggi una mano sulla spalla. Calmatevi... ditemi almeno perch siete qui.
Non ho di che mangiare. La mia casa  una topaia. Era sincero.
Quale mestiere sapete fare?
Sono abile a scolpire la pietra ma da diversi mesi ormai nessuno mi fa commesse.
Ruggero e Bastiano si guardarono. Tra i presenti non volava una mosca.
Resterete con noi, non per brandire le armi bens per scolpire pietre. So gi dove potrai lavorare lo rincuor Ruggero. Aveva in mente di farlo lavorare alla chiesetta da risistemare.
Pass in rassegna gli altri. Una decina in tutto. Potevano andare a prima vista, ma l'esperienza gli aveva insegnato che non tutti erano portati per le armi.
Estrasse la spada e url a Bastiano: Armateli.
Spade, lance e scudi vennero portati loro.
Il cavaliere si avvicin al primo che teneva una lancia e lo scudo. Tir un colpo di taglio che l'uomo par con lo scudo. Ne prov un altro, che venne nuovamente parato. L'uomo, di risposta, cerc di affondare con la lancia.
Ci siamo.
Cos fece anche per gli altri uomini; non con tutti per ottenne lo stesso risultato. Uno chiudeva le spalle e le gambe temendo l'impatto dei colpi sullo scudo, perdendo l'equilibrio e dimostrando di non aver mai tenuto in mano un'arma. Venne congedato, tuttavia sarebbe stato impiegato nei lavori edili. Un altro non fu abbastanza scaltro con le armi, ma Bastiano
lo aveva riconosciuto: era stato un fornaio. Decisero di tenere anch'egli: avrebbe fatto il pane per il refettorio.
I restanti invece sarebbero diventati soldati e Bastiano aveva il compito di addestrarli.
Ho una fame da lupi e vorrei aggiornarvi.
Bastiano gli fece segno di avviarsi verso il refettorio. Entrarono e trovarono posto vicino al camino, in cui pendeva una grossa pentola con della minestra. Un servo port della focaccia.
Ho parlato con la corporazione dei macellai. Guard negli occhi l'amico, anticipando ci che avrebbe detto: Sono d'accordo con me. Chiederemo di demolire il pontile vicino l'ospitale e di allargare i margini del canale di scolo verso l'Ombrone.
Come li avete convinti? Quella non  gente incline al dialogo. Bastiano era incredulo, conosceva quei tizi.
E bastato mostrargli l'evidenza. Ho dovuto faticare un po', per alla fine... ridacchi.
Bastiano lo guard ammirato. Aveva quasi terminato la gustosa zuppa nella sua ciotola.
Non  tutto: da questo pomeriggio inizier la questua per la ricostruzione della chiesa di Santa Tecla. Il prete sta gi allestendo i banchi. Fece una pausa per osservare l'espressione dell'altro. Se la caver? scherz.
L'ufficiale scoppi a ridere, da quella battuta aveva capito che il prete non aveva colpito Ruggero per la sua determinazione.
Mandiamoci per due dei nostri a presidiare la zona, non vorrei che a qualcuno venisse in mentre di assaltarli. Armateli di spada e di lancia. Che le tengano pronte all'occorrenza. A Filippo e al Capitano del Popolo non piacer l'iniziativa dispose.
Sta bene.
Aspettiamoci di tutto.
Temo che non dovremo attendere molto.
Credo anch'io. Filippo non tarder a mandarci sue notizie.
Lo aspetter.
 un osso duro...
Lo sono anch'io.
Lui  spietato. Voi no.
Se sar il caso, lo diverr. Non parliamone pi adesso.
S, va bene.
I due rimasero ancora un poco nel refettorio a parlare delle cose pi disparate. Ridevano se a qualcuno scappava una battuta, attirando la curiosit dei servi. Altri soldati fecero ingresso, sistemandosi nelle panche disponibili.
Quando la sala si riemp, Ruggero e Bastiano uscirono per recarsi dal vecchio Agostino. Vennero ricevuti senza fare anticamera. Agostino se ne stava seduto all'estremit di una lunga tavola di legno scuro. Mangiava della carne arrostita. Ruggero gli espose le ultime novit e la prospettiva di allargamento del canale di scolo della ripa dei Macellai.
Il vecchio obiett, dicendo che sarebbe occorsa l'autorizzazione del Capitano del Popolo e che n lui n la corporazione dei macellai l'avrebbero ottenuta. Gli occhi del cavaliere parvero brillare. Si avvicin seguito dall'ufficiale e spieg cosa avesse in mente. Il volto di Agostino si apr in un sorriso ampio.
Bene, allora non ci resta che attendere gli eventi disse soddisfatto.
Si accorse che Ruggero aveva ancora qualcos'altro da dire. Altri uomini si sono uniti alle vostre truppe. Due li terremo per l'appoggio logistico, mio signore: un fornaio e uno scalpellino.
Il vecchio Pucci pareva rinato. Scatt in piedi e sbatt i pugni sulla tavola. I Tedici e i Cancellieri staranno perdendosi nell'invidia a quest'ora. Si rotoleranno nel fango dei porci, quali sono!
Ruggero omise di dire che in realt era assai verosimile che le due potenti casate stessero organizzando rappresaglie e che ben presto sarebbe stato necessario mostrare la capacit guerresca.
I due si congedarono uscendo dalla sala.
Dinnanzi la piccola chiesa di Santa Tecla gi qualche devoto aveva fatto un'offerta. Di denaro se n'era raccolto poco, tuttavia molte altre cose erano state donate: chiodi, fasciame, legname e persino un blocco di alabastro, che aveva scaricato dal suo carretto uno scalpellino di Volterra; pollame, uova, ortaggi e farro. E ancora: una botte, un martello resistente, tre grosse travi. Era passato anche Maffeo e aveva promesso che avrebbe provveduto lui ai tendaggi.
Il prete pareva colto da una frenesia.
Donate, peccatori. Santa Tecla ve ne sar riconoscente! Donate e chiedete perdono per le vostre azioni in terra! urlava di continuo. Quando vedeva qualcuno soffermarsi sul banco delle offerte, lo aggirava per convincerlo a pregare santa Tecla. Abbracciava chiunque lasciava qualcosa o prometteva di farlo.
Quando Ruggero e Bastiano arrivarono, lo scoprirono disteso in terra a faccia in gi, formando una croce. Cantava lodi alla Madonna, attorniato da popolani incuriositi. Il piccolo orfano si fece loro incontro, aprendosi in un sorriso.
Ruggero gli arruff i capelli. Allora Antonio, abbiamo raccolto gi un piccolo tesoro? gli chiese.
Il marmocchio fece segno di s con il capo. Poi indic la chiesa, cercando di far capire per cosa servissero tutte quelle offerte. Il cavaliere fece finta di non saperne un granch e lo ringrazi per averglielo spiegato. Antonio, tutto contento, indic l'elsa della spada; gli brillavano gli occhi.
 la mia spada. Ne vorresti una tutta per te con cui giocare?
La testolina faceva su e gi.
Ebbene, torna a darti da fare e vedrai che te ne far avere una.
Torn dietro al banchetto con le guance rosse dall'eccitazione. Bastiano chiese all'amico chi fosse quel piccoletto.
Un orfano. Sta con il prete tagli corto.
Allora dietro la cotta di maglia batte un cuore?
 un orfano. Dio non  stato misericordioso con lui, a quanto pare.
Dio non c'entra.
Quelli come Filippo non subiranno mai sciagure simili.
Bastiano si volt verso di lui. Filippo avr ci che si merita prima o poi. Non  Dio il responsabile di ci che commettono gli uomini.
Dite? Allora non fa nulla per tutelare i tanti piccoli Antonio...
Ruggero?
Cosa?
Perch eravate in Terra Santa?
Credevo in una causa. Carezz il collo del proprio cavallo, disturbato dalle domande.
Non ci credete pi? lo incalz.
Non era quella che credevo, tutto qua.
E ditemi,  Dio la causa della vostra delusione, oppure l'agire degli uomini?
Ruggero apr la bocca per rispondere, ma non ne usc la voce.
Poco dopo arrivarono i due armati che erano stati destinati a far da guardie affinch non capitassero episodi spiacevoli durante la questua. Si posizionarono agli angoli del banchetto con gli scudi poggiati a terra e la punta della lancia rivolta verso l'alto.
Ruggero si raccomand che non abbassassero mai la guardia, poi col suo secondo lasci la piazzetta senza che il prete si accorgesse della loro presenza.
Numerose persone continuavano ad accorrere per fare una donazione, che avrebbe concesso loro la benevolenza della santa. Al calar del sole, un carro trainato da un asino stava per partire alla volta del monastero con il carico delle offerte.
Il prete copr il banchetto con un telone verde, strappato e logoro. Sistem il piccolo Antonio sul carro e si mise alla conduzione cercando di far incamminare quella besda testarda. Niente da fare. L'asino pareva non sentire n gli ordini del prete n i colpi di verga sul dorso.
Cosa ti prende adesso? Dai, avviati... gli url, senza ottenerne comunque l'attenzione.
Il prete, dopo qualche tentativo, perse la pazienza. Scese dalla seduta in legno e lo tir per le briglie.
Antonio scoppi a ridere.
Cosa avrai da ridere tu! replic il suo tutore.
Il marmocchio gli sorrise con gli occhi che scintillavano dal divertimento. Era felice. Molto felice, avrebbe ricevuto una spada di legno con cui affrontare orrendi orchi, streghe fameliche e cavalieri malvagi.
Cosa ci facesse Ruggero arrampicato alla parete della casa del Maffeo, in realt, se lo stava chiedendo anche lui stesso. Alla sola luce della luna poi.
Una cosa era certa, se ne stava pentendo.
Fece presa saldamente con le dita, infilandole in una crepa e si tir ancor pi su. La finestra della stanza di Isotta non era pi cos lontana. Ancora qualche presa e l'avrebbe raggiunta.
Raggiunta l'altezza necessaria, buss alle imposte di legno.
Nessuna risposta. Bisognava bussare ancora.
Prima una mano e poi l'altra aprirono i due battenti.
Isadora cacci la testa fuori, sgranando gli occhi quando si trov di fronte la faccia del giovane cavaliere, che si teneva saldamente con le mani a due ganci.
Spalanc la bocca, ma Ruggero le chiese di non urlare.
Vi prego, non fatemi scoprire. Verrei messo alla gogna e la mia unica colpa  amare vostra sorella! cerc di spiegare.
La ragazza sospir. Poi, inaspettatamente, scoppi a piangere e richiuse le imposte.
Ruggero rimase qualche istante insicuro sul da farsi. Poi, buss di nuovo. Questa volta le mani che aprirono la finestra erano della persona giusta. Isotta si affacci e soppresse una risata.
Ma siete forse impazzito? ridacchi. Cosa ci fate appeso alla parete della mia casa? Parete un geco e siete brutto in egual modo, sapete?
Il cavaliere non aveva voglia di stare a sentire le freddure della fanciulla e replic immediatamente.
 questo il modo di trattare il vostro corteggiatore pi ardito? Non vedete che rischio di rompermi l'osso del collo solamente per sentire la vostra voce?
Isotta non si perse d'animo. Si mostr distaccata da quel goffo tentativo di corteggiamento, ma l'intraprendenza del giovane l'aveva in realt assai colpita. Il cuore le batteva all'impazzata e avrebbe voluto baciarlo seduta stante, ma si tratteneva cercando di ostentare un autocontrollo che svaniva velocemente ogni istante che lui trascorreva alla sua vista.
Allora, ditemi. Cosa volete a quest'ora?
La risposta non si fece attendere: Recitarvi dei versi. E quando li avrete sentiti, rubarvi il cuore sarebbe per me il pi ricco dei bottini.
Isadora, dal fondo della stanza, pianse ancor pi forte a sentire quelle parole cos piene di ardimento.
Il cuore di Isotta, invece, sfugg a ogni controllo, tanto da costringerla a portarsi una mano sul petto, come se avesse voluto calmarlo.
Senza accorgersene, stava avvicinandosi a Ruggero. Socchiuse le labbra e gli occhi. Era calda la sua bocca, pens Ruggero. Profumata, piacevole e cos... carnale.
Quando le labbra si separarono, lentamente, i due si guardarono profondamente. Era quel sentimento cos forte a chiamarsi amore? Quell'irrefrenabile attrazione?, si domandarono entrambi.
Lei sussurr: Allora? Non recitate i versi che dicevate?.
Ruggero ammise: Non me li ricordo pi. Ma posso dirvi che ogni parola che pronunciate si trasforma in versi....
Isadora prese a singhiozzare.
Isotta lo baci ancora.
Rimasero uniti a lungo, esplorandosi avidamente, assaggiandosi. Era il paradiso. Ruggero ne era certo, quello era il paradiso.
Devo chiudere adesso, Ruggero. Vi bacerei ancora, ma  meglio cos. Se ci sorprendesse mio padre...
Il cavaliere le avrebbe voluto carezzare il volto, ma se solo avesse staccato la mano dall'appiglio sarebbe precipitato.
Anche io sono costretto ad andare. Con la promessa che ci rivedremo presto, per.
Passate fra due giorni in bottega e gran parte delle vostre tuniche saranno pronte. Troverete un biglietto in una di esse. Leggetelo e tenetelo con voi.
Il giovane inizi la discesa, passando da un appiglio all'altro. Ora un gancio, ora una pietra.
Isotta richiuse le imposte e corse a consolare la sorella non altrettanto fortunata in amore.
Sotto una luna argentea e luminosa, Ruggero faceva rientro alla sua stanza. Canticchiava stornelli allegri e canzonette sconce che aveva appreso attorno ai bivacchi negli accampamenti. Sentiva il mondo ai suoi piedi. Recit le frasi che aveva detto a Isotta poco prima come se rivedesse la scena nella propria mente.
Genserico lo vide passare dinnanzi a s e cal il cappuccio sul volto per non farsi riconoscere.
Richiusa la porta della stanza, il cavaliere si liber del cinturone con la spada, che poggi sul letto. Appese il mantello col cappuccio a un gancio e tolse gli stivali. Rivolse lo sguardo fuori della finestrella, dalla quale entrava una luce grigia e fredda.
Si sdrai ripensando alla giornata appena trascorsa.
Senza accorgersene, era gi nel profondo dei suoi sogni.

Porta Gaialdatica. Notte.
Un soldato apr la posterla, sorreggendo una torcia che ardeva vivamente illuminando, per quanto poteva, un bel tratto delle mura.
Filippo pass dinnanzi a lui senza neppure considerarlo. Lo seguiva Pancrazio, che tirava il cavallo per le briglie. Mise nella mano del soldato un ambrogino d'argento, pagando la sua infedelt al dovere cui era preposto quella notte.
Tieniti pronto per quando dovremo rientrare gli ordin.
Il soldato conferm che avrebbe dato seguito agli accordi.
Almeno una decina di mercenari seguirono i due tenendo anch'essi i cavalli per le briglie, cercando di far meno rumore possibile. Il gruppo, approfittando dell'oscurit, si diresse verso la rocca di Serravalle seguendo il sentiero che si inoltrava nel bosco, evitando cos la via lastricata affollata di carovane di mercanti e pellegrini in attesa di trascorrere la nottata.
Il galoppo della turma disturb il sonno di una famiglia di boscaioli. Vedendo i bagliori delle torce che venivano accese per vedere chi stesse passando vicino alla modesta casa, Filippo alz la mano fermando l'avanzata.
Pancrazio gli si fece accanto. Cosa c', mio signore? Perch ci avete fermato?.
Quelle luci... indic le fiaccole.
Non possono riconoscerci a questa distanza. E poi  notte fonda...
Non posso permettermi sbagli. Dunque non voglio testimoni.
Cercate di ragionare, non possono vedere i nostri volti disse Pancrazio, cercando di far desistere l'altro dall'ordine che certamente avrebbe dato da l a poco. Ma fu tutto vano.
Fate ci che  dovuto ordin, sentenziando la fine di quelli sciagurati.
Pancrazio scelse cinque uomini e lanci i cavalli verso la casupola. Fu questione di poco tempo e la strage fu compiuta. Nessuno avrebbe raccontato di aver udito cavalcare.
Giunti al cospetto delle mura della rocca, il gruppo di cavalieri si rese visibile alle guardie, che altrimenti avrebbero pensato a un agguato, tempestandoli di frecce.
L'ufficiale, dall'alto delle merlature della porta, url loro: Chi siete? Fatevi riconoscere.
Filippo con una mano tir via il cappuccio, mostrandosi.
Ho mandato un messo qualche giorno addietro. Ho con me la missiva dello capitano di ventura Castruccio Castracani con cui vengo invitato al suo palazzo spieg all'ufficiale ghibellino.
L'attesa che ne segu innervos Filippo, che inizi a imprecare. I cavalli sbuffavano nuvole di vapore, sfidando la rigidit di quella notte.
L'ufficiale torn ad affacciarsi alle merlature reggendo una torcia crepitante. Questa volta era affiancato da un balestriere, che si posizion tra uno spazio e l'altro.
Verr consentito l'accesso solamente a voi, messere de' Tedici furono le condizioni.
A Filippo prese un attacco d'ira. Non gli piaceva ricevere ordini. Sper di poter uccidere lui stesso quell'ufficiale quando i lucchesi avrebbero attaccato Pistoia.
Comunque, in quella circostanza, era nella condizione di poter solo trattare. Che venga almeno il mio uomo pi fidato. Lo disarmerete voi stessi alla porta.
L'ufficiale annu e fece segno alle altre guardie di alzare la grata metallica e aprire una posterla.
Altri balestrieri si affacciarono alle mura, puntando le loro armi contro i mercenari. Se solamente questi avessero accennato a entrare, approfittando dell'apertura della porta, non sarebbe stato concesso loro di fare neppure un metro senza venire trafitti dalle quadrelle.
Filippo e Pancrazio vennero accolti da una scorta armata fino ai denti.
Turchi indic Pancrazio.
Non sapevo che il Castracani si servisse di mercenari infedeli osserv Filippo sdegnato. Guardate il loro equipaggiamento.
Gli occhi dei due si fissarono su uno di quei guerrieri. Discesero dall'elmo conico, circondato dal bianco turbante che proteggeva anche la fronte. La lorica squamata era lunga fino agli stivali dalla punta rivoltata. Al fianco pendeva una lunga scimitarra.
Sporchi infedeli. Pancrazio sput a terra, sfidando lo sguardo del moro.
Ignorateli, non createmi guai lo ragguagli il padrone, che prese ad avanzare.
Condotti in una stanza del palazzo che f del vicario di
Serravalle prima che la rocca venisse presa d'assedio dal Castracani, furono conquistati dai drappi policromi e dallo sfavillio
di decine di torce che rischiaravano l'enorme sala dalle strette volte.
Castruccio Castracani fece il suo ingresso poco dopo.
Indossava la cotta di maglia sormontata da un corpetto in cuoio con lo stemma della sua casata. Il mantello era giallo e blu e spazzava il suolo a ogni passo. La mano destra poggiava sul pomo della spada, assicurata a uno spesso cinturone di
cuoio nero. Il suo volto era privo di espressivit, ma in compenso i suoi occhi, incavati, parevano trafiggere i corpi di Filippo e Pancrazio.
Si sfil i guanti con studiata lentezza prima di considerarli.
Ecco due guelfi che manderei volentieri alla forca li provoc.
Filippo storse la bocca in una smorfia d rabbia, ma Pancrazio gli strinse il braccio per indurlo alla calma.
Avrei la vostra testa in mano al secondo colpo di spada se incrociassimo le armi, potete evitare di mostrarvi spavaldo dinnanzi a me continu il Castracani, che si era accorto della reazione del pistoiese.
Non volevo offendervi, signore si scus Filippo digrignando i denti.
Il Castracani aveva ottenuto proprio quello che voleva. Adesso era in posizione dominante.
Ho letto la vostra missiva. Dante aveva ragione quando vi descriveva canaglie e traditori. Alz lo sguardo fissando Filippo. Che stirpe  mai quella che desidera tradire la propria citt? lo incalz.
Quant' vero Dio che porto il sangue dei Tedici io vi...
Mio signore... intervenne Pancrazio siamo nella tana dei lucchesi.
Filippo storse il collo, i nervi a fior di pelle.
Castruccio Castracani riprese a parlare: Al vostro segnale sapr che una delle porte della citt verr aperta, consentendo l'accesso alle mie truppe. Cos io avr meno perdite e prender la citt dopo qualche giorno di combattimento e voi lo guard con disprezzo otterrete i benefici che avete richiesto. Oltre al compenso pattuito, ma questo era evidente. Nessuno tradisce la propria citt se non dietro lauto compenso, non  cos?.
 cos.
Spiegatemi una cosa, se potete... lo sguardo inquisitorio del condottiero, assiso sul suo scanno marmoreo, scav nel profondo di quello dell'altro.
Cosa?
Perch ci tenete cos tanto affinch io trionfi?
Questo non vi riguarda. limitatevi a rispettare i patti, io lo far. Filippo sent dentro di s il desiderio irrefrenabile di infilzare quel bastardo di un ghibellino, tuttavia mantenne un controllo di cui si stup esso stesso.
Siamo d'accordo allora. Tuttavia c'era un'altra richiesta nella mia missiva chiar.
Castruccio si vers del vino in una coppa degna di un re, ornata di gemme preziose e intarsiata finemente. Poi lo sorseggi, gustandoselo. Rutt scatenando le risatine degli armati della sua guardia personale.
Manterrete la vostra carica. S, vi do la mia parola. Tuttavia mi viene da chiedervi ancora una cosa messere de' Tedici.
Cosa... ancora?
Di quale carica state parlando? Voi non ne ricoprite alcuna a quanto io sappia.
Gli occhi di Filippo si illuminarono. Statene certo che l'avr quando verr il tempo.
A chi farete tagliare la gola?
Anche questo non vi riguarda, lucchese.
Siete un essere spregevole pi di me.
Ancora ilarit nella sala.
Sapete per quale motivo i gatti pisciano cos spesso? rinvi Filippo.
Perch mai?
Marcano il territorio, che sia chiaro a ogni altro felino. Vi do un consiglio per quando verr il momento in cui calpesterete le mie strade... non bussate alla mia dimora avvert.
Vi sentite molto forte, se credete di poter minacciare il Castracani senza perdere la testa in men che non si dica. Forse la vacca di vostra madre non vi ha insegnato come ci si comporta al cospetto di un vero signore. Dunque,  venuto il momento di rimediare... Platealmente e senza distogliere lo sguardo da quello del rampollo pistoiese, sput nella sua coppa e gliela porse.
Cosa... cosa intendete fare? domand Filippo, presagendo la risposta.
Bevete. Bevete o sazier la mia sete dal vostro cranio al banchetto di domani gli intim.
Non lo far mai, dannato cane! ribatt.
Ve lo suggerisco... ridacchi Castruccio.
Gli uomini della guardia scelta sguainarono le spade.
Bevete mio signore, vomiterete fuori da questo dannato posto sussurr Pancrazio. O finiremo con un palo infilato nel culo, come uno spiedo.
A Filippo non rimase altro che raccogliere la coppa e sorseggiare.
Finitelo,  un vino eccellente ordin Castruccio.
Spero di ricambiare l'ospitalit con dell'ottimo piscio.
Intanto bevete.
Le guardie risero tutte. Filippo scaravent la coppa vuota contro la parete, rompendola. Il patto  sigillato, almeno?
Il Castracani tiene sempre fede agli impegni disse solamente l'altro, lasciando la sala.
Il cantiere, alla chiesa di Santa Tecla, era in pieno fermento. Quel piccolo edificio stava vedendo una nuova vita, trascinando con s molte persone che, nell'occasione, si adoperavano per preparare banchetti dove si sarebbe cantato stornelli e danzato allegramente.
Ruggero si era affidato a un mastro muratore chiamato Francesco. Pareva un brav'uomo, anche se era soggetto a cambi di umore. I risultati non tardavano a farsi vedere: la parete nord e quella a est erano gi state tirate su, utilizzando i materiali di risulta, e tutto ci che era stato donato.
Maestri vetrai stavano lavorando a una finestra policroma con la raffigurazione della vita della santa. Tenevano acceso un fuoco per meglio lavorarne le parti.
Molti uomini erano giunti volontari per partecipare all'opera. Anche Guido il macellaio aveva mandato qualcuno dei suoi per dare una mano. Leonardo l'oste forniva i barili di birra... a prezzo di favore.
Ovunque c'era gente intenta a fare qualcosa. Chi scolpiva colonne che avrebbero sorretto le volte delle absidi e chi si preoccupava di misurare i blocchi di pietra che sarebbero stati tagliati dagli scalpellini. Si lavorava cos forsennatamente che la calcina stava per terminare e cos le pietre da utilizzare.
Francesco, il mastro muratore, a torso nudo, si curava che le impalcature reggessero il peso dei materiali. Non sarebbe mancato molto alla costruzione del tetto e tutto doveva andare nel verso giusto se voleva essere pagato.
Il prete attirava i popolani confessandoli, ottenendo cos la loro donazione.
Il piccolo Antonio dava una mano a modo suo: portava giare d'acqua fresca e, quando c'era, portava la cesta con i tranci di focaccia da distribuire.
In tutta la citt non si parlava d'altro. Quel cavaliere proveniente dalla Terra Santa stava cambiando le sorti della citt, tirandola fuori dal declino in cui era scivolata.
Un uomo aveva raccontato a Ruggero che uno sgherro di Filippo lo aveva minacciato, promettendogli gravi sciagure se avesse deciso di accorrere all'opera di santa Tecla. Lui, seppur intimorito, aveva deciso di affidarsi al volere dell'Altssimo e di presentarsi puntuale al cantiere. Anche Leonardo aveva subito minacce: due armati dei Tedici avevano preteso dei barili di birra senza pagarli e, mentre li caricavano sul carro, avevano preannunciato incidenti se non lo avesse cacciato dalla stanza in affitto.
Contrariamente alle volont dei Tedici, altri piccoli cantieri si erano attivati. Qualche casa da sistemare, la bottega di un mastro bottaio che era stata devastata da un incendio, il capanno di un maniscalco e persino il recinto di un pastore.
Le donne si riunivano di giorno presso il fiume e le fontane pubbliche per portare acqua e lavare le stoffe e i vestiti degli uomini impegnati nei cantieri. Alla sera, invece, si raccoglievano attorno ai focolari per accordarsi su come apportare aiuto alle iniziative nate ormai in ogni angolo della citt. Gli uomini, invece, nelle taverne si dividevano i compiti. In quegli incontri tutte le corporazioni mandavano un proprio rappresentante. Quelle create da Ruggero erano occasioni da non perdere in quel periodo di ristrettezze economiche. L'autofinanziamento dello stesso popolo pistoiese era anche un'occasione per rimettere in moto l'economia; infatti si era venuto a formare una sorta di mercatino clandestino, in cui si barattavano cibi e oggetti.
La citt aveva ritrovato vigore. In ogni ripa riecheggiavano i rumori degli artigiani. Le fornaci erano accese anche di notte per forgiare strumenti, armi e ferri per cavalli. I mastri conciatori lavoravano il cuoio e molte erano le commesse sia da parte dell'esercito cittadino sia da parte di privati, che ordinavano pettorali, bracciali, selle per cavalli, zappe, martelli, sacche di cuoio, brache, stivali, foderi, otri, mantelli cerati...
All'opera di Santa Tecla, gli scalpellini lavoravano le pietre senza sosta, ottenendo blocchi rettangolari per le future costruzioni. Calzolai, carbonai, erboristi riempivano le loro botteghe di merci da lavorare. Dal camino della bottega del saponaio fuoriusciva del fumo scuro e dall'odore acre e stomachevole: nel pentolone bollivano frattaglie di maiale miste a grasso e cenere che sarebbero diventati blocchi di sapone da vendere al mercato. Il banco dello speziale era seminato di recipienti colmi di spezie orientali ed erbe medicinali; una piccola folla vi si era accalcata alla ricerca di qualche rimedio per i propri malanni.
Mastri vasai creavano vasellame da esporre in banco e, quando erano disponibili, stemmi per la nuova chiesa di Santa Tecla. Agli angoli delle ripe adiacenti all'opera, vi erano i banchi degli scrivani, che riportavano sulla carta i contratti privati dei bottegai e dei loro fornitori o clienti. Nella bottega della cardatrice, grossi batuffoli di lana venivano pettinati affinch divenissero cos lisci da poterli filare.
Persino un liutaio lavorava alla creazione di nuovi strumenti, di cui uno si diceva fosse diretto al musico della corte del papa di Avignone in persona. Il fornaio della ripa dei mastri arcai faticava a coprire tutti gli ordini di pane caldo e focacce. L'odore persistente del legno tostato era segno che vi fossero in corso numerose commesse di archi e frecce, e che quindi la presenza dei lucchesi oltre le mura preoccupava le autorit, seppur corrotte e prive di moralit.
Molto distanti dalle posizioni del popolo erano i rappresentanti delle casate pi nobili e le autorit cittadine.
Si trattava senza dubbio di un fenomeno che, prima o poi, sarebbe sfuggito al loro controllo. Il vescovo aveva pi volte richiamato il prete che si occupava dell'opera, perch gli avevano riferito che anche le donne stessero partecipando alla ristrutturazione della chiesa di Santa Tecla.
Tuttavia, l'interesse dei fedeli e il crescere delle offerte, fatte anche durante le celebrazioni ufficiali, gli avevano permesso una certa pacatezza nelle sue decisioni. Da una parte, quando si rapportava con le autorit, si mostrava deciso a stroncare quell'iniziativa, dall'altra, invece, vedendo i forzieri della curia ingrossarsi a dismisura nonostante il periodo di crisi, si mostrava prudente e misurato nei confronti del prete.
Non si rivelava cos cauto, invece, il Capitano del Popolo, che teneva d'occhio questo strano coinvolgimento dei popolani, temendo tumulti e sommosse. Il comandante della sua guardia di palazzo gli suggeriva di mettere al bando quel cavaliere venuto dalla Terra Santa, eliminando cos il problema prima che assumesse proporzioni incontenibili. Lapo Cancellieri era infatti propenso ad arrestare Ruggero da Suio con l'accusa di tradimento, supportata dal fatto che induceva i popolani a non riconoscere il potere delle autorit.
Ormanno de' Tedici, per, non era d'accordo. Fare una cosa di quel genere voleva dire rendere il popolo ancor pi rabbioso. Togliere di mezzo colui che si presentava come aiutante dei bisognosi avrebbe creato fortissimo dissenso. No, bisognava escogitare qualcos'altro, qualcosa che avesse l'obiettivo di eliminare quel cavaliere ma, nello stesso tempo, terrorizzasse la gente, rendendola innocua.
Io so cosa va fatto in questi casi.
Ormanno e Lapo si voltarono entrambi verso la voce che proveniva dalla porta. Era Filippo, che fingeva di studiare una colonna a fascio che si alzava fino al soffitto a volta.
Non siete gradito in questo momento! tuon suo zio. Il Capitano del Popolo sta prendendo una decisione nel pieno dei suoi poteri e voi... voi non siete stato convocato. Uscite da questa stanza o vi faccio trascinare per le palle nelle segrete!
Filippo abbass il mento, guardando lo zio con occhi stralunati.
Lapo istantaneamente port la mano sull'elsa della spada. Avrebbe chiesto aiuto alle sue guardie al primo segno di pericolo, poich da uno come lui ci si poteva aspettare di tutto. Si guard intorno: quel farabutto non faceva un passo senza il suo tagliagole Pancrazio.
Il vecchio Ormanno and su tutte le furie. Cosa avete in mente?
Il nipote scoppi a ridere. Se avessi voluto uccidervi l'avrei fatto seguendo le mie migliori abitudini, non vi pare? Fiss con aria di sfida Lapo Cancellieri, che teneva la spada estratta per met. Non voglio scontrarmi con nessuno. Sono venuto a proporvi un affare.
Dopo qualche istante necessario a tutti per calmarsi e riprendere il senno, Ormanno fece segno al nipote di spiegarsi meglio.
Filippo gonfi il petto: aveva ottenuto ci che voleva. Lasciate a me il compito di creare scompiglio. Con i miei uomini assalter il banco della questua per santa Tecla e incendier le botteghe di coloro che concedono troppi favori alla causa del vecchio Pucci e di quel... sput a terra cavaliere.
Ormanno inizi a scuotere il capo, ma non interruppe.
A voi, caro zio, il compito di imporre nuovi dazi. Non verr rilasciata alcuna autorizzazione fino a quando chi la richieder non abbia depositato fondi nelle casse dei nostri banchi.
Lapo inizi a prestare pi attenzione al discorso e intervenne: I vostri assalti non rischieranno di accrescere l'odio della gente?.
Filippo ribatt seccamente:  probabile, ma crescer anche la paura. Serpegger il sospetto che dietro ogni angolo vi sia appostata una spia pronta a svelare l'identit di chiunque versi un solo bronzino al banco dei Pucci. Il popolo  facilmente forgiabile e vedrete che il cavaliere proveniente dalla Terra Santa verr ritenuto il responsabile di tutto ci che accadr.
A quelle parole, cal il silenzio nella grande sala. Ormanno e Lapo si sorpresero a fissarsi mentre riflettevano sulle proposte di Filippo. Quest'ultimo sapeva di aver aperto una breccia nelle ferme intenzioni dello zio.
Il Capitano del Popolo, dopo un po', rese nota la propria decisione.
Tra pochi giorni si terr il Consiglio cittadino. Ascolter le proposte che ricever e valuter a quali di esse dar seguito. Contemporaneamente, voi e i vostri mercenari farete gli assalti stabiliti. Li protrarrete per tutta la notte. Per strada dovranno rimanere anche i cadaveri di chi dovesse reagire. Quando sar l'alba, le guardie cittadine presiederanno ogni angolo, riprendendo il controllo e sedando eventuali rivolte. Al termine del Consiglio, ogni pistoiese sapr di che cosa siamo capaci e cos'altro ancora potremmo fare. Nessuno si azzarder pi ad alzare neanche il tono.
Lapo si mostr compiaciuto della decisione del Capitano del Popolo e fece un gesto di approvazione.
Qualche smorfia di disappunto, invece, apparve sul volto di Filippo, arrabbiato per il fatto che, in realt, suo zio altro non aveva fatto che far proprie quelle che invece erano le sue proposte. Decise dunque di aggiungere qualcosa.
Permettetemi un'ultima cosa.
Ormanno fece un segno con cui lo invitava a continuare.
Vorrei che voi acconsentiste a un mio desiderio. Non ho ancora una moglie e avrei scelto di prenderla. Io e la figlia del bottegaio Maffeo ci desideriamo ed  per questo che la vorrei in sposa. Potreste intercedere per me? Gli occhi del giovane parvero brillare di ardore.
Ormanno scosse il capo. Credete che questo sia un argomento che mi vada di approfondire?
Agir meglio e pi efficacemente se sapr che il mio cuore verr accontentato. Gli occhi scintillavano di sottigliezza.
Vi sbagliate nipote, voi agirete per mia volont, a cui non potrete sottrarvi.
Almeno fino a quando rivestirete quella carica, mio signore... intimid.
Osate minacciarmi?
Oso ogni cosa. Dovreste conoscermi ormai.
Lurido bastardo, potrei farvi impalare se solo volessi.
Sareste assai dolce in confronto a ci che potrei fare io.
Lapo fece qualche passo avanti, dando man forte all'anziano Capitano del Popolo. Non  quello che si dice. Parrebbe in realt che la ragazza abbia ben altre simpatie.
Filippo scatt: Menzogne! Dicerie di popolo!. Respir profondamente per calmarsi. Quando diverr mia moglie, imparer il dovuto rispetto. Non stava parlando con il capitano della guardia, era piuttosto un tentativo di convincere se stesso.
Lapo volse lo sguardo verso il Capitano del Popolo. Senza parlare, i due compresero i reciproci pensieri. Filippo era incontrollabile e lo sapevano entrambi. E assai pericoloso.

Pistoia. Aprile dell'anno del Signore 1323.
La primavera iniziava a farsi sentire. Della neve sulle cime delle montagne non rimaneva altro che sporadiche macchie bianche, visibili dalla citt. Gli odori della fioritura entravano prepotentemente nelle case dalle finestre aperte.
I bambini alzavano i nasi all'ins, seguendo stormi di rondini alla forsennata ricerca del tetto che avevano lasciato prima di migrare. Poi saltavano nelle pozzanghere, ricordo dell'acquazzone caduto il giorno prima, e correvano per le ripe rincorrendosi o imitando turme di cavalieri. Dalla cucina della casa del Maffeo proveniva una fragranza che li induceva a sbirciare all'interno delle finestre, passando dinnanzi la bottega.
Isotta cucinava lo stufato di carne e lo stava insaporendo con carote, porri e rosmarino.
Solo il giorno prima Ruggero si era presentato in bottega per ritirare le tuniche con lo stemma del cervo che aveva ordinato. Era soddisfatto del lavoro che era riuscita a fare la famiglia di Maffeo.
E proprio al padre Isotta lanci un'occhiata, mentre armeggiava con tranci di stoffa dai bordi sfilacciati. Si vedeva quanto fosse compiaciuto, il guadagno per quella commessa era stato buono. In cambio, in segno di riconoscenza, lui e le due figliole avevano deciso di donare dei drappi e dei tendaggi alla chiesa di Santa Tecla e li avrebbero consegnati loro stessi al vescovo in persona durante la messa di Pasqua.
Sbuffando, Isotta prese un mestolo di legno per girare il preparato e lo poggi sul davanzale della finestra. Canticchiava una canzone che le aveva insegnato sua sorella quando erano pi piccole. Era una bella giornata e si sentiva spensierata.
Volt lo sguardo verso le scodelle in terracotta e le afferr una a una, posizionandole sulla tavola pronte per il pranzo. Dopo aver sistemato quella per s, per Isadora e per suo padre, rimaneva sempre con l'ultima in mano: era quella di sua madre e ogni volta che preparava la tavola quel gesto le ricordava quale vuoto avesse lasciato la sua scomparsa.
Gli occhi le si riempirono di lacrime mentre la riponeva sulla mensola sovrastante il camino e torn a occuparsi dello stufato. Con la mano tast il davanzale alla ricerca del mestolo ma al suo posto si accorse di stringere un filamento fresco. Era un fiore.
Ma... esclam.
Dal basso sbuc Ruggero, che ostentava un'aria soddisfatta. Lei schizz indietro dallo spavento con una sorta di squittio.
Vi detesto! Avete capito? Vi detesto esplose, incontrollabile. Il giovane trattenne una risata. Le porse le mani come per scusarsi, ma dall'espressione traspariva ben altro.
Madonna Isotta, ho affrontato un drago per il vostro amore. Dopo averlo ucciso, un incantesimo lo ha trasformato in un fiore, che io adesso vi dono.
Isotta si addolc. Fece qualche passo avanti. Sei davvero strano, lo sai?
Sono impavido, invece.
Folle. Questo siete: folle.
Difficile mantenere il senno quando si vede una bellezza simile...
Isotta strozz un respiro. Quando si riprese, lo baci con trasporto. La mano di lui affond nei lunghi capelli che, stranamente, teneva liberi sulle spalle.
La bocca di lei pareva mangiare dolcemente la sua e non pareva esistere altro che quell'intenso momento che stava vivendo. Nessuna battaglia aveva scatenato in lui paure e tremori come quelli che lo stavano travolgendo.
Maffeo in quel momento fece per entrare in cucina, ma si arrest sull'uscio, trovandosi quella scena davanti.
Apr la bocca per urlare qualcosa a sua figlia, ma alla fine non disse nulla. Scopr di aver gi la mano pronta a sferrarle uno schiaffo. Ma non era quella la cosa giusta da fare. La morte di sua moglie, il dolore suo e delle figlie; gli ultimi tempi parevano contrassegnati dalla sofferenza e dalla sciagura. E poi c'era quel dannato Filippo che aveva messo gli occhi sulla ragazza e, ne era certo, ci sarebbero stati dei guai. Ovunque posasse gli occhi quel bastardo sorgevano guai. Dunque, si trovava di fronte a un bivio: rimbrottarla o lasciarle vivere quel primo momento bello dopo molti altri terribili. Era quella la vita che desiderava per Isotta e Isadora?
Riflett per qualche istante prima di voltarsi e tornarsene al lavoro.
E poi, era giusto che la piccola Isotta amasse l'uomo che lei aveva scelto. Nessun altro.
Credo di amarvi sussurr lei.
Vi amo le disse lui.
Gli sguardi si fissavano l'uno nell'altro. I sospiri di Isotta le gonfiavano il petto con ritmo insistente.
Perch non riusciva a trattenere le mani quando aveva Ruggero di fronte a lei? Era possibile che l'attrazione che provava per lui le impedisse di controllarle? Cerc di riflettere, in un turbinio di emozioni incontenibili.
Domani si sarebbe dovuta svolgere la fiera delle bestie. Per l'occasione, in citt sarebbero arrivati saltimbanchi, musici, mercanti dall'oriente e dall'Ellenia. C'erano banchi che vendevano ogni genere di cose e il Consiglio cittadino avrebbe permesso di danzare e gioire per tutta la notte, fino al sorgere del sole... ma con l'assedio dei ghibellini tutto ci non avr luogo. Il Capitano del Popolo consentir lo svolgimento del solito mercato. Io... esit avrei molto piacere a tenervi per mano in tale occasione concluse lei.
A Ruggero parve di sognare. Tuttavia, con un atto d'orgoglio, replic: Mia garbata Isotta, dimenticate forse che vostro padre ci trafiggerebbe con un forcone se venisse a sapere di una cosa cos irriguardosa. Inoltre... le pass un dito sulle labbra dovrei essere io a invitarvi.
Scoppiarono a ridere.
Maffeo sent le risate e alz il capo. Sorprese Isadora che lo stava fissando. Come mai c'era un uomo che parlava con Isotta dalla finestra della cucina e lui non interveniva?
Lui si alz e le raccolse il volto tra le mani come solo un padre sa fare. Tua sorella  felice. Vi voglio bene figlie mie... vi voglio bene. Gli occhi si velarono. Vi voglio bene.
...
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CAPITOLO 13.
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...
Il mercato, nonostante tutto, era gremito.
Gi, verso il fiume, vi erano i recinti con le bestie, poche in verit, ma la loro presenza faceva pensare meno alla situazione incombente. Un folto gruppo di persone si era radunato attorno a un pulpito, dal quale urlava un sedicente cerusico che proponeva la pozione della saggezza; un brusio di risate accompagnava uno sciagurato alla gogna, sbeffeggiato e fatto oggetto di lanci di feci e sputi.
A nessuno sfugg la presenza di Ruggero e Isotta, che ridevano per ogni sciocchezza tenendosi per mano.
Un erborista le regal un sacchetto contenente dei semi di ciliegio. Scaldatelo sul camino e mettetelo sulla pancia quando avrete dolore.  un rimedio miracoloso.
Isotta lo ringrazi, ma non si trattenne dal chiedere: Come mai me ne fate dono?.
L'uomo guard Ruggero. Filippo e i suoi, qualche tempo fa, hanno dato alle fiamme il mio magazzino delle erbe e degli unguenti. Lo hanno fatto perch non sono riuscito a pagare la tassa di transito sulle sue propriet. Adesso, per, ci siete voi cavaliere e... c' speranza di rivalsa.
Segu un imbarazzato silenzio. Isotta si commosse e ricambi con un bacio sulla guancia dell'erborista. A Ruggero non rimase altro che ringraziarlo, proseguendo per i banchi.
La gente vede in voi un'aspettativa.
Il giovane fece finta di non sentire. Raccolse una falce che era in mostra al banco del fabbro e pass il dito sul filo.
Quella carogna di Filippo de' Tedici star tramando per
farvela pagare insistette lei.
Senza guardarla, Ruggero finalmente le rispose, ponendole tuttavia una domanda: Sapete perch ho deciso di aiutare la casata dei Pucci e la vostra gente?.
La ragazza fece segno di no.
Il cavaliere si fece serio. Le raccolse le mani tra le proprie. Quando mi trovavo in Terra Santa, ho partecipato a un assedio. Dopo qualche mese riuscimmo ad aprire una breccia nelle mura e l'intero esercito crociato si rivers nella citt islamica. Vennero commessi delitti di ogni genere: non credo Dio desiderasse quello che in realt accadde. Aveste visto, madonna Isotta, la soddisfazione sui volti del vescovo e dell'imperatore che avevano ordinato quell'insensato massacro... Compresi che bisogna ribellarsi alle imposizioni ingiuste e alle regole che non hanno ragione di essere. Quella sera in cui salvai il vecchio Pucci dall'assalto di Filippo, e forse per riconoscenza egli mi chiese di divenire il comandante degli armati della sua casata, io accettai... ma gi prevedevo che il mio impegno si sarebbe esteso all'ambiente che mi circondava. Quando riterr che il compito a cui sono stato chiamato sar concluso, potr riprendere il cammino verso la mia casata e la mia terra.
A sentire quell'ultima frase, il volto di Isotta si abbui.
Ruggero le mise un dito sotto il mento e glielo alz. Insieme a voi, se vorrete.
La ragazza non riusc a controllare un sorriso, che le apr il volto.
Non rispondetemi adesso. Avrete tutto il tempo per pensarci. E adesso basta con le cose serie e tristi, godiamoci il mercato concluse lui.
Isotta pareva sospinta da un'energia insperata. Ogni cosa era un pretesto per ironie e giocherelli. I due si soffermarono dinnanzi un gruppetto di persone che urlavano e incoraggiavano un tizio alto e magro. Vestiva un panciotto imbottito e una cuffia dai lunghi lacci pendenti; si trovava di fronte a un banchetto e seguiva freneticamente con lo sguardo le abili mani di un uomo che muoveva magistralmente tre campanelline di piombo.
Controllate, mi raccomando dame e messeri, controllate bene che non vi sfugga la pallina. Adesso  qui... ora  da questa parte.. .e ora, invece,  qua. Muoveva cos veloce le mani che Ruggero fece fatica a vedere che fine facesse la pallina occultata sotto le campanelle.
Quando termin la manovra, l'uomo si ferm. Le tre campanelle erano adesso allineate. Il giocatore non doveva fare altro che scegliere la sua campana, puntarci sopra e, a seconda della sua decisione, vinceva o perdeva la posta in palio.
Se non avesse avuto quella piccola folla ad acclamarlo, l'inavveduto giocatore avrebbe certamente declinato l'invito. Per non passare per codardo, invece, si spinse a scegliere. Tocc timidamente con la mano la campanellina a sinistra.
Ne siete sicuro? chiese astutamente il titolare del banco.
Il giocatore ci ripens e pos la sua mano su quella centrale.
Allora  questa la vostra scelta, mio signore?
La moglie del giocatore lo tir per l'abito cercando di portarlo via da quell'imbarazzante situazione, ma la gente inizi a urlare.
Non si abbandona il gioco!
Codardo! url una donna.
Al giocatore non rimase altro che confermare la scelta. Annu.
Gli sguardi dei presenti seguirono le mani dell'astuto uomo del banco che, con movimenti lenti, alz dapprima la campanella di sinistra. Sotto di essa non vi era nulla.
Come vedete... la prima scelta era sbagliata. Non vi ho dato forse un buon consiglio? Si stava prendendo gioco dello sventurato giocatore.
Quando alz quella centrale, anch'essa vuota, la folla esplose in un brusio di stupore. Il giocatore pretese di vedere anche l'ultima campana e il titolare del banco lo accontent. La pallina era l.
Scoppi un applauso.
Isotta spalanc la bocca.
 un truffatore! la zitt Ruggero.
Non sapresti vincere.
Non amo il gioco, neppure quello con i dadi.
Con un pugno lei lo colp al fianco. Quindi... se non amate il gioco, in Terra Santa trascorrevate il vostro tempo con le donne... La risatina di lui la fece arrabbiare. Allora ammettete? Ammettete di aver goduto dei loro servigi?
Ruggero non la degn neppure di uno sguardo. Sul suo volto, per, si intuiva l'espressione di chi la sa lunga. La ragazza si allontan di qualche passo, immergendosi nella folla.
Solo dopo un po' si ferm e attese il cavaliere, che la raggiunse ancora sorridente.
In silenzio arrivarono a uno slargo circolare tra i banchi in cui si esibiva un cantore. Vi erano delle ragazze sedute tutt'intorno. Tra loro Isotta riconobbe Isadora, che ascoltava con aria imbambolata.
... il cavalier senza paura avanz adagio. Dietro ogni muro poteva apparir lo nemico che l'avrebbe trafitto. L'amor che provava per Angelica lo sospinse ad avanzare, passo dopo passo. La spada stretta tra le mani. Le dita scorrevano leste sullo strumento a corda, che emetteva un suono che pareva provenire direttamente dalle bocche degli angeli.
... uno, due, tre uomini d'arme lo attorniarono. Lo cavaliere sentiva lo core battergli forte, ma non era timor per la propria vita, bens paura di non rivedere la bella Angelica, padrona dello spirito suo!
Tutte le ragazze sedute sospirarono all'unisono. Ruggero si avvide che Isotta era in apprensione per le sorti del povero cavaliere.
... era sangue quello che sgorgava dalle viscere del primo assalitore. Eppure, subito l'altro si fece avanti, spingendo la lancia in modo fatale. Il cavaliere riusc comunque a ferirlo a morte, ma il terzo nemico trafisse lui al petto. Il cuor del cavaliere, pur infilzato che fosse, continu a battere. Angelica vide la scena dalla torre e scoppi in lacrime. Fu l che accadde l'incantesimo dell'amore. Poich, e vi comprender se faticherete a credere alle mie parole, le sue lacrime profumavano inspiegabilmente di rosa.
Qualche ragazza scoppi a piangere. Anche un mercante che aveva il banco vicino al cantore si asciug gli occhi con il grembiule.
Con ira e coraggio, il cavaliere diede un colpo cos forte all'elmo del nemico che lo mand in frantumi. Pezzi di cervello si sparsero ovunque. Prima di cadere, il cavaliere lanci un ultimo bacio ad Angelica. Vi giuro, dame e messeri, ancor oggi, anche se sepolto da pi di due secoli, il cuore del cavaliere batte ancora. Angelica  sepolta accanto a lui.
Isotta singhiozzava. Ruggero la cinse con il braccio. Il cantore fece un inchino, indicando un cesto alla base del palchetto, e tutti versarono qualche moneta tirando su con il naso per la commozione.
Quando cal il buio, tutt'intorno alla piazza vennero accese le torce. Era uno spettacolo entusiasmante. Le campane presero a suonare, l'atmosfera era gioiosa e un grosso fuoco venne acceso al centro della piazza. Ognuno vi gettava qualcosa come buon auspicio e per mandare in fumo le malevolenze.
Ruggero e Isotta si inserirono tra le persone che danzavano. Lei tolse le scarpe, rimanendo a piedi nudi. Faceva ciondolare la testa come trasportata dalle melodie in una dimensione tutta sua. Non erano danze di corte composte e pacate, ma balli sregolati, urla, risate e vivaci movimenti felici.
Gli occhi di Filippo guardavano la scena carichi di rancore. Pancrazio lo guardava preoccupato. Pazzo com'era, avrebbe potuto fare qualche gesto azzardato e sarebbe stata una mossa sbagliata in mezzo a tutta quella gente. Si avvicin quindi al suo orecchio. Mio signore, avr ci che merita. Ma non qui, non adesso, in troppi vedrebbero sussurr.
Filippo volse il capo per non vedere i due che danzavano con trasporto, ma non si trattenne da guardarli di sottecchi, con stizza e invidia. Sent avvampare la collera e, senza ascoltare il consiglio di Pancrazio, si fece spazio tra la folla fino ad arrivare di fronte ai due amanti.
Quando Isotta si accorse della sua presenza, sobbalz. Non sapeva se fosse pi imbarazzata o terrorizzata. Per qualche tempo, ingannata dai suoi modi gentili e raffinati, lo aveva creduto il suo principe, lo aveva incoraggiato mostrandosi affabile e disponibile. Certamente aveva provato qualcosa per lui, ma quando aveva compreso chi realmente fosse Filippo, allora le cose erano decisamente cambiate. Lo aveva dunque ripudiato dal proprio cuore. Quanta distanza c'era tra quell'orribile persona e il cavaliere della canzone.
Adesso Filippo se ne stava l ritto di fronte a lei e la fissava. S, la stava fissando e lei aveva in bocca il sapore acre della paura. Cosa sarebbe accaduto?
Ruggero, che si era accorto di lui, si era allontanato di qualche passo. Non certo per abbandonare Isotta, bens per valutare la situazione: cercava di individuare gli sgherri di Filippo, che non si muoveva mai da solo. Intravide infatti Pancrazio, che si faceva largo fino a raggiungere il suo padrone. Ruggero abbass lo sguardo; il riflesso della lama tradiva il coltello che Pancrazio teneva celato sotto il mantello. Si trovava in una brutta situazione.
Filippo avanz verso Isotta, fissandola.
Le persone smisero di ballare e si fecero da parte, intimorite; qualcuno accenn a un inchino al passaggio del giovane nobile. Cal il silenzio.
La ragazza tremava, ma decise di cercare di controllarsi e di non fuggire.
Sent una mano sulla spalla e si volt di scatto, trattenendo il respiro. Era Ruggero che era tornato al suo fianco. Adesso era l che doveva stare.
Quando Filippo fu a un paio di passi, inizi a parlarle.
Vi trovate bene con questo miserabile, mia signora?
Il mento di Isotta si alz, risentito. Certo, signore.
Filippo deglut un boccone amaro e non cerc neppure di nasconderlo. Dunque, siete divenuta la sua sgualdrina?
Tra i fiori preferisco la viola e tra gli uomini... lui. Lo intrappol con lo sguardo. Preferenze, null'altro.
Ebbene, vi paragonate alle cagne? Da quando una femmina ha la possibilit di poter...
Stavate per dire scegliere? Allora la mia risposta sar: s, ho potuto scegliere. Non voi messere, certamente non voi.
Dannata puttana! Non sarete di nessun altro minacci.
Ruggero era un fascio di nervi. Fece scivolare la sua mano sull'elsa della spada. La manovra non sfugg all'occhio di Filippo, che estrasse la propria cos rapidamente che il cavaliere senti il soffio dell'aria sulla faccia.
Quando anche Ruggero estrasse la lama, nella piazza si lev un vocio di preoccupazione.
Siete un assassino! qualcuno inizi a urlare.
Maledetto!
Altre voci si unirono al coro di insulti e imprecazioni nei confronti del rampollo dei Tedici che, per, parve non udirle. Rote pericolosamente la sua arma in aria affrontando Ruggero che si teneva pronto. Dietro di lui si era gi posizionato Pancrazio, che aveva rinfoderato il pugnale e estratto anch'egli la spada.
Attento dietro! lo avvert Isotta.
Ruggero con una mano teneva la spada e muoveva l'altra come se cercasse un equilibrio inconscio.
Filippo non esit oltre e inizi l'attacco. Prov un primo affondo e poi, subito, un altro. Il suo animo era sospinto da un rancore inarrestabile e travolgente. Era quello il sentimento all'opposto dell'amore, poich, mentre il primo avvicina e custodisce, il secondo allontana e distrugge. La maestria nell'uso dell'arma lo rendeva un temibile avversario e un guerriero che aveva ben pochi pari. Con il taglio della lama cerc il collo del cavaliere e, ancora, il ventre per squartarlo. Gi assaporava il puzzo delle viscere e un lampo balen nei suoi occhi.
Ruggero parava i colpi, ma non azzardava a portare attacchi perch temeva un agguato di Pancrazio, che stava pronto a dar man forte al suo padrone.
Il cozzare delle lame provocava scintille e tensione tra la gente. Isotta aveva il cuore in gola e le gambe parevano cederle da un momento all'altro.
Il combattimento prosegu, il clangore dei metalli riecheggiava in tutta la piazza. I due combattenti si affrontavano come due belve feroci, eppure lucide e razionali nell'intento comune di morte. Un solo sbaglio sarebbe bastato per perire.
Filippo cal l'arma dall'alto e Ruggero la ferm, stringendo la spada con entrambe le mani sull'elsa. Tutto il suo corpo vibr, e fu costretto in ginocchio. Con un calcio Filippo lo spinse indietro, facendogli perdere la spada. Ruggero affond le mani nella fanghiglia nel tentativo di riafferrarla, ma la lama di Filippo cal nuovamente, schizzando acqua e fango.
Gli occhi di Ruggero videro ancora la spada calare su di lui, costringendolo a scartare sulla sinistra evitando la fine. Con uno scatto di lato raggiunse la propria spada appena in tempo per parare un altro colpo. Ma Filippo si era chinato sopra di lui ed era adesso sbilanciato. Non ci volle molto per afferrargli una caviglia e tirarla con forza, costringendolo a inginocchiarsi. Con il pomo dell'elsa lo colp al mento lacerandogli il labbro. Dalla bocca del nobile sbocc del sangue, che sporc i denti e il mento fino alla gorgiera.
Verme schifoso. La pagherai! ringhi, asciugandosi il mento.
Spero tu abbia un buon confessore, poich ti servir presto...
Accadr dopo che ti avr strappato le budella.
... o dopo che io ti abbia cavato gli occhi. Ruggero ansimava per la fatica.
Dopo diversi colpi, i respiri dei due erano affannati e corti. Parevano di pari livello nel combattimento.
Fu a causa di Pancrazio che la situazione capitol: questi lanci la sua spada a Filippo, che l'afferr al volo. Come scosso da una nuova energia iniettata dalla sicurezza di poter combattere con due lame, le rote avanzando verso Ruggero, che si chin leggermente puntellandosi sulle gambe, pronto a reagire.
Senza uno scudo, per, sarebbe stata davvero dura.
L'assalto di Filippo fu travolgente. Il cavaliere fu costretto a parare un colpo sferratogli di taglio che era cos forte che sent scuotersi l'intero corpo. Neppure il tempo di rialzare la spada che il rampollo dei Tedici lo aveva gi colpito con il manico dell'altra arma poco pi su della tempia.
Tutto parve diventare pi lento. Le urla provenienti dalla calca che lo incoraggiavano a non arrendersi rimbombarono nelle sue orecchie e, per qualche istante, la vista si annebbi. Riusc per ad accorgersi del colpo che stava per arrivare obliquo dall'alto. Alz la spada per pararlo, riuscendovi giusto in tempo per non trovarsi con la testa spaccata. Il sapore del ferro in bocca gli fece capire che del sangue colava dalla fronte.
Isotta protese le mani verso di lui come se cercasse di proteggerlo dalla furia di Filippo, ma Ruggero non riusciva nemmeno pi a sentire le sue parole.
Non doveva cedere, non proprio adesso, continuava a ripetersi il giovane. Si rimise ritto e prese a opporsi all'altro, nonostante la testa girasse con uno sgradevole senso di nausea.
Neppure un brusio accompagnava la lenta sconfitta cui andava rapidamente incontro il cavaliere proveniente dalla Terra Santa. Nessuno adesso lo incitava pi: la vendetta di Filippo sarebbe stata tremenda con lui.
Altri colpi tagliarono l'aria sibilando. Ruggero riusciva solamente a parare e schivare, ma non aveva pi l'energia e la possibilit di contrattaccare. Filippo lo avrebbe trafitto con la spada, l'arma fornitagli da Pancrazio, che gli dava uno sleale vantaggio.
Giunto a quel punto, Ruggero prese a indietreggiare di qualche passo. Distanziatosi abbastanza, strinse l'elsa con entrambe le mani e si puntell, ancora una volta, sulle gambe. Aveva guadagnato qualche istante prezioso, in cui mettere a fuoco una strategia. Si accorse che l'espressione dell'altro stava mutando, come se stesse per lanciarsi in un attacco risolutore.
Con una piccola rincorsa, Filippo si lanci in una carica, turbinando entrambe le spade. Ogni muscolo era pronto a ricevere l'impatto, il cuore martellava nelle tempie del cavaliere e un nervo reagiva stizzito tirando un angolo della sua bocca.
Ruggero si gir rannicchiandosi e Filippo si sbilanci in avanti, rotolando nel fango e nel suo stesso mantello.
Una volta in terra si accorse di aver perso entrambe le spade e cerc subito di rialzarsi, ma Ruggero gli fu subito addosso e gli sferr un calcio al volto che lo fece ricadere all'indietro. Filippo rugg di rabbia e con una mano riusc ad afferrare una spada. Pancrazio blocc Ruggero, che adesso pareva un leone nel mezzo di un banchetto di gazzelle.
Il combattimento si tramut in una zuffa con pugni e ginocchiate. Ruggero e Filippo erano adesso un insieme di sudore, sangue e fango. Filippo riusc a estrarre un pugnale che teneva al cinturone e Ruggero cerc di bloccargli la mano che l'impugnava.
Strinse le labbra cercando di sopportare il lancinante dolore all'avambraccio, dove la lama aveva iniziato a squarciargli la carne. Liquido caldo e vischioso col lungo le mani.
Gli occhi di Filippo vennero attraversati da un lampo di soddisfazione. Si strinse a lui per trafiggerlo. Ruggero liber il braccio ferito e spost la lama di Filippo, che gli perfor il corpetto, infilandosi, seppur non a fondo, nell'addome.
Questa volta anche la mano di Filippo sent il calore del sangue di Ruggero. Il cavaliere cadde in ginocchio.
La voce di Isotta ruppe il silenzio: Ruggero!. Corse verso di lui, inginocchiandosi.
Anche Isadora si fece vicino. Le mise una mano sulla testa e si volt alla ricerca del nobile pistoiese, temendo che potesse attaccare anche loro.
La gente si fece attorno al cavaliere, che si accasci lentamente perdendo i sensi.
Pancrazio percep l'ostilit dei popolani e cerc di portare via il suo padrone. Andiamocene, mio signore, o stavolta finir in malo modo per noi.
Una pietra lo manc di poco: li stavano bersagliando.
Un sasso colp Filippo in testa, aprendo una piccola ferita. Era proprio il momento di fuggire. Riserv un'ultima occhiata di risentimento a Isotta, poi s'infil di corsa tra la gente, dileguandosi assieme al suo mercenario.
Ruggero venne subito disteso. Leonardo, l'oste, aveva saputo di quello che stava avvenendo in piazza ed era accorso subito, ma quando giunse sul posto vide il giovane riverso a terra con il volto sporco di sangue e la tunica sotto il corpetto inzuppata. Si port le mani alla testa. Cosa sono stati capaci di fare quei balordi?
Qualche istante dopo, arriv anche Bastiano, seguito da una dozzina di soldati con le tuniche con lo stemma del cervo. Si inginocchi prendendo la testa dell'amico tra le mani. Respirava ancora.
Ruggero, mi sentite? Amico mio! Si volt verso i soldati. Portiamolo dal medicus, svelti.
Due armigeri scattarono all'ordine.
Isotta teneva la mano dell'amato. La gente inveiva contro Filippo e i Tedici. Le donne raccolsero i loro figli e, lentamente, tutti fecero rientro nelle case. La festa era finita. Filippo, con la sua arroganza, aveva posto termine all'unica occasione di gioia per la citt.
Isadora buss energicamente alla porta di messere Martino de' Vigiseldi.
Attraverso il vetro opaco di una finestra, si vide la luce di una lanterna tremolante avvicinarsi alla porta e la ragazza si fece da parte per far parlare Bastiano e Leonardo.
Martino apr la porta e guard oltre i due, accorgendosi subito del cavaliere privo di sensi sulla groppa dell'animale. Del sangue colava lungo il ventre della bestia.
Portatelo dentro, fate presto ordin loro.
Il giovane venne spogliato e disteso su una tavolaccia. Il corpetto di cuoio si presentava difficile da togliere e Bastiano per non perdere tempo recise i lacci con il pugnale.
Martino pass una spugna bagnata sulle ferite cercando di
pulirle, ma il sangue continuava a sgorgare soprattutto da quella all'addome, che poi era quella che lo preoccupava di pi.
Prendetemi quella sacca disse a Isotta.
La ragazza raccolse ci che le aveva indicato e l'apr.
Ora prendete quei ferri e metteteli vicino allo foco.
Qualche istante e gi erano allineati sulla pietra calda vicino alla fiamma.
Il medicus inizi subito a lavorare sul corpo del giovane cavaliere. Con una pinza, sollev i lembi della ferita all'addome.
Non  molto profonda, tuttavia devo fermare l'emorragia e suturarla. Poi penser anche al braccio, per adesso guard Isotta e Isadora fasciatela voi quella ferita. Mi raccomando che sia ben stretta.
Le sorelle si misero subito al lavoro.
Con i ferri roventi cauterizz la ferita all'addome e la ricuc lentamente e con accuratezza.
Voi invece preparate un cataplasma ordin a Isadora.
Trascorse un bel po' di tempo ma, quando finalmente la fuoriuscita di sangue si arrest, Martino si sedette su uno scanno accanto al giovane ferito.
 molto debole, deve riposare. Lo far qui da me... non si potr trasportare per qualche giorno spieg.
Bastiano annu. Sarebbero rimasti senza comandante per qualche tempo, pens. Non ci voleva.
Adesso aveva lui il comando e Filippo, sentendosi forte di quello che aveva fatto, poteva tentare di tutto. Si allontan di qualche passo per pensare, sedendo su una panca e poggiando i gomiti su un tavolo dove ardeva una candela di sego.
Per prima cosa, avrebbe dovuto raddoppiare la guardia alle fortificazioni della dimora dei Pucci; avrebbe organizzato una ronda per le vie dei bottegai, prevenendo le rappresaglie dei mercenari di Filippo che, senz'altro, avrebbero dato una risposta forte al lancio di pietre dei popolani. Doveva fare tutto in fretta.
Si rivolse a una guardia: Non muoverti di qua. Indic Ruggero disteso. E difendilo anche a costo della vita intim.
Agli ordini, signore. Un Biancoverde non teme di perdere la vita se la causa ne  l'onore fu la risposta secca e marziale.
I presenti ammutolirono all'udir tali parole. Che fossero bastate delle tuniche a consolidare gli spiriti di quegli uomini d'arme?
Bastiano attese qualche attimo, poi sfil davanti a tutti. Gli altri con me!
Uscirono dalla casa del medcus come furie. Bastiano salt in groppa al cavallo come se avesse volato, altri due fecero la stessa cosa. I fanti rimasero in attesa di ordini, che non tardarono ad arrivare. Tra di essi vi era il giovane Giacomo, con le gambe che faticavano a tenerlo ritto a causa dell'angoscia.
Voi pattugliate le vie dei bottegai. Per tutta la notte. Non tralasciate nessuna stranezza. Gli sgherri di Filippo sono molto abili a tendere agguati. Al sorgere del sole riceverete il cambio.
I soldati si accordarono tra loro, mentre Bastiano e gli altri due cavalieri erano gi partiti al galoppo alla volta della dimora dei Pucci.
Ormanno non sapeva se fargli tagliare la lingua o rinchiuderlo per il resto dei suoi giorni.
Quando venne informato dei fatti accaduti nella piazza e che la causa era il comportamento sconsiderato di suo nipote, si sent mancare. Adesso s che il popolo avrebbe covato sentimenti rivoltosi nei suoi confronti: quel bastardo di suo nipote aveva rovinato e messo fine all'unica occasione per festeggiare concessa dai tempi nefasti che correvano.
Il vecchio girava nell'ampia sala con le mani dietro la schiena, gli occhi iniettati di sangue per la collera.
Lapo Cancellieri se ne stava ritto vicino al dipinto che ritraeva il pontefice Giovanni XXII vestito di ermellino e porpora. Con gli occhi seguiva il nervoso camminare del Capitano del Popolo. Snervato e irritato, decise di dire la sua: Se non subir una punizione esemplare, il popolo nutrir dell'acredine verso di voi, che rappresentate l'autorit. La vostra parentela far crescere i sospetti di favoreggiamento. Non possiamo permetterci le animosit della gente in questo periodo, con i lucchesi alle porte.
Il vecchio si volt verso di lui annuendo. Il volto tirato, le labbra serrate.
Quel verme. Aggredire quel cavaliere per una sgualdrinella... come se non avessimo abbastanza problemi da risolvere. Riflett un po', poi chiese: Lo ha ucciso almeno?.
Lapo alz le spalle. Non lo sappiamo. I Biancoverdi lo hanno portato dal medicus. Sono ancora chiusi l dentro a quanto ne so.
Ormanno si avvicin al suo capitano della guardia. I suoi occhi lo fissarono fino a quando giunse a un passo da lui. Biancoverdi avete detto?
Il Cancellieri parve non comprendere. Si limit a fare segno di no con il capo.
Sono cos entrati nella leggenda da venir chiamati Biancoverdi adesso? lo incalz Ormanno.
Indossano tuniche per met bianche e per met verdi. Al centro hanno uno stemma, un cervo che...
Tacete! url Ormanno. Tacete! Non voglio udire altro per il momento. Andatevene... Fece un segno di congedo con la mano.
Lapo Cancellieri salut in modo marziale e abbandon la stanza.
Il vecchio sedette su una sedia dallo schienale alto, da cerimonia. Intrecci le mani anellate e inizi a pensare al da farsi.
Fuori, un tuono squarci il silenzio in cui era piombata la sua dimora. Il tempo stava peggiorando. Una brezza gelida inizi a sferzare le ripe e i vicoli di Pistoia e nubi basse la avvolsero. Quando la pioggia inizi a cadere, era gi notte inoltrata.
Una cornacchia se ne stava appollaiata su un gancio, cercando di proteggersi dall'acqua che cadeva incessante. Accanto a essa era appesa, a imputridire, la testa di un uomo che era stato processato per blasfemia. Gli occhi, ormai vitrei e grigio cenere, fissavano la piazza, distanti dal mondo dei viventi. Del muco giallastro colava dalla bocca. Grossi topi cercavano di arrampicarsi, attratti dall'olezzo che essa emanava.
L'insegna di una locanda cigolava oscillando.
Ad accompagnare quell'unico suono era il grugnire di uno dei maiali lasciati liberi di circolare entro le mura affinch si nutrissero dei rifiuti degli abitanti.
Nella casa di Martino de' Vigiseldi il fuoco ardeva vivace: una dozzina di candele rischiarava la stanza.
Isotta e Isadora gustavano della focaccia inzuppata nell'olio, incuranti del vento che scuoteva le imposte chiuse. L'armigero dei Pucci sedeva sonnecchiando appeso alla sua lancia. L'elmo, slacciato, stava quasi per cadere a terra.
Il medicus esaminava le ferite di Ruggero. Di tanto in tanto, diceva cose tipo della calendula... oppure ... olio caldo e menta, se non magari decotti di radici, ma erano dei rimedi che suggeriva a se stesso pi che una vera conversazione.
Il locandiere Leonardo poggi le mani sulle spalle di Isotta.
Venite via adesso. Vostro padre sar preoccupato per voi... a quest'ora avr saputo cosa  accaduto. L'apprensione di un genitore  assai gravosa per un cuore gi provato come quello
di Maffeo.
Isadora fece segno di aver capito e si alz per prima. Sua sorella si avvicin a Ruggero febbricitante, e lo baci sulle labbra. Poi mise il mantello e si avvicin alla porta, dove l'attendevano per andare via.
Martino la rassicur: Mi curer io di lui. Devo attendere che superi la notte per poter fare previsioni. Se non sorgeranno suppurazioni, avr speranza.
Isotta gli si fece incontro aprendo una sacchetta che teneva alla cintola, accanto al fodero di un piccolo pugnale.
Martino de' Vigiseldi le ferm le mani. No, no per carit... non voglio denaro. Cercate di stare tranquilla adesso... andate.
I cavalli erano allineati. I soldati sopra di essi indossavano le corazze e tenevano gli elmi gi calzati.
La bestia di Lapo Cancellieri venne tenuta ferma da un palafreniere fino a quando lui non vi sal in groppa.
Cal il nasale sul volto e fece segno al resto del drappello di seguirlo. Nonostante la pioggia battente, si addentrarono nella ripa di Catilina scendendo fino al fiume. Seguirono le sue sponde fino al cospetto della dimora del vescovo.
Una sentinella si avvicin al drappello e con la torcia illumin il volto di Lapo, dunque la agit facendo il segnale concordato, cos le guardie alle mura aprirono la porta lasciandoli entrare. Lapo venne accolto da Lotario, il cerimoniere, che lo condusse al cospetto del proprio signore.
Sotto una serie di volte sorrette da pilastri a fascio si ergeva la figura del vescovo Ildebrando, che guardava verso di lui. Al suo fianco c'era l'inquisitore delegato dalla Chiesa, il noto Giovanni da Siena. Il suo nome era temuto in ogni angolo della cristianit. I suoi processi e le torture a cui era capace di sottoporre gli sventurati imputati erano ricordati come qualcosa di nefasto. Si diceva che avesse acquisito cos tanto potere da essere temuto perfino dallo stesso pontefice.
Un messo aveva annunciato il vostro arrivo. Dunque, cosa avete da dire? chiese Ildebrando.
Lapo si avvicin e baci l'anello sulla mano guantata di bianco.
Vostra grazia, il mio signore, il Capitano dello Popolo, chiede di intercedere per suo conto verso i fedeli.
Il vescovo chin la testa sulla spalla, curioso e divertito da quella insolita richiesta. Dopo ci che era accaduto al messo papale inviato da Avignone, la cui fine era ancora avvolta da un assurdo mistero, a causa del quale papa Giovanni XXII aveva promesso rappresaglie, i rapporti con le autorit cittadine si erano un po' raffreddati. Cosa mai era venuto a chiedere il vecchio abate Ormanno?
Continuate... vi ascolto lo esort.
Suo nipote ha assalito il giovane cavaliere che proviene dalla Terra Santa. Abbiamo appreso che un medicus lo sta curando per le ferite che gli sono state inferte. Tuttavia non sono le sole notizie di cui siamo venuti a conoscenza...
Anche Giovanni da Siena adesso mostrava attenzione al racconto.
Indossava una stola bianca con ricami rossi e aurei. I capelli erano bianchi e ricadevano sulle spalle in boccoli vaporosi. Una grossa collana culminava con una croce d'oro incastonata di pietre preziose blu e rosse.
Lapo Cancellieri riprese a parlare: Parrebbe che in realt quel Ruggero da Suio altro non sia che un Ospitaliere fuggito dal suo stesso priorato. Un disertore insomma. Lui stesso non fa segreto di aver militato in quell'ordine cavalleresco.
Un traditore dunque... mormor Giovanni da Siena, assaporandone il seguito.
I popolani si mostreranno ostili alle autorit dopo ci che  successo, come immagino sappiate gi... guard sia il vescovo che l'inquisitore. Apprezzano quel cavaliere. Con finti proclami, atti a ingannare lo popolo nostro, si mostra loro come una sorta di protettore, mettendo in ombra finanche la vostra generosissima autorit.
Ildebrando mostr un'aria di stizza. Cosa chiede il vostro signore, dunque?
Nella messa di Pasqua, nella vostra omelia, cercate di valorizzare il prestigio dell'autorit cittadina e il mio signore ve ne sar molto riconoscente. Questo  il suo messaggio.
L'espressione del vescovo diede a intendere al messaggero che si aspettava qualcosa di pi.
Lapo sorrise prima di proseguire: Non si tradisce forse anche l'Altissimo quando si diserta da un ordine cavalleresco?.
L'inquisitore si strofin le mani. Stava per dire qualcosa, ma si ferm.
Il vescovo alz la mano per zittirlo, anticipandolo: La richiesta adesso  pi esplicita dunque. Ma sia chiaro, l'autorit degli uomini non superi mai quella conferita direttamente dal Signore! Inginocchiatevi e pentitevi.... Indic il suolo con il dito ornato da un anello su cui era incastonato un topazio.
Il Cancellieri si vide costretto a inginocchiarsi. Era infuriato. Poggi una mano al pavimento e l'altra sul ginocchio. Il fodero della sua spada cozz in terra. Si trattava di un gesto dimostrativo. Un chiaro messaggio da riportare al suo padrone, il Capitano del Popolo. Guard il vescovo con rancore, lo stava sottoponendo a un vero e proprio atto di sottomissione.
Non lascer impunito il tradimento dell'Ospitaliere concluse Ildebrando, ostentando tutta l'autorit di cui godeva.
Lapo Cancellieri si rialz, uscendo dalla sala mostrando una gran fretta di defilarsi da quella situazione.
Usc dalla porta del palazzo vescovile al galoppo, seguito dal suo drappello. L'ultimo del cavalieri reggeva un vessillo che sventolava, cos lungo che la punta sfiorava il lastricato della strada.
L'alba di quel giorno giunse quasi inaspettatamente. Parve che la citt fosse stata sorpresa dalla luce del sole appena la pioggia smise di cadere e le nuvole si diradarono. I tetti bagnati riflessero la luce.
Isotta era tra le braccia del padre, che cercava di rassicurarla dicendole che tutto sarebbe andato bene. Isadora aveva ceduto alla stanchezza e dormiva su una sedia accanto al focolare.
Maffeo, invece, tradiva una certa preoccupazione. Lanci un'occhiata alla sua merce, rotoli di stoffa e drappi che giacevano negli scaffali e sulle mensole.
Il medicus avvicin l'orecchio al viso di Ruggero, constatando che ancora respirava, seppur in modo affannato a causa della febbre alta. Tuttavia era fiducioso: era un ragazzo forte, dal fisico forgiato dalle privazioni e dalla guerra. E pareva non voler ancora raggiungere l'Onnipotente.
Bastiano stava ritto sulle mura della dimora dei Pucci. Aveva fatto rapporto al vecchio Agostino, che era stato a sentire colmo d'angoscia.
Aveva raddoppiato la guardia e teneva pronta una riserva in caso di attacco. Una pattuglia girava in citt, a vigilare sulle case e sulle botteghe di chi aveva appoggiato o solo incoraggiato la causa dei Biancoverdi, come ormai venivano chiamati tra le mura cittadine.
Il timido sole che, piano piano, avanzava scacciando il buio scaldava la sua corazza e l'elmo col nasale. Cosa sarebbe accaduto? Certamente i Tedici avrebbero ordito vendetta, ma quando avrebbero attaccato? E in che modo?
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FINE Parte 2.